[Cronaca] Velo Sesto

Lo Strawberry era un locale piuttosto piccolo. Un bancone non più lungo di tre metri, quattro tavoli con le panche, una piccola zona con un paio di slotmachine, la porta della cucina e del bagno, quella del bagno era in fondo a sinistra come da peggior cliché. Sulla destra, invece, tra l’ultimo tavolo e la prima slotmachine c’era uno stretto corridoio, che s’infossava nella parete, mezzo nascosto da una porta a soffietto.
Appena messo piede nel locale, Magnus ci fece cenno di raggiungere appunto quella porta soffietto.
Prendendosi la falda del cappello da cowboy, lo vedemmo congedarsi da una cliente seduta al bar.
Aspettai di sentirne il profumo, mentre si avvicinava e così fu. La fragranza di fragola veniva da lui, come gli umani hanno odore di sangue, caldo e ramato, lui aveva il profumo delle fragole, rosse e succose. Dio solo sa come potrebbe essere dargli un morsetto, uno solo… piccolo. Mi accorsi di sentire le zanne pungermi il labbro inferiore. Non ci potevo fare niente, Magnus ha sempre saputo di avere quest’effetto sui Cainiti, e non l’ha mai nascosto. Però dovetti chiederglielo, erano mesi che avevo questo dubbio, volevo togliermelo.
«Ma è un profumo?» forse la domanda fu stupida, ma mi servì ad ottenere da lui un sorriso luminoso mentre raggiungeva l’altro capo del corridoio ed apriva la porta
«Prego…» colsi l’ironia di quella parola, come colsi pure, e in pieno anche, una gomitata dolorosa nelle costole da parte di Selene.
«Ehi!» protestai «Dovevo chiederglielo prima o poi…» e poi mi accorsi dell’occhiataccia di Selene. Opsss… mi fu chiaro che Magnus non doveva interessarmi. Nessun aspetto di Magnus, nemmeno che dannata marca di profumo usasse, o Selene mi avrebbe sgozzata, al di la dei legami di sangue. Cosa non farebbe una donna per amore?
Merda…
Entrammo nell’ufficio seguite dal fatato. O almeno questo preannunciava la targhetta sulla porta dal vetro zigrinato. In realtà aveva più l’aria di una tana.
Il caos regnava sovrano, come si suol dire. Gettando in un qualche modo il cartone di una pizza ormai vuoto in un cestino insieme ad un paio di lattine vuote anch’esse, ci fece posto su un divano a due posti dov’era evidente che si fermasse a dormire piuttosto spesso.
«Grazie ragazze non credevo sareste arrivate davvero. Adesso so che siete di parola…» parlò con tono schietto, abituato, era evidente, ad esser franco.
Smisi di guardarmi attorno. Come spesso mi succedeva, vedere dove vive una persona la identifica, la rende un po’ meno impersonale, più… reale. Non so se capite cosa intendo. Essere li, in mezzo a quel casino, tra cd, libri, vestiti e resti di cibo mi faceva pensare più al lato mortale, che a quello immortale di certi esseri.
Mi accorsi che anche Selene aveva in mente un pensiero simile al mio mentre si sedeva sul divano.
«Bene, Magnus.» affermai nel sedermi a mia volta, cercando di non sembrare innervosita tanto dalla chiamata improvvisa quanto dal trovarmi li. Ma non mi riusciva bene, rispetto a Sely. «Possiamo sapere cosa succede?» domandai allora, per distrarre dai pensieri la mia attenzione. Ma la mia domanda fu accavallata da quella di Selene, più sicura, più diretta e curiosa della mia.
«Abiti qui?» era curiosa, sul serio. La guardai facendole una smorfia perplessa, avevo davvero pensato che fosse simile ad una graziosa ragazzina in preda a turbe ormonali?
Si, lo avevo pensato ed il fatto che anche la mia mente non fosse sgombra e lucida come mi accadeva solitamente cominciava a darmi ai nervi.
«Magnus…» lo richiamai con una nota nervosa nel tono «cosa cazzo sta succedendo?»
Lui rise. E Selene con lui. Lo osservai ancor più attentamente, mentre rabbrividivo.
«Non è divertente. Qualunque cosa tu stia combinando piantala immediatamente.» stavo cominciando ad arrabbiarmi e questo mi aiutò a schiarirmi le idee.
Questa volta si limitò a sorridere. Dopo un tempo che mi parve infinito e durante il quale stavo cominciando a pensare che lasciare le armi a casa non era stata una buona idea, lui mi rispose vago.
«Niente di che. Suppongo che la tua amica sia vulnerabile al mio charme.»
«Allora piantala.» fui più perentoria, stavo riprendendo il controllo, ottimo «Abbiamo poco tempo e non ci stai dimostrando alcun rispetto. Se volevi solo prenderci per il culo bene, ci sei riuscito, ma scordati che io corra di nuovo la prossima volta che mi chiamerai. E lo stesso vale per Selene, a costo di trapassarle il cuore con un paletto.»
Evidentemente le mie pupille si erano allungate, sentivo la pelle prudere e non mi sarei stupita, sollevando la manica della giacca, di vedere le prime squame fare capolino sulla pelle sensibile degli avambracci.
Sopirò ed abbassò la testa. Una cascata di capelli biondi dalla sfumatura rosata mi nascose la sua espressione.
«Ma che cazzo sta succedendo?»
L’esclamazione di Selene mi sollevò decisamente. Allungai il braccio per tenerla seduta, cercando di fermarla prima che combinasse qualche altro casino.
«Hai davvero poca pazienza Samara.» osservò Magnus, tornando a guardarci con un sorriso bambinesco che gli avrei strappato volentieri dalla faccia per ficcandoglielo su per il…
Ok, sì avevo ripreso del tutto il controllo. Ottimo.
«E tu sei più stronzo di quel che il tuo faccino dimostri.» rispondo, cercando d’imitarne in tutto e per tutto il sorriso, ma calcando sull’ironia del tono di voce «Dieci minuti. Sbrigati.»
Sospirò alzandosi dalla sedia per andare a prendere nel cassetto sotto al mobile della tv un blocknotes ed una penna.
«Mi hanno rubato la macchina.» iniziò.
Lo guardai esterrefatta. Non potei farne a meno. Sapevo che era un comportamento troppo umano ma…
«Tu… ci hai chiamate… perché ti hanno rubato la macchina?» domandò Selene per me. Perfetto, era tornata in sé, così ritrassi il braccio con cui la tenevo ferma e mi alzai per raggiungere la porta.
«Andiamocene Sely. Ci siamo già fatte prendere per il culo abbastanza.»
«Aspettate. Non m’interessa riavere la macchina, m’interessa riavere quello che c’era nascosto.»
Quando mi fermai con la mano sulla maniglia della porta per girarmi a guardarlo lo vidi serio, angustiato quasi, mi convinse che non stava più giocando.
«E va bene, racconta.» lo invitai, tornando a fronteggiarlo mentre si rimetteva seduto alla scrivania per scrivere qualcosa sul taccuino.
«Ero dalle vostre parti ok? Ho recuperato una cosa per conto del mio capo e l’ho lasciata in macchina. Alcuni tizi stavano malmenando un poveretto, così mentre correvo per dargli una mano… beh… mi hanno fregato la macchina.» staccò il foglietto e ce lo porse.
«E a te interessa riavere la cosa che hai lasciato in macchina.» presi il foglietto e lo guardai. Un nome, il modello della macchina, una targa, un luogo e un numero di cellulare.
«Si» stava nel frattempo continuando lui «finirei ammazzato se non riportassi quella cosa al mio capo.»
Sembrava serio, il che la diceva lunga sul pericolo che stava correndo.
«Va bene. Di cosa si tratta?» chiesi tornando ad osservarlo.
«Di una busta.» rispose mesto.
Se sollevai un sopracciglio fu per un riflesso condizionato.
«Una busta…» ripetei.
Lui annuì.
«Sì, ma è molto importante per me Samara. È una vecchia busta con un sigillo in ceralacca rosso. Sul foglio ci sono la targa, l’intestazione dell’auto e l’ultimo posto dove l’ho lasciata. Vi prego ragazze, è importante quella busta.»
«E il numero?» chiesi, accennando il dato sul foglietto che tenevo in mano.
«Quello è il numero di un cellulare che avevo in macchina. Se non si è ancora scaricato forse potete usarlo per rintracciare l’auto.» ci suggerisce.
«Uhm… se avevi questo cellulare in macchina… perché non l’hai rintracciato tu stesso?» chiesi osservandolo di sbieco.
«Non so come fare… odio la tecnologia. La mia tv è ancora in bianco e nero e solo di recente ho comprato una radio che legge cd… odio queste cose…» borbottò, davvero in imbarazzo «E poi non posso coinvolgere i carabinieri…» si fece vago.
La cosa mi puzzava. Avrei scommesso che il problema non fosse tanto la legalità della denuncia, considerando che il nome sul taccuino non era quello di Magnus, ma che ci fosse sotto qualcosa di pericoloso che gli umani non dovevano trovare.
«C’è qualcos’altro che dovremmo sapere Magnus?» domandò Selene per me.
Magnus la osservò a lungo in silenzio, mi sembrava quasi di vedere le rotelline girare nella sua testa. Quel silenzio prolungato equivaleva ad un sì, ma alla fine scosse la testa.
«No, non c’è altro.» lapidario.
Parve chiaro che anche se ci fosse stato qualcos’altro non ce l’avrebbe mai detto, così dovemmo accontentarci.
Allora aprii la porta abbassando la maniglia.
«Avrai presto notizie. Non farti fregare anche il cellulare nuovo.» consigliai, lanciando un’occhiata a Selene che annuì. Uscimmo senza salutare, incamminandoci fuori dal locale.
Vidi Selene mettere mano alla tasca, prendere un pacchetto e sfilare una sigaretta, infilandola tra le labbra. La accese e inspirò il fumo meccanicamente.
Eravamo entrambe perplesse, lo sentivo, non avevamo bisogno di parlare. Le indicai l’auto e con un leggero annuire ci avviamo.
Aperte le portiere e salite in auto mi osservò.
Equivaleva ad un invito a parlare. Le mostrai il foglietto.
«Cazzo.» fu la sua reazione.
Stropicciai il foglietto pochi istanti dopo.
«Pensi che quello che dobbiamo prendere per Magnus sia legato alla richiesta di Del Duca?» mi domandò mentre metteva in moto e faceva manovra.
«Non lo so, ma non credo alle coincidenze.» risposi.
Sul foglio il luogo indicato era lo stesso paese dove ci saremmo dovuti infilare nella chiesa.
«Che facciamo ora?» mi chiese la mia compare, rivolgendomi solo una rapida occhiata, tornando a guardare la strada dove si stava immettendo.
«Abbiamo in mano tutto quello che ci serve per far scoppiare un gran casino.» le dissi e la vidi annuire.
«Che dici, buttiamo la bomba?» mi domandò.
Scossi il capo e riflettei.
«Non possiamo. Se facciamo esplodere questa bomba ci troveremo chiuse in mezzo. Stiamo parlando di parecchie fazioni in contrasto. Non solo Del Duca, ma anche il Vescovo e a quanto pare anche i fatati ne sanno qualcosa. Non credo che Magnus sia stato la per puro caso. Dio solo sa se in mezzo a questa storia non ci sono anche i cacciatori… L’hai sentita la Daimon no? Questa è roba che scotta… Non so tu, ma io comincio a sentirmi il culo un po’ troppo al caldo.» cercai di farla ragionare, ma lei sembrava avere un altro piano.
«Sì, lo so, ma pensavo che potremmo scagliarli uno contro l’altro no?» suggerì.
Ci pensai, rigirandomi il foglietto stropicciato tra le dita.
«Ok, ma solo nel caso in cui dovessimo capire di non riuscire ad uscirne. Per ora vediamo di arrivare a quella macchina e di non farci beccare.» le dissi. Non potevo dimenticarmi di Jack, soprattutto in un frangente come questo.
«A chi pensi che sia meglio consegnare la busta?» mi chiese.
Riflettei di nuovo.
«Ci penserò una volta che l’avremo trovata.» risposi e lei annuì.
«L’avresti mai detto Sammy che saremmo arrivate fin qui?» mi chiese.
«No, Sely, ci avevo date per spacciate molto prima.» le risposi e la risata di Selene divenne contagiosa.
Beh, suppongo che questo si chiami essere Legate.

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