[Cronache] Le notti dai lunghi artigli – Session 5

Session Five

Ho un risveglio traumatico.
Bronach Daimon arriva come un indemoniato, urlando di alzarsi e di sbrigarsi.
Sotto shock per il brusco risveglio mi sollevo a sedere, guardandomi attorno e notando che anche gli altri sono un po’ scossi.
Sicuramente meno di me, Selene e Braden… li cerco con lo sguardo nella stanza. Selene sembra comunque piuttosto tranquilla e Braden… Braden? Dov’è Braden?
Mi prende un accidente nel vedere la sua branda vuota, e mi prende un doppio accidente quando sento Ivan sbraitare contro Ian: «Insomma si può sapere dov’è finito Braden? Ian, lo sai che è sotto la tua responsabilità!! Se mi ha combinato qualche casino non ve la faccio passare liscia, mi hai capito??» Ivan punta il dito contro il Gangrel, nervoso ed irritato, mentre quest’ultimo lo guarda insofferente, quasi scocciato: «E che ne so io? Mi sono svegliato adesso come te…»
Ed in effetti il povero Ian non può sapere dov’è finito Braden, come non ne sono sicura nemmeno io.
Pensano che noi vampiri siamo esseri senza sentimento.
In effetti, per certi versi è così… ma a volte tracce di sentimenti e sensazioni possono rimanere impresse in noi… ed è così che nasce la preoccupazione. Un leggero formicolìo sotto la pelle.
Bronach ci esorta a sbrigarci a seguirlo, mentre s’infila un giubbotto antiproiettile. Ne osservo il fisico, minuto, le braccia robuste… Un fisico un po’ strano per un uomo, ma la cosa che colpisce di più è la cicatrice che ne segna la schiena e parte del fianco, come se fosse stato conficcato qualche cosa nel suo corpo e gli avesse procurato grossi danni. Perchè sono poche le cose che possono lasciare il segno sul corpo di un vampiro: la luce del sole, il fuoco, l’acqua santa o una corce, purchè colui che abbia impartito le proprie benedizioni fosse dotato di vera fede… e, credetemi, di questi tempi è davvero difficile trovarne.
Ho sentito alcune storie, sulla famiglia Daimon, ma credevo fossero stupide leggende, da ascoltare e dimenticare… ma pare che non sia così. Mi rammarico di essere stata così stolta nella mia giovinezza di Neonata per aver dimenticato certe cose.
Ivan guarda il nostro protetto perplesso: «Che succede?»
Bronach solleva lo sguardo su di lui, con un sorrisetto tra il maligno e l’esaltato: «Signori, si va a caccia di mostriciattoli.»
Ivan scuote il capo, ma Fandango sembra esaltato, cominciando ad impartire ordini: «Selene, le tue pistole sono cariche? Ian, sgranchisciti le braccia… Mario, la tua lama ha voglia di sangue?» Si sofferma su Garth: «E tu, zingaro, prepara i tuoi trucchetti illusori… e il tuo fucile, naturalmente! Samara…» La mia pelle si stà già lentmanete mutando, divenendo verdastra e squamosa, mentre la lingua di seprente scivola maligna tra le labbra. Fandango annuisce, mettendosi a tracolla le sue armi e ci rivolge un sorriso soddisfatto. Si rivolge a Ivan chiando appena il capo: «Reverendo Ivan “Drako” Kubilny… impartiscici la tua benedizione…» un sorrisetto sarcastico nell’osservare Ivan, che finisce di agganciare le sue lame gemelle dietro la schiena.
Ivan annuisce, osservando per un istante Bronach, che se ne stà rispettosamente in silenzio, in paziente attesa, il rispetto che incute un Reverendo è dovuto al suo carisma, alla sua fede nel Libro di Nod, la Bibbia dei vampiri.
Con voce chiara e solenne pronuncia poche parole: «Figli di Caino, è ora di dimostrare al Sabbat che siamo degni di schierarci tra le sue fila, di combattere e morire per esso. Prima di andare consolideremo i nostri legami ancora una volta. Sarò rapido, perchè non c’è tempo da perdere…» un sorrisetto nell’osservare l’espressione smaniosa che Fandango e Selene, in particolare, hanno in viso. Il servo di Bronach gli porge una coppa ed un pugnale. La lama balena sulla pelle del polso di Ivan, lascinado scorrere cremisi gocce di sangue nella coppa. «… versate il vostro sangue per dimostrare la vostra devozione al Sabbat e al vostro Branco.» porge il pugnale a Fandango, mentre il servo, a capo chino si sposta, avvicinandoglisi in riverenziale silenzio, porgendo la coppa, per raccogliere il suo sangue. Fandango si taglia, e così facciamo tutti, tranne Bronach, che non fa parte del Branco. Dopodichè il pungale viene fatto sparire e la coppa finisce tra le mani di Ivan che la solleva: «Alla salute, figli di Caino!» un sorso di quel sangue, poi la coppa passa tra le mani di tutti, per primo Fandango, per ultimo Mario, che esita nel riconsegnare la coppa al servo, come se stesse lottando con una strana frenesia di bere altro sangue.
Fandango solleva un pugno e dalla sua gola esce un ruggito esaltato: «Gloria ai Black Wolves!» il branco urla e ulula, io compresa, anche se non è tradizione Camarillica esaltarsi così prima di una battaglia, non è nemmeno abitudine Camarillica legarsi agli altri bevendo il loro sangue, ma questo è l’ingrato dovere di chi s’infiltra, come me e Selene.
Il rito è concluso. Bronach, fratello di un vescovo ultraconservatore, sorride compiaciuto, mentre esce dal portone principale nell’aria fredda e pungente della notte. Lo seguiamo. M’infilo il fucile anestetizzante a tracolla e imbraccio la mia balestra, uscendo per ultima, mentre ancora mi chiedo dove c***o può essere finito Braden.
Seguiamo la stradina verso il bosco, dietro alla Magione, attraversando un lungo ponte di pietra, circondati dai rumori della sera e dall’oscurità crescente.
D’un tratto Fandango e Ian si fanno più prudenti, facendo cenni a tutti di prestare attenzione. Viene istintivo tendere le orecchie ai rumori, notando una differenza lieve, ma alquanto significativa; il bosco diventa d’un tratto sempre più silenzioso attorno a noi, ed infine il rumore di passi giunge alle nostre orecchie.
Tranquillo, senza nascondersi, la figura di Richard comincia a materializzarsi dal folto del bosco, affiancato da una figura più minuta… sento Ian ringhiare leggermente. Lui vede molto bene al buio, una delle sue doti da vampiro glielo consente…
Mi ritrovo ad osservare Braden, che con aria contrita alza una manina per salutare. Mi vien da dire: “Ma che c***o saluti deficente!” ma me lo tengo per me, limitandomi a guardarlo male. Lui alza le spalle in risposta.
Alcuni mannari compaiono ai lati della strada, ma non sembrano feroci, questo però non sembra interessare nè Bronach, nè gli altri componenti del Branco, eccetto me e Selene che ci lanciamo un’occhiata d’intesa.
Il primo a muoversi è proprio Bronach, allungando le sue ombre verso i mannari. E’ uno spettacolo inquietante per chi non l’ha mai visto. Le ombre diventano “vive” e cominciano a strisciarti viscidamente addosso, stringendoti, nonostante la loro sembianza inconsistente.
Fandango imbraccia il fucile, cominciando a sparare. Mossa stupida, ma l’unica mossa che mi sarei aspettata da lui. Non per i proiettili, che comunque sui mannari fanno i loro porci danni, ma per il rumore che l’arma fa.
Selene si lancia addosso a Braden, ci siamo capite al volo, deve portarlo via. E così è, con un balzo lo toglie dalla traiettoria delle armi da fuoco degli altri, gettandosi in mezzo al bosco. Garth fissa con astio i mannari e questi sembrano rimanere di stucco, come se vedessero qualche cosa che a noi sfugge. Avrà usato un qualche tipo di illusione su di loro… è molto abile in questo.
Mario si porta davanti a Bronach, proteggendolo con il proprio corpo, menando fendenti a una velocità impressionante, con un wakizashi che porta legato sulla schiena, a cui pare molto affezionato e che non abbandona mai in giro incustodito. Un mannaro cade al suolo, privo della testa, mentre un altro barcolla, quasi allo stremo, sotto i colpi del fucile di Fandango.
Richard rimane impassibile, mentre alza la voce che riecheggia nel buio: «Buonasera ragazzi. Ivan, Samara…» china il capo in segno di rispettoso saluto verso di noi «Potremmo fermare la sparatoria e parlare?»
Ivan alza le braccia, tuonando: «Fermi tuttiiiii!!»
Io che non mi son mossa nemmeno di un millimetro sbuffo, appoggiando la balestra sulla spalla, Fandango smette di sparare, Mario rimane sulla difensiva, davanti a Bronach. Richard si fa avanti, con il suo solito modo di fare un po’ strafottente: «Bene, così va meglio.» Incrocia le braccia al petto, osservandoci uno ad uno, il tono è stranamente serio, per lui «Ho una proposta da farvi. Avrete notato che ci sono creature interessanti che si aggirano per questi picchi ultimamente… ebbene, queste creature sono dannose per voi, come lo sono per noi. Ma da soli non abbiamo speranze di sconfiggerle.» una breve pausa enfatica. Da quando Richard è diventato così bravo con le parole? Ma un’idea mi s’insinua nella testa, mentre mi torna in mente quello che gli ho scritto nella missiva… un brivido lungo la schiena: “C***o, vuoi vedere che ora lo str***o, mi frega? Bella ricompensa…” Decido di rimanere in silenzio, correndo il rischio che quel dannato mannaro scopra Braden, Selene e me.
Richard incrocia le braccia al petto: «Il nemico del mio nemico è mio amico. Propongo un patto di non belligeranza, signori.»
Rimaniamo tutti sorpresi ad osservarlo. Infine Bronach prende la parola: «E chi ti da il diritto di parlare per i mannari? A quanto mi risulta siete senza un Capobranco…» il tono di sufficenza viene smentito da un lampo d’incertezza negli occhi del vampiro.
Una risata divertita, quasi un ululato quello che esce dalla gola di Rich, dalle parole che pronuncia trasuda orgoglio «Sbagliato, sono io il nuovo Capobranco.» estrae dalla tasca un oggetto, tenendolo per una catena, un ciondolo che ho già visto da qualche parte. Spalanco gli occhi, quando vedo il pentacolo bianco che gli avevo chiesto di custodire. Mi sfugge un ringhio di frustrazione.
Poi continua il suo discorso: «Ed ora non hai più nemmeno il tuo trofeo…»
Ivan spalanca gli occhi e si rivolge a Bronach, irato: «Infernalista!»
Fandango e Ian si precipitano a bloccare Bronach, appena pronunciata l’accusa del loro Reverendo, encomiabile. Il mannaro sogghigna, rivolgendosi verso Ivan: «Allora, vi va l’accordo? Noi ci occuperemo dei grifoni, voi delle garguglie… e quando tutto sarà finito potremo tornare ad occuparci dei nostri screzi personali…»
La proposta suona accattivante e abbastanza equilibrata, ma Ivan lo osserva dubbioso: «Cosa ti ha convinto a proporre questo patto?»
Impreco tra me e me, so che adesso mi troverò nella m***a, e così è.
«Mi è stato riconsegnata la testa del nostro vecchio Capobranco… insieme a questo simpatico oggettino…» mi lancia un’occhiata, poi il ciondolo tintinna quando viene lanciato a Ivan «Reverendo, credo che questo possa essere di tuo interesse.» il tono ironico.
Ivan afferrà la catena con una mano, osservando il ciondolo, quindi annuisce: «Va bene. Patto accettato.» Si acciglia nel girarsi ad osservarmi un attimo «Con te facciamo i conti dopo.»
Lo fisso, sollevando un sopracciglio, poi annuisco. Che posso dire? Il silenzio è la soluzione migliore per il momento.
Ivan si avvicina a Bronach, lo sguardo schifato, ma noi tutti sappiamo che è solo una maschera. Ne esamina il volto impassibile, quindi mostra il medaglione «Ebbene, Bronach Daimon, dovrete spiegare al Vescovo Nazel la presenza di questo in casa vostra. Siete accusato di infernalismo.» Un cenno della mano a Ian «Portalo più in fretta possibile dal Vescovo.»
E mentre Fandango blocca Bronach, che comunque non pare assolutamente preoccupato, Ian estrae le sue ali. Due enormi ali demoniache.
Uhuuu…. spiegami queste al Vescovo… Mi viene da ridere alla faccia frustrata di Ivan e all’espressione sconvolta di Bronach. Comunque Bronach viene impalettato e Ian se lo carica in spalla, pronto ad avviarsi verso Mantova in volo.
Poche ora di volo, per lui.
Il rumore che abbiamo fatto fin’ora però sembra aver richiamato l’attenzione delle garguglie, che scendendo a sorpresa in picchiata e colpiscono Fandango. Una di loro infila i suoi artigli nelle sue spalle, allontanandosi in volo, trascinandoselo dietro, tra urla di disprezzo, rabbia e dolore.
Un’altra si getta a capofitto, ma viene ferita e atterrata dalle lame di Mario e da un colpo ben inferto alla schiena da Selene, che, spuntata dal bosco giusto in tempo si getta addosso alla garguglia già ferita.
Un coro di voci basse e gracchianti si allontana quando la luce dell’alba spunta da dietro i picchi. Una luce strana, poichè la direzione non sembra quella corretta, ma non mi soffermo a pensarci fino a quando non mi sono rifugiata all’interno della Magione, quando sono all’oscuro e i miei occhi sensibili sono al sicuro.
E’ un’illusione, quell’alba, creata da Garth. Ancora una volta mi stupisco di quanto le sue facoltà illusorie siano potenti.
Vengo raggiunta dagli altri, mentre Ivan mi guarda severmente «Samara, vieni con me. Mario, Garth, prendete Lady Augusta e rinchiudetela in una stanza, non fatele del male.»
Non si cura di Selene, che si stà trascinando in casa, tenendo Braden per la collottola, il quale tiene le mani piegate inoffensivamente come due zampe da gatto in una scena alquanto comica…
Ma non è comica per niente l’occhiataccia di Ivan, e posso capire il perchè.

Precedente [Cronache] Le notti dai lunghi artigli - Session 4 Successivo [Cronache] Le notti dai lunghi artigli - Session 6

Benvenuto Figlio delle Tenebre, vuoi lasciarci un commento?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.