Lazarus Crane

Lazarus Crane

Vero nome: Lazarus Crane
Alias: Dorian

Clan: Tremere AT

Personaggio della Cronaca:
Zombies hate fast food

Precedentemente:
Ancora nessuna.

STORIA

Sono passati 20 anni ma lo ricordo come fosse ieri.
Sono felice, felice di avere tutta l’eternità per continuare a studiare ciò che in vita temevo di non aver abbastanza tempo per studiare: l’occulto.
Sorrido ancora quando, guardandomi allo specchio e rivedendo lo stesso volto di due decenni fa, penso che questa stessa immagine girava depressa di locale in locale, alla ricerca di risposte che non avrebbe mai avuto tempo di trovare in una sola vita.
Oggi davanti a me, al Sommo piacendo, si apre la porta dell’eternità.
Sono Lazarus Crane, è vero, sono vanitoso, ma andiamo, dovrei avere vent’anni in più di quelli che il mio specchio riflette, non mi offendo affatto se il mio Sire o i colleghi di studio mi apostrofano con il nomignolo di “Dorian” in fin dei conti sono pur sempre maledetto anch’io.
Ciò che, tuttavia, è veramente importante è il mio cammino.
Non importa quale sia la strada da percorrere, se alla fine ci troverò la pentola d’oro.
Non tornerei mai indietro perché non sarei dove sono ora, tra i miei polverosi libri, assieme a tutto il tempo che desidero.

È vero, anche assieme al denaro, ma non è certo colpa mia se son nato con la camicia.
Di certo non intendo dilapidare la fortuna della mia famiglia, anzi, lavoro ed investo nella continua crescita dell’azienda dei miei vecchi (pace all’anima loro) però ora, rispetto ai tempi passati, posso farlo con più calma e serenità.
Quando si dice “Guardare al futuro” difficilmente si può, come nel mio caso, guardare veramente avanti nel tempo a dismisura.
Ho insegnato antropologia alla St. John’s University per una decina d’anni, poi ho dovuto per forza prendermi una “pausa”. La gente iniziava a sospettare vedendomi sempre uguale e quando i “Lei non invecchia mai?” sono diventati un po’ troppi ho deciso di sospendere le lezioni. Ora mi dedico alle finanze della famiglia ed esco il meno possibile, d’altro canto non ho bisogno di uscire se non per nutrirmi e gli ultimi anni sono stati completamente dedicati allo studio del Sentiero.
Le lezioni (serali, se non si fosse capito) al St John’s non mi mancano affatto.
Ad ogni modo, andando con ordine, posso brevemente riassumere la mia vita con un semplicissimo: sono nato, sono arrivato a 30 anni e poi il mio Sire mi ha trovato e da allora sono nato veramente.

Mi ha sempre incuriosito il tema occulto. Di qualunque cosa si trattasse, ho sempre pensato che in questo folle mondo potesse esserci qualcosa di più di un ovvio e scontato “Nasci, cresci, muori”.
Ho cercato fin da ragazzo troppe risposte a domande di cui non comprendevo nemmeno il significato.
No, non ho ancora trovato le risposte ma ci sto lavorando.
In tutta onestà, non ho idea di cosa il mio Sire abbia visto tra i mille dubbi e le altrettante domande che gli ho buttato davanti nel tempo che a lui sarà sembrato soltanto un secondo nell’immensità della sua esistenza, sta di fatto che alla fine di quell’interminabile (per me) periodo di conoscenza, mi ha concesso l’Abbraccio.
Per fortuna non ho mai sentito l’impellente necessità di circondarmi di amici ed affetti.
Sarebbe stato un bel casino.
Con molta probabilità anche questo ha influito, assieme alla curiosità e allo spirito incauto quando si tratta di lanciarsi in imprese apparentemente impossibili in tutto questo. Non dimentico mai di “tenere i piedi per terra” come mi ha raccomandato mio padre; però, il mio Sire, di cui taccio il nome per ovvi motivi, ha saputo convincermi ed ora sono felice che l’abbia fatto.
Da bravo studente (lo sono sempre stato) ho iniziato a seguire la sua stessa Via, adeguando il mio pensiero al nuovo modo di vivere la vita (o non-vita) e in vent’anni ho appreso, ho sbagliato, ho provato ed ho discusso.
Finalmente, come fosse l’alba di un nuovo giorno, ho conquistato (o ri-conquistato) la mia indipendenza ed ora, dalla casa in Staten Island, nel silenzio della sera rotto solo dall’ultimo vociare dei figli dei vicini che dovrebbero smettere di giocare ed andare a dormire, non posso che iniziare, per una nuova prima volta, a muovere da solo qualche passo in questa nuova esistenza.
In Gloria al Sabbat.

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