[Cronache] Le notti dai lunghi artigli – Session 4

Session Four

Ci svegliamo per l’ennesima notte, dopo il nostro arrivo. Non c’è molto da fare, se non controllare bene i corridoi, controllare che non ci siano telecamere con nonchalanse. La notte passa tranquilla, mentre Fandango e Selene lucidano le loro armi, Mario e Garth fanno qualche prova per i loro spettacoli illusori, per quali sono diventati famosi, ed il Reverendo se ne stà chiuso in una camera a parlare da solo dopo che gli ho consegnato uno strano anello trovato nello zaino di una loro conoscenza, una certa Anita Blake, una necromante.
Verso l’alba sentiamo grattare la porta, poi qualche pugno e qualche protesta: «Apriteeeeee! Apriteeeeee!!!» La voce è tesa e stanca, ma è chiaramente quella di Braden. Accorriamo alla porta e lui ruzzola dentro, mentre le prime luci dell’alba cominciano a illuminare il cielo terso di montagna.
Lui, preso di sorpresa, rotola dentro, mentre ci affrettiamo a chiudere la porta. Mi avvicino e lo aiuto a sollevarsi, mentre lui, con il fato corto e uno sguardo decisamente affamato si appoggia a me dandomi una bella leccata sul collo «Bradeeen!!» protesto «Lo so che hai fame, andiamo, di la c’è qualcosa di gustoso apposta per te.» lui annuisce, poi sorride mostrando i suoi appuntiti canini da gatto: «Siiii, ho una fame!!» si sfrega una mano sullo stomaco in un gesto infantile: «Correre fin qui con questo zaino sulla schiena è stata un bel gioco, ma ora sono un po’ stanco…» Mi si accosta, facendo palesemente la vittima, mentre Fandango si accinge a prendere lo zaino che il giovane Gangrel ha sulle spalle.
“Giovane” per modo di dire, chiaramente… dopo 200 anni non so se considerarlo ancora giovane, ma visto che li ha passati per la maggior parte all’interno di un sotterraneo combattendo ogni maledettissima notte per rimanere vivo, direi che è ancora giovane…
Sfamiamo Braden, quindi gli concedo una notte di riposo, anche se smanio dalla voglia di provare ad aprire quella cassaforte. E vedo la stessa smania anche in Selene, alla quale faccio capire con un gesto che tutto è per la prossima notte… anzi, per la prossima mattina…
Così ci riposiamo ancora una giornata. Il sonno disturbato da qualche lontano tuono di un temporale di montagna, che durante la giornata ha imperversato, magari non facendo dormire l’umano, il servo del padrone di casa. Perfetto, alla prossima alba sarà stanchissimo e Selene, Braden ed io avremo via libera.
La notte successiva ci svegliamo e Braden e Ian vengono mandati di nuovo in perlustrazione, ora avremo sicuramente un rapporto dettagliato, visto che “collaboreranno” in due. Collaborare per modo di dire… chiaramente Zanzarone non ama la compagnia di Braden più di quanto ami la mia. Ma fa lo stesso, il Reverendo gli ha ordinato di collaborare e lui lo farà. Più volte partono imprecazioni da parte di Ian del tipo: «Stà zitto botolo!» oppure «No, non ce la faccio, adesso mi scappa il grilletto…» ma alla fine entrambi escono.
Durante la sera me ne stò in disparte, cogliendo ogni occasione possibile per pensare ad ogni dettaglio del piano. Sono decisa, so quello che voglio, anche se ancora un punto mi rode: sradicare completamente la cassaforte, rubare ciò che si trova al suo interno al completo o rubare solo ciò che mi è necessario?Non importa, quando sarò davanti alla cassaforte deciderò cosa fare.
Nel mentre devo cercare di destare meno sospetti possibili e riposarmi bene. Mi spiace solo che il lavoro più pericoloso, quello di consegnare la refurtiva toccherà a Baraden.
Il piano è molto semplice.
Alzarsi quando tutti sono già a dormire e in silenzio andare nello studio di Bronach.
Aprirò la cassaforte, mentre Selene farà da palo, quindi consegnerò tutto quanto a Braden, che dovrà portarlo, prima che il sole lo bruci, nella foresta, dove potrà fondersi con la terra e riposare per tutto il giorno, tornando alle prime ombre del crepuscolo.
Speriamo che sia tanto semplice quanto efficace.
Ho avvisato Selene del piano, ma Braden ancora non sa nulla. Lo lascerò andare a dormire, poi lo sveglierò e gli spiegherò ogni cosa.
Intanto attendo che torni, per vederne le condizioni.
Ian e Braden tornano, ormai la notte è quasi finita, ma loro sono entrambi in perfetta forma.
Le notizie che portano però sono scoraggianti.
Quattro Grifoni adulti e due cuccioli, più un branco, di numero imprecisato di Garguglie.
I nidi sono posti su due picchi, e pare che non si attacchino a vicenda, come sotto l’effetto di una sorta di “patto”. Ma presto anche noi avremo il nostro, di patti.
Peccato non poterne parlare subito con Ivan, altrimenti perderei l’occasione di svuotare la cassaforte…
Vanno tutti a dormire, anche l’umano. Come previsto è troppo stanco per resistere più di noi al sonno.
Anche se, lo ammetto, faccio fatica a rimaner sveglia. Con uno sforzo mi alzo, avviandomi in silenzio verso Selene: «Selene sei sveglia?»
Lei apre gli occhi, annuendo con un sorrisetto sarcastico, come se non avesse fatto nessuna fatica a rimaner sveglia: «Certo tesoro.» Si alza ed entrambe ci avviciniamo a Braden. Una gli terrà una mano sulla bocca per tenerlo zitto mentre l’altra lo sveglierà. A Selene il compito di tenerlo zitto: «Braden, Braden!» Lo squoto un po’ e lui con un sussulto innaturale fa per sollevarsi, gli occhi felini che si spalancano a fissarci, mentre la mano di Selene soffoca velocemente il suo sussulto. «Buono, buono, siamo noi… ora fai silenzio, abbiamo bisogno di te.»
Lui annuisce e Selene toglie la mano. Stiamo sussurrando, ma questo sembra disturbare appena il sonno di Fandango, che muove gli occhi sotto le palpebre in nostra direzione, ma non sembra svegliarsi.
Prendo il mio borsone con gli arnesi e mi avvio fuori dalla camera, salendo al piano terra. Appena fuori dalla camera Braden comincia a tempestarmi di domande a mezza voce: «Che cosa devo fare? è una missione segretissima vero? Dove stiamo andando? Ma insomma mi vuoi rispondere?»
Mi spazientisco, ma Selene è più veloce di me. Uno scappellotto sulla nuca di Braden che si volta a fissarla in cagnesco mentre lei pone un dito sulle labbra a intimargli di fare silenzio.
In “cagnesco”… ma si può dire dello sguardo inca**ato di un mezzo gatto? Mah, poco importa. Comincio a spiegarli la situazione sottovoce: «Ora andiamo a prendere una cosa di nascosto. Poi tu dovrai portarla a Richard, giù, nel bosco. Va bene?» Braden annuisce, quindi per dispetto dà una gomitata a Selene, che, colta alla sprovvista, urta un vaso. A nulla serve la sua velocità. Il vaso si frantuma al suolo ed il rumore echeggia nel corridoio. Fulminiamo entrambe con lo sguardo il ragazzino, che ci guarda facendo una smorfa come per dire: “Chiedo immensamente perdono, sono un co****ne.”
Ci tratteniamo dal picchiarlo li per li, mentre alcuni passi si avvicinano.
Selene ci fa cenno di proseguire, mentre si china a raccogliere i cocci del vaso.
Non ci soffermiamo a guardare chi sia, ma proseguiamo lungo il corridoio, in silenzio, verso lo studio. Braden sembra esser diventato tutto d’un tratto mansueto. Non stiamo giocando, se ci prendono rischiamo di essere scuoiati da Ivan… e saremo pure immortali sotto quel punto di vista, ma sentirsi togliere la pelle di dosso fa maledettamente male lo stesso.
Arriviamo alla porta dello studio mentre la voce di Selene e di quello che pare un uomo si allontanano. Controllo la serratura, ovviamente chiusa, quindi estraggo i miei arnesi da scasso e mi metto al lavoro, mentre Braden tiene le orecchie ben aperte e controlla il corridoio innaturalmente silenzioso.
Dopo qualche minuto di imprecazioni la porta si apre verso l’interno e la stanza, oscurata da pesanti tendoni si apre davanti a noi.
Rapida entro, facendo cenno a Braden di seguirmi. Lui mi guarda, come a dire “rimango a fare il palo.” Lo guardo storto e lui entra, chiudendo silenziosamente la porta alle sue spalle. Cerchiamo per una decina di minuti, prima di trovare la cassaforte.
La osservo per un lungo minuto, quindi mi metto al lavoro su di essa. Questa volta il lavoro è un po’ più lungo, ma per lo meno, il fatto che non ci sia corrente mi permette di non preoccuparmi di eventuali allarmi sonori o telefonici.
Braden appoggia l’orecchio alla porta, ma il silenzio è totale.
Devo dire che il fatto di non respirare giova. Il rumore di un respiro potrebbe confondermi, ora come ora.
Alla fine la cassaforte si apre, rivelando il suo contenuto: una teca di vetro con all’interno l’inconfondibile testa e quattro bauletti.
Provo ad aprirli, ma il tempo comincia ad essere tiranno e Braden comincia a dare evidenti segni di nervosismo per l’alba molto imminente.
Ne apro uno, per togliermi la curiosità. Un pentacolo bianco disegnato su una piastra nera è posato sul velluto che imbottisce il bauletto.
Sono un po’ perplessa. Quello è chiaramente un simbolo infernalista. Che ci fa un ciondolo simile nella cassaforte di un Sabbatico, e per di più molto devoto, quale Bronach Daimon? Non importa. Chiudo il baule e infilo tutto nel borsone, quindi scrivo rapida un messaggio per Richard, come prestabilito con Selene.
A proposito, chissà dov’è… Ma non c’è tempo per pensare. Prendo la penna e il foglio che mi sono portata appresso apposta e comincio a scrivere:

Ciao Richiard, eccoti quello che mi hai chiesto.
Non potevo fare altro che far sparire tutta la refurtiva della cassaforte.
Custodisci i bauletti, non aprirli.
Abbiamo bisogno di aiuto.
Dobbiamo passare per il bosco, per far fuori le Garguglie e i Grifoni che lo infestano.
Si dice “i nemici dei tuoi nemici sono tuoi amici”.
Loro cacciano nei vostri territori… la mia proposta è questa:
Fai aggirare pure per il bosco alcuni dei tuoi, magari quelli meno forti, non so, vedi tu.
Dobbiamo confondere le acque con il branco, per non farci scoprire.
Facci pure attaccare.
So che hai capito quello che voglio dire, ma ora non ho più tempo.
S&S

Piego il foglio, quindi mi avvicino alla finestra, scosto la tenda e apro la finestra. Il sole stà salendo, si fa tardi. Il mio tono diventa urgente, mentre gli poso una mano sulla spalla del Gangrel, invitandolo a osservarmi e ascoltarmi con attenzione: «Ora tocca a te Braden. Porta questa roba nel bosco, Richard e i suoi pattugliano la zona, fai in modo di arrivare il più possibile vicino al loro villaggio, oltre il bosco, ma vedi di non lasciarci la pelle. Ho visto Ian fondersi nel terreno, lo puoi fare anche tu?» lui annuisce: «Si, posso farlo anche io. Ma poi?»
Sono soddisfatta, è giovane, ma le sue abilità sono ben sviluppate, non lo si può dire certo inoffensivo: «Bene, lo sapevo che potevo contare su di te. Trova un posto dove lasciare il borsone, non troppo in vista, so che loro fiuteranno quello che c’è qui dentro.» una pacca sul borsone prima di continuare «Poi, appena cala il sole torna qui, torna a letto se puoi… non farti scoprire per favore. E’ importante.» Lui annuisce, quindi sale sul davanzale prendendo il borsone e mettendoselo a tracolla. Lo trattengo per un istante: «Stai attento…»
Sono preoccupata, ma lui si volge a guardarmi e mi fa il suo solito sorrisone da bambinone prima di saltare agilmente giù e cominciare a correre a quattro zampe verso il bosco, mentre sembra quasi che il suo corpo diventi più snello, come quello di un gatto.
Richiudo la finestra, e riaccosto la tenda, proteggendomi gli occhi, il sole comincia a infastidirmi troppo e mi sento parecchio fiacca. Torno sui miei passi, rimettendo ogni cosa al suo esatto posto, chiudendo ciò che ho aperto e ripercorrendo stancamente il corridoio verso il sotterraneo, in silenzio con il timore che Selene non sia riuscita a depistare chi ci ha sentiti. Invece la trovo tranquillamente stesa a riposare. Mi corico a mia volta chiudendo gli occhi e lasciandomi andare all’oblio del giorno.

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