[Cronache] Le notti dai lunghi artigli – Session 9

Session Nine

Attesa, insipida attesa.
Ian e Braden scompaiono oltre il ponte di pietra, svanendo alla nostra vista tra le fronde scure del bosco, circondati dai rumori della notte. Il canto stridulo di una civetta mi fa accapponare la pelle, così mi scosto dalla finestra, avvicinandomi a Mario e Garth.
Selene mi guarda preoccupata, le braccia incrociate al petto, ma solo per un attimo, tornando ad osservare fuori, immobile come una bizzarra statua. Ivan se ne stà seduto sul divano con Bronach, mescendo con gesto lento e misurato un calice di sangue cremisi che il servo umano gli ha portato, tenendo lo sguardo su Selene per qualche minuto, accigliandosi, per poi tornare a prestare attenzione alla propria bevanda, mentre Bronach, immobile, attende pazientemente.
Mario e Garth sono intenti a giocare a carte. Mi sposto alle spalle di Garth, per guardare le sue carte scuoto appena il capo nel notare una rapida occhiata di Mario che sogghigna soddisfatto, per aver visto le carte di Garth riflesse nei miei occhiali scuri.
Mi avvicino al camino, uno dei pochi rumori in quelle ore di attesa, a parte qualche protesta dei “giocatori d’azzardo” e i passi del servitore lungo i corridoi, intento nei suoi doveri domestici. Infine Selene fa un cenno della mano, invitandoci a guardare fuori dalla finestra: «Sono tornati.»
Ci avviciniamo tutti alle finestre, abbandonando carte e bicchieri, di mezza corsa. Li vediamo avanzare lentamente, impossibile capire se per qualche ferita o per altro, quindi ci precipitiamo alla porta, ad accoglierli, armi in pugno.
Bronach segue tutto da distanza, rimanendo dietro di noi.
Ian avanza verso la porta, sollevando le sue mani superiori facendo segno che è tutto ok: «I Grifoni sono andati. Ma credo sia rimasta una Garguglia… Almeno, così dice Braden.»
Il ragazzino annuisce, passandosi la lingua sulle labbra, gattescamente: «Peccatissimo… niente più polli da mangiare!» Mi viene da sorridere per il sollievo, mentre Ivan annuisce facendo qualche passo verso il ponte: «Allora vediamo di concludere la faccenda. Sono stanco della Svizzera…» si volge verso Bronach, che è rimasto sulla soglia: «Senza offesa, sia chiaro.» Bronach alza le spalle svogliatamente, tornando all’interno, disinteressato.
Ian e Braden ci precedono, mentre Selene e Mario chiudono il gruppo. Non ci curiamo di fare silenzio, ormai non ce n’è motivo. Se è vero che è rimasta una Garguglia sarà stanca e ferita. La nostra è una vittoria certa. Stringo le dita attorno al mio fucile anestetizzante, caricato ad acqua santa, mentre Ivan esprime i pensieri di tutti ed espone le proprie direttive: «La nostra è una vittoria facile. Vorrei provare a parlare con la Garguglia, farcela alleata, se possibile. Sarebbe un buon colpo.»
Un silenzio di approvazione, mentre sbuchiamo dal bosco e Braden indica, cominciando a saltellare, una caverna scura sul lato del picco, a circa una ventina di metri d’altezza. Una bocca scura, sulla roccia illuminata dalla luna, il cui spicchio calante non fa mancare certo luce.
Una creatura, un misto di carne e piume stà in una posizione contorta ai piedi del dirupo. Tracce di sangue, piume sparse ovunque. La battaglia dev’essere stata feroce.
Dovremo scalare la parete, per arrivarci. A parte Ian, naturalmente, lui ha le ali. Ali che, puntualmente, cominciano a fuoriuscire dalle sue scapole.
Per Braden non sembra un problema, comincia ad arrampicarsi infilando i suoi artigli nella roccia; Mario, dopo un attimo di esitazione lo segue. Noto che il suo sguardo è puntato in alto, sembra molto concentrato. Agile, come solo un Assassino come lui può essere, piazza i picchetti per facilitare l’ascesa mia e di Garth, il quale si arrampica, per una volta felice che Ivan abbia assecondato i capricci da “giovane alpinista” di Mario.
Un picchetto dopo l’altro la cordata procede. Mi unisco dopo aver rivolto una rapida occhiata a Ivan per notare spuntargli un paio di ali, che sembrano però un po’ diverse da quelle di Ian, tra qualche smorfia di sofferenza. Rimango per un attimo sorpresa, quindi scuoto il capo, tornando ad arrampicarmi “Ma in che ca**o di Branco siamo finite??” è il mio pensiero, mentre la bocca scura inghiotte prima Braden, poi Mario.
Ian arriva in volo, abbracciando Selene e posandola con attenzione prima di chiudere le sue ali nere. Poi anche Garth raggiunge il bordo e sparisce oltre ad esso. Ivan atterra compiendo con qualche passo prima di fermarsi, chiudendo le ali piumate.
Piumate?
Ali piumate??
Sgrano gli occhi fissandolo, prima di riscuotermi e sbuffare. E finalmente li raggiungo.
Mi guardo alle spalle, il cielo è ancora scuro, la notte è inoltrata, ma stà volgendo lentamente verso il mattino, l’aria fredda muove con un fruscìo le cime degli alberi. Da quell’altezza sembra una distesa omogenea di oscurità ondeggiante, spezzata, di tanto in tanto, dai riflessi della luna calante. Lo stridìo di una civetta e la voce di Ivan mi fanno sobbalzare «Samara, andiamo.»
Torno a seguire gli altri, mentre la mia lingua di serpente scivola a tastare l’aria attorno a me. Una leggera scossa sulla punta, a causa dell’odore e del sapore del sangue che aleggia intorno. Non dobbiamo addentrarci troppo, anzi bastano pochi passi e già ci sentiamo osservati.
Sfilo gli occhiali e sposto lo sguardo. Scorgo qualche cosa, una specie di baluginìo rossastro, allungo una mano per avvertire Ivan, ma Ian mi precede, ovviamente lui ci vede meglio di me, al buio, un passo davanti al Reverendo e la voce tuona nell’anfratto: «Vieni avanti.»
Una creatura dalla corporatura massiccia e che supera abbondantemente i due metri avanza, strascicando il passo già pesante per natura. Carne e pietra si mescolano grottescamente, deformandone il corpo ed il viso, che altrimenti sarebbe stato almeno grazioso. Credo che sia una fortuna che la quasi totale oscurità la avvolga e che la creatura si fermi al limitare della luce della luna, non rivelando totalmente il suo aspetto: « Andatevene…» il tono vorrebbe essere perentorio, ma il fremito nella voce cavernosa e graffiante lascia intendere la sua condizione, il nostro vantaggio palese. Ivan sogghigna: «Avanti, siamo venuti solo per offrirti un’occasione…»
Un rantolo, forse una risata: «Siete amici di quello che abita nella Magione vero?» la Garguglia sputa.
Si, sputa. Probabilmente il sangue delle proprie ferite: «Sabbat… sabbatici che concedono la grazia… mi mancavano.»
Ian fa un passo avanti, cominciando ad innervosirsi, ringhiando, invece la creatura pare mantenere il proprio sangue freddo: «Avanti, “zanzara”, vieni qui che ti faccio fare la fine di tutti quelli della tua razza…» avanza veloce fino a trovarsi faccia a faccia con Ian, il viso illuminato dalla luce della luna la rende ancora più inquietante: «Ti schiaccio.»
Le sue condizioni sono pessime, il corpo decisamente femminile, dilaniato dagli artigli in diverse parti, cola sangue a non finire. Gli occhi hanno un baluginìo rosso. E’ quasi in preda alla Frenesia. Alla fame di sangue che ti rende cieco, rendendoti capace di attaccare chiunque ti si pari davanti… chiunque.
Ivan si frappone fra i due; posando una mano sulla spalla della creatura, cercando di mantenere un tono ragionevole: «Hai davanti la tua Morte Ultima. Ti stò offrendo l’occasione di mettertici di fianco e sopravvivere. Hai il coraggio di buttare così la tua non vita?»
Sogghigno. E bravo Ivan… potrebbe quasi convincere anche me… ho detto quasi, naturalmente.
Ovvio che il mio istinto di auto-conservazione viene messo da parte, se ho la giusta motivazione.
Selene avanza alle spalle del Reverendo, come a dargli ulteriore sostegno, mentre Garth sfila da tracolla e carica teatralmente il fucile.
La creatura pare lottare con se stessa per un attimo, ma evidentemente non ritiene la libertà ottenuta finora un motivo sufficiente a giustificare la propria morte. Annuisce: «Va bene… allora cosa mi proponi?»
Non sfugge a nessuno il tono soddisfatto di Ivan: «Un legame. Con me. Il mio sangue per il tuo, il tuo sangue per il mio.» lo dice come se fosse una cosa semplice, quasi futile. Una sciocchezza. Mentre invece chiede un legame di sangue, un legame impossibile da ignorare o cancellare.
La Garguglia lo osserva, i rossi occhi puntati in quelli di Ivan, poi una rapida occhiata agli altri: «Solo con te.»
Ivan ha un sogghigno ed annuisce: «Certo.»
Gli viene porto il braccio, squarciato dal gomito al polso, invitandolo a bere con un gesto della mano e la voce raschiante pronuncia il proprio nome: «Dairine.»
«Ivan “Drako” Kubilny.» appoggia le labbra bevendo il sangue della creatura, prestando attenzione a non sporcare il proprio completo bianco. Quindi si solleva, scostando la manica della giacca dal polso e fa un gesto a Mario, che, rapidamente, quasi impossibile scorgere i suoi movimenti, sfodera la wakizashi, incidendone la pelle del polso.
Dairine guarda famelica il sangue gocciolare, quindi vi si avventa, insozzando con le proprie mani la manica di Ivan, che trattiene un’imprecazione.
Dopo qualche istante in cui l’unico rumore è il suggere della Garguglia, il Patto è stato concluso. Possiamo tornare a casa… Finalmente…

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