[Cronache] Le notti dai lunghi artigli – Session 6

Session Six

«Andiamo.» La voce di Ivan è perentoria, mentre Selene mi lancia un’occhiata preoccupata. Squoto le spalle, tocca a me risolvere la questione “diplomatica”, lei meglio che si occupi di organizzare un’azione di recupero del Ductus.
Mentre mi allontano lungo il corridoio mi soffermo a pensare a quello che ha detto Richard. Tutto sommato non dovrei essere in così grossi guai. Eppure l’espressione di Ivan mi preoccupa alquanto.
Apre una porta, facendomi cenno di entrare. E’ la sala dove, qualche notte prima, si era rinchiuso e che ha eletto come suo studio provvisorio.
Entro nella sala, dove tutti i mobili sono stati accantonati vicino alle pareti, per lasciare un ampio spazio in mezzo alla sala. Ivan si accomoda su una poltrona, osservandomi nella sua aria composta ed elegante. Dopo un lungo minuto di silenzio comincia l’inquisizione, in toni molto pacati «Bene… Anzi, male Samara. Mi vuoi spiegare cos’è successo ieri notte da portarci a costituire un patto momentaneo con i mannari?»
Deglutisco per schiarirmi le idee, mero riflesso di quella che era un’abitudine di un passato da umana. «Reverendo, ti porgo le mie scuse. La mia azione “solitaria” è stata necessaria.» mi soffermo un attimo, mentre cerco nella mente le parole giuste, anche se temo non ci siano parole giuste, ma solo parole giustamente fuorvianti. Un lieve sorriso che esprime la mia finta sicurezza poi proseguo «Quando sono tornata al paese mi è stato detto che Richard mi aveva cercata. Così ho deciso di sentire cosa volesse. Mi ha chiesto di riportargli la testa del vecchio capobranco. Li per lì non avrei voluto, Reverendo. Ma poi ho pensato che sarebbe stato un buon modo per eliminare, almeno temporaneamente, il problema dei mannari.»
Ivan inarca un sopracciglio perplesso, sollevando una mano a sfiorarsi il mento «E spiegami, Samara, perchè non hai esposto il tuo piano a tutto il branco?»
Bella domanda. Perchè? Rapida cerco una via di fuga, un’idea «Reverendo… la testa era custodita da Bronach Daimon, fratello di Morgana Daimon, Vescovo ultraconservatore della Libera Città di Parma. Credi forse che avrebbe infranto le tradizioni e, per una volta, calpestato l’orgoglio della famiglia Daimon, scendendo a patti con i mannari?»
Spero che i miei argomenti lo convincano. Ma non ho centrato del tutto il bersaglio, difatti Ivan replica un po’ scontroso e diffidente «Certo, su questo non posso darti torto… ma perchè non informare noi? Il tuo Branco?»
Porto le mani dietro la schiena, intrecciando le dita, mentre in piedi, in mezzo a quell’enorme sala lo fisso sollevando un sopracciglio «So che c’è un legame molto stretto tra il nostro Branco e il Branco da guerra del Vescovo Daimon, i Mietitori. Non avendo mai avuto la possibilità di avere maggiori informazioni, ho pensato, se in buona o cattiva fede decidilo pure tu, che anche il nostro Reverendo e il nostro Ductus, non avrebbero mai accettato un’opzione simile. Quindi ho agito.»
Un sorrisetto, mentre mi fissa, come ponderando, sembra quasi volermi dire “Giochi bene con le parole, ma stai attenta…”, lo vedo osservare il vuoto, al mio fianco, attento, come se stesse ascoltando qualcun’altro parlare, poi annuisce tornando su di me «Va bene, Ti concederò il beneficio del dubbio. Ma c’è un’altra cosa che mi lascia perplesso… » Ancora una volta si strofina il mento «Che fine ha fatto il resto del contenuto della cassaforte? Perchè portare via tutto?»
Mi coglie di sprovvista. Come fa a sapere cosa fosse contenuto nella cassaforte?
Ma non faccio una pausa troppo lunga, potrebbe tradirmi la mia incertezza, una scusa qualsiasi, basta che sia una scusa e non un silenzio «Ho pensato che se la cosa avesse dovuto andare un po’ per le lunghe e Bronach avesse guardato nella sua cassaforte, sarebbe stato meglio se avesse pensato che fosse stato un furto ben organizzato, ed io avrei avuto il tempo necessario per portare a termine le… trattative. Non mi aspettavo certo che Richard si facesse vivo stanotte stessa.» alzo le spalle in un gesto svogliato, mentre Ivan mi scruta attentamente. Sembra valutare la situazione, ma leggo chiaramente sul suo viso che la mia credibilità ha perso parecchi punti: pazienza.
Infine annuisce: «Va bene Samara, voglio concederti il beneficio del dubbio, ma da adesso in poi non farai niente che non ti sia ordinato da me in persona. Non voglio altri colpi di testa che potrebbero causarci problemi.»
Annuisco: «Va bene Reverendo.» il mio tono si fa distaccato e un po’ irritato agli ordini che mi vengono impartiti. Rimango immobile aspettando che esca dalla sala. Rimango immobile anche dopo che lui se ne è andato. Non mi muoverò di un millimetro fino a che lui stesso non mi dirà cosa devo fare. Passo la notte in piedi, immobile ad osservare ogni millimetro di quello che mi si trova di fronte, incurante degli scherzi e delle battute di Mario e Garth, incurante anche di Selene la cui unica osservazione è così pungente da infastidirmi un poco «Permalosa eh?». Lo so che lei non lo ha detto con cattiveria, ma ho i nervi a fior di pelle, c’è in gioco la mia non vita qui, e io vorrei evitare la Morte Ultima per una cosa così infame almeno per qualche altro secolo. La sofferenza, il dolore, non mi fanno paura, ma la fine della mia “esistenza” mi impensierisce un po’.
E così passa la notte, mentre gli altri si organizzano per andare a recuperare Fandango.
La notte seguente mi trova ancora in piedi al centro della sala. Dopo qualche ora dal tramonto sento la voce di Ian, che è tornato dal suo viaggio. Ivan entra nella sala, seguito dallo zanzarone, mi guarda storto: «Samara, puoi uscire? devo parlare con Ian.» lascio la camera in silenzio. Me lo ha detto lui che potevo uscire… controllo di non essere seguita e corro da Braden, sperando che lui abbia l’oggettino che mi ha messa in tutti questi bei casini.
Lui mi fa un sorrisone infantile «Certo che ce l’ho!» mi mostra il cammeo, poi gli chiedo di nasconderlo all’esterno della Magione, in un posto facilmente raggiungibile. Lui scappa fuori, contento come un bambino a cui sia stato regalato un giocattolo nuovo. Torno sui miei passi, ponendomi di fianco alla porta dello studio ed ascoltando cosa stà succedendo all’interno. Pare che la stora dell’infernalista sia stata solo un grosso equivoco e che Bronach tornerà alla Magione tra meno di ventiquattro ore. Sbuffo e attendo, mentre dall’interno mi giungono frasi sconnesse, partorite dall’arida mente di Ian. Cose del tipo: «Ma oh! Tu mi sei mandato!!». Tremendamente comico. Faccio fatica a trattenermi dallo scoppiare a ridere. Dopo diversi minuti Ian esce come un indemoniato dalla stanza, seguito da Ivan. Lo vedo camminare a passo marziale per il corridoio, urlando come un ossesso: «Bradeeeeeeeeeeeeeeeeeen! Dove c***o seiiiii!!! Fatti trovare brutto gatto spelacchiato che ti apro in due!!»
Accorrono Braden, seguito da Selene, mentre Ivan si pone sulla soglia a braccia conserte, con un sorriso sarcastico sulle labbra.
Ian è furioso «Bestiaccia, chi ti ha dato il permesso di andare da Richard?? Sei sotto la mia tutela, quindi fai quello che ti dico io!»
Braden si schiaccia, intimidito, la vocina si fa lieve e timida: «Ma io mi stavo annoiando e…»
Ian lo fulmina con uno sguardo, prendendolo per il collo «Silenzio! Adesso le prendi!»
Selene si getta in mezzo, cercando di togliere la mano di Ian dalla gola di Braden, la voce minacciosa «Ian, non puoi attaccare uno del branco!!» ma le sue parole e il suo tentativo è inutile, perchè lo zanzarone sembra alquanto deciso: «Braden non fa parte del branco… non ha fatto la voulderie…» sibila tra i denti, mentre comincia a trascinare Braden, che protesta come un indemoniato, verso l’esterno. Selene rimane perplessa, solleva le braccia, il tono più calmo «Ah… vero… Braden mi dispiace…»
Non rimango oltre ad osservare la scena, entro nello studio di Ivan, rimettendomi ferma al centro della sala. In attesa di ordini, mentre sento Ivan accingersi a prepararsi a tornare a Mantova.
E la notte prosegue, nel caos provocato da Ian e Braden che si pestano fuori dalla Magione.

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