[Cronache] Le notti dai lunghi artigli – Session 3

Session Three

La notte seguente ci svegliamo al calar del buio, nel silenzio inquietante di quell’antica dimora.
Veniamo invitati ad un lauto pasto, costituito da una decina di umani spaventati, provenienti dal villaggio vicino, che però avranno ancora qualche ora di vita, non siamo poi così affamati.
Cominciamo ad organizzarci. Per prima cosa bisogna fare un rapido controllo della situazione, mandando qualcuno in avanscoperta. Il più adatto sembra Ian, con la sua capacità di trasformarsi in una specie di nebbia verdastra, che passa di sicuro più inosservata di persone rumorose come Selene e Fandango, o di un serpente di due metri quale potrei essere io…
Già perchè nel mese di attesa ho scoperto che con uno sforzo di volontà posso diventare un cobra di due metri… viscida e letale quanto basta direi…
Insomma, mentre Ian se ne va, come dice una delle tante canzoncine cantate da Mario e Garth durante il viaggio: “Tra boschi e valli in fior”, mentre Fandago, Selene ed io in un gruppo e Mario e Garth nell’altro, ci mettiamo ad ispezionare la villa.
Vie di fuga, punti deboli della costruzione, zone troppo “esposte”.
Mentre ci aggiriamo, il padrone di casa ci illustra il problema: «Vedete» il tono tranquillo «quello che mi crea più problemi non sono nè il branco di licantropi, giù nel bosco, nè quello delle garguglie…» Attimo di pausa.
Noi lo guardiamo perplessi, cos’altro potrebbe esserci che crea più fastidi di un mannaro o di una garguglia sfuggita al suo padrone?
I mannari, lo sappiamo, sono nostri nemici naturali, è da un’eternità che è in atto una specie di guerriglia con loro, ormai non ci si sorprende più se ci si trova circondati da un branco di lupini…
Le garguglie sono già un po’ più difficili da trovare in giro, soprattutto libere da vincoli. Le storie raccontano che le garguglie siano un incrocio tra Nosferatu, i Topi di fogna, e Gangrel, i Forestieri, un incorcio assolutamente disgustoso, che solo un Tremere, uno Stregone, può pensare di attuare. Il risultato è una creatura grottesca, orribile, ma mastodontica e con sviluppate capacità animali.
Bronach sembra leggerci in faccia la perplessità, sorride brevemente, in quell’attimo di silenzio voluto, che rende la sua dichiarazione più teatrale: «è la famiglia di grifoni.»
Fandango e Selene spalancano gli occhi, credo che se i miei non fossero coperti dagli occhiali da sole sarebbero spalancati come i loro. Il primo a riprendere il controllo è il Ductus, che con una scrollata di spalle esclama con un tono che risulterebbe fintissimo anche a un sordo: «Ah si? e cosa fanno questi… grifoni?»
Sposto lo sguardo sempre più perplesso da Bronach a Fandango, infine mi fermo ad osservare Selene, che con un alzata di spalle e un leggero diniegare del capo si volge, facendo finta di controllare la stanza nella quale ci siamo fermati.
Bronach fa una smorfia divertita verso il Ductus, quindi gli risponde con tono di sufficenza: «I grifoni, signor Mordecai, sono ritenute creature mitologiche, creature delle quali non si sentiva parlare dai Secoli Bui.» le parole echeggiano nel corridoio, mentre ci accingiamo a proseguire il nostro giro di perlustrazione. «Hanno corpo di leone e testa e ali da Aquila. Sono predatori del peso approssimativo di…» sembra fare un rapido calcolo, mentre cammina, indicandoci un’altra porta, che Selene prontamente apre per poter entrare a controllare. «Si, beh, diciamo pure trecento chili, signor Mordecai…»
Ho un attimo di esitazione nel passo, mentre cerco d’immaginare una bestia così mastodontica piombare giù dal cielo per cacciare, che so, magari un cavallo… o un lupino… l’idea mi fulmina nella mente, ma la tengo per me, ora è tempo di ascoltare i discorsi dei “grandi”. Fandango appare tranqullissimo, bel self control. Con un sorriso strafottente commenta sarcastico: «Bene, un grifone o due non sono un problema… ma dovremo aspettare il ritorno di Ian per giudicare correttamente la situazione.» Si volge per un istante verso di me osservandomi pensieroso, quindi sfregandosi il mento espone la sua perplessità: «Ian da solo ci impiegherebbe troppi giorni a perlustrare tutta la zona, abbiamo bisgno di qualcun’altro come lui…»
Annuisco. Ha ragione, il bosco e picchi circostanti sono troppi da controllare «Che ne dici se mandiamo a chiamare Braden? Se la cava bene nei boschi.»
Il Ductus continua a sfregarsi il mento ponderando la mia idea, strano come diventi improvvisamente serio quando c’è di mezzo l’organizzazione di una missione suicida come questa. Annuisce «Si, buona idea…»
Bronach ci ascolta osservandoci, quindi solleva un sopracciglio «Bene, allora prima dell’alba la accompagnerò al villaggio per telefonare. Io andrò a fare provviste nel mentre.»
Annuisco a entrambi: «Bene.»
Perfetto, avere Braden attorno, per quanto il suo fare sia da bambino immaturo, mi fa sentire più a mio agio.
La discussione verte quindi sui lupini. Il Ductus è perplesso, non capisce come Bronach possa non temerli.
«Vede, signor Mordecai, quando uno riesce ad ottenere la testa del capobranco si guadagna anche il… rispetto del branco.» un ghigno sarcastico ne deforma il viso dai tratti così fini, mentre la sua voce sottolinea la parola “rispetto”. Sbuffo, per quanto non mi stiano simpatici i lupini, ciò che quest’uomo ha appena detto è davvero sciocco. Mi merito un’occhiataccia del padrone di casa.
Anche Fandango mi guarda storto per un istante, quindi torna a rivolgersi a Bronach «Un trofeo quindi… e che trofeo…»
Mi sale automatico un commento alle labbra: “Patetico…” ma lo trattengo giusto in tempo per sentire la domanda di Fandango e la relativa risposta.
«E dove è custodita questa testa?» a domanda diretta, risposta diretta.
«Nella cassaforte, nel mio studio. Ci stavamo giusto per entrare.»
Sono esterrefatta della fortuna sfacciata che ho avuto. Ora so dov’è la cassaforte e tra pochi istanti saprò anche dov’è lo studio… quindi, saprò anche dove può essere nascosto il cammeo che cerchiamo.
Dissimulando il misto di gioia e sorpresa che mi assale seguo il Ductus, impaziente che arrivi il momento di poter telefonare a Braden.
Verso l’alba, con il benestare di Ductus e Reverendo, mi avvio con Bronach, a cavallo di un sauro, completamente nero, tanto che sembra fatto d’ombra, verso il villaggio, dove il vengo lasciata sola con un’affermazione: «A domani notte signorina Amuhi, tanto sa già la strada del ritorno.»
Perfetto. Accendo il cellulare e compongo il numero di Braden. Gli ho comprato il cellulare perchè voglio sapere sempre dove stà, ma ho avuto qualche difficoltà ad insegnargli ad usarlo.
Il telefono suona per qualche istante, poi sento il click della chiamata accettata e uno strano frusciare: «Pronto Braden? Sono io, sono Samara…» si sente una voce da ragazzino, distante «Oooooh! Ma allora sei in questa scatoletta!!» il rumore di qualcosa che struscia sul microfono… la sua lingua da gatto, immagino. «No, Braden, non leccare il cellulare tesoro. Non sono lì dentro, sono in Svizzera, ricordi? Ora da bravo, porta la scatoletta all’orecchio…» dall’altra parte si sente una voce femminile: «No, Braden, così, si tiene così!» si sente un po’ di rumore, quindi finalmente una voce mi giunge chiara dall’altra parte del telefono: «Ciao Samara, hai bisogno?» è Silesia, un’amica di Ian, ma per lo meno usa il cellulare nella giusta maniera. «Ciao Silesia. Si, ho bisogno. Dunque, dovresti mandarmi quassù Braden…»
Le spiego rapidamente cosa deve fare e dove deve mandarlo, lei si appunta su un foglio tutto quanto, mentre dall’altra parte la continua lagna di Braden non cessa con i suoi: «Ridammela, ridammela… è mia la scatolaaaa!», «Fammi parlare a me con Samaraaa! dai dai dai!!» oppure «Ma c’è anche Selene? eh? eh? eh?».
Con tono frustrato Silesia mi rilegge ciò che le ho detto, per assicurarsi dell’esattezza delle informazioni «Ah, poi ti ha cercata un certo…» un attimo di esitazione, poi il nome che non volevo sentire «Richard…».
Che vuole ora quel rompiscatole? «Va bene, ora lo richiamo, grazie, adesso passami Braden, che gli spiego cosa deve fare. Mi raccomando.»
Evidentemente Braden strappa letteralmente il telefono di mano alla ragazza, quindi da un’altra bella leccata al cellulare prima di rispondere: «Sam, ma hai un sapore orribile…» Alzo gli occhi al cielo, ma il mio tono rimane tranquillo: «Si, lo so, perchè stai leccando il cellulare…» scuoto il capo e continuo «Adesso ascoltami bene ok?»
Rapido il suo «si!» il tono eccitato «Dove devo andare? cosa devo fare? è una missione segretissima?»
Mi viene voglia di dare un morso al cellulare, ma mi trattengo: «Ascoltami bene Braden. Devi venire qui in Svizzera. Ho dato tutte le indicazioni a Silesia, devi partire domani al tramonto, mangia bene perchè ti aspetta un bel pezzo di strada a piedi… Ti aspetto qui ok?»
«Sisisisi! Sono velocissimo e bravissimo io! Ciao Sam!»
Riattacca il telefono senza nemmeno darmi il tempo di salutarlo. E’ proprio un bel tipetto.
Osserva il cellulare per un istante, facendo mente locale, onde evitare di dimenticare di dire qualche cosa, poi alzo le spalle e compongo il numero di Richard. Sono due mesi che non si faceva sentire, nè che lo si vedeva in giro,
cominciavo a farci l’abitudine… ma evidentemente l’erba grama non muore mai.
Dopo un paio di squilli una voce risponde all’altro capo «Pronto, ciao Sam.»
“Se, zia Sam…” mi viene da pensare, ma proseguo trattenendo la battuta «Ciao Richard. Mi hanno detto che ci hai cercate. Posso esserti utile?»
Il mio tono è sarcastico, ma evidentemente non ho detto stà gran ca**ata, perchè lui conferma «Si, in effetti si. Vedi, ho bisogno di un favore.»
Sbuffo «Al momento sono in vacanza, ma se posso esserti utile da qui, volentieri.»
Spero che il sapermi fuori porta lo convinca a lasciarmi stare, ma la cosa non lo disturba più d tanto.
«Si, anche io sono in viaggio, sono in Svizzera, a trovare parenti e amici. Ed è proprio qui che ho avuto il problema.» Rimango sorpresa nel saperlo in Svizzera, com’è piccolo il mondo «Ma pensa! Anche io sono in Svizzera, Mario voleva imparare a sciare… Allora dimmi pure.»
Il non sapere che faccia stia facendo lui al di là del telefono mi inquieta un po’, fin’ora abbiamo sempre preso i nostri accordi faccia a faccia. «Si, dunque… avrei bisogno che mi recuperassi una cosa. C’è una grande magione, tra i picchi…» segue la descrizione dettagliata della magione di Bronach Daimon, il che mi inquieta parecchio, perchè comincio a temere di sapere cosa mi chiederà di recuperare. E poco dopo mi arriva la conferma, schietta, diretta, senza fronzoli, tipico di Richard, «Insomma, questo tizio si è portato via la testa del nostro vecchio capobranco e noi la rivorremmo. Puoi fare qualche cosa? Sai, tra vampiri…»
Come volevasi dimostrare. Rimango un attimo in silenzio, mentre trattengo una risata, ed un’idea mi si palesa in mente, la cosa può tornarmi utile.
«Dunque… direi che forse posso provare a fare qualche cosa, ma la mia copertura correrebbe un grosso rischio, dovrai sdebitarti…»
Lui pare riflettere per qualche secondo «Si, hai una proposta?»
Annuisco, poi mi rendo conto che non può vedermi «Si, vedi, si da il caso che Selene ed io siamo ospiti proprio in quella casa. E che, insieme alla tua testa, dobbiamo fare sparire qualcos’altro… La mia proposta è semplice. Io ti recupero quella testa e tu mi custodisci la mia refurtiva.»
Un mugugno proviene dal telefono, quindi un profondo sospiro rassegnato «Lo sai che preferirei restare fuori da queste faccende, ma credo che in questo caso sia il giusto prezzo da pagare. Va bene.»
Segue una descrizione della testa mozzata, che mi permetterà di riconoscerla, ed una spiegazione di come raggiungere il suo villaggio. Mi appunto mentalmente tutto quanto e ritorno verso la magione, ormai l’alba è vicina e un’altra notte è andata.

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