[TRACCIA] Lavoro sporco – Sessione 6

Sessione 6 del 16/03/2018

Eravamo attivati in fondo a un pozzo, davanti a una grata divelta da Sasha.
Ci s’infilano, strisciando in salita lungo uno stretto cunicolo pieno di melma, fino a sbucare in una stanzetta dal soffitto tondeggiante. Risaliti fino a uscire dal cunicolo, sprofondano fino al ginocchio in una densa melma che puzza (ma per fortuna loro non lo sentono se non vogliono) di morte.
Sul soffitto, al centro della volta, c’è un foro, abbastanza grande per far passare una persona alla volta. Salendosi in groppa riescono ad arrivare in cima, eccetto Sasha, che è costretta a saltare per afferrare le loro mani e tirarsi su a sua volta.
Si ritrovano in una stanza circolare, due catafalchi di pietra, usati per la mummificazione probabilmente, sono al centro della stanza, il cui pavimento pende verso il buco da cui sono risaliti.
La stanza prosegue in un lungo corridoio, con diversi incroci. Tutto è buio, polveroso e sporco.
Quando illuminano le pareti del corridoio si accorgono che sono costellate di ossa. Teschi, tibie, omeri, anche, disposte come un enorme mosaico che si dipana anche per i corridoi laterali, in cui però ci sono anche piccole cellette dentro le quali sono adagiati piccoli scheletri, probabilmente di bambini, o ragazzini.
Il Prof individua un’aura evanescente e seguendola si trova in una delle stanzette laterali, dove lo spirito di una donna, dall’aspetto di una monaca, tiene la manina ad uno scheletrino.
Sugli occhi il bimbo ha due monete e lo spettro sembra triste e sconsolato.
Il Prof prova ad iniziare a comunicare, scoprendo che la donna era una suora del convento e che il bimbo era suo figlio e lei è tormentata dal dolore di saperlo costretto in questo luogo per il resto dell’eternità.
Non potendo fare molto, ma comprendendo che lo spirito non è pericoloso, i nostri proseguono.
Nell’ultimo corridoio in cui si addentrano gli spiriti si affacciano lungo le pareti e solo il Prof se ne accorge, quando arrivano alla fine del corridoio la stanzetta si allarga. Al centro un altare di pietra sostiene una teca di vetro coperta di polvere.
Un’incisione dice:

“Qui giace Iulia Florentina
Giace qui, dove sono sepolti martiri cristiani”

All’interno della teca un’aura di vampiro. Pulendo la teca all’interno vedono il corpo di una bambina, vestita di una tunica che un tempo era candida ma ora risulta giallastra.
Alfred riesce a scrutarla e la sua mente ne elabora la natura: Autocrate.

Decidono di non toccare nulla, anche perché gli spiriti sembrano molto inquieti.
Risalgono una scalinata di pietra e si trovano accanto a una porticina di legno da cui arriva uno strano gorgogliare.
Sfondano la vecchia serratura ed entrano. Si trovano in una stanza semicircolare, al centro della quale si trova una sorta di acquasantiera. Solo che l’acqua che sgorga dal suo centro è nera e rilascia uno strano miasma. L’acqua ricade lungo il piedistallo e finisce con pochi schizzi in una grata sul pavimento. Alcuni bauli accanto a panche di pietra e vecchi sai logori ancora appesi ad alcuni chiodi.
La fontana ha un’aura oscura…
Entrano e iniziano a rovistare nei vecchi bauli, ritrovando due anfore in oro dagli strani bassorilievi incisi all’esterno ed un pugnale con l’incisione di una testa di capro sul pomolo.
Dopo aver discusso un po’ decidono di riempire le due anfore con l’acqua demoniaca e non senza fatica, visto che sorge il dubbio che toccare quell’acqua non sia una buona idea.
Dubbio che viene confermato poco dopo, quando il Prof, nel tentativo di usare Tocco degli Spiriti sul pugnale cade in catalessi e (anche grazie a un fallimento critico!) cade di faccia nella fontana.
Quando si riprende, dopo una mezz’oretta, la sua vista ha qualcosa che non va. Come un velo di corruzione e morte calato davanti agli occhi, tutto ciò che vede il Prof ora è cadente e in putrefazione… problemino non da poco per lui.
Alla fine decidono di entrare nell’unico altro portone rimasto.
Si ritrovano in una sorta di chiesa sotterranea, la cui volta si alza per una cinquantina di metri sopra le loro teste. Davanti a loro alcuni spiriti si aggirano per la chiesa, seduti od inginocchiati dove un tempo c’erano delle panche ormai marcite. Otto statue di angeli inquietanti adornano i lati della stanza, disposte in nicchie decorate. Al centro della parte di fronte un’enorme statua di una donna seduta su un trono, il cui velo cela a stento due corna che crescono sulla testa di pietra. Il volto ricorda molto quello di Sant’Agata nell’iconografia cristiana.
Controllando meglio le statue ai lati della stanza Alfred si accorge che sono in una posizione innaturale e con una spinta verso l’alto alza le mani giunte della statua sollevandole al cielo come stessero offrendo qualcosa.
Purtroppo un suono poco confortante arriva dalla base della statua più grande.
Wilfred fa un altro tentativo e ancora un suono poco confortante.
Trovano un’incisione alla base della statua più grande, che dice:

«Tu che splendi
coronata di vittoria,
Sant’Agata, la Gloria,
per noi prega, prega da lassù.»

Dopo aver studiato un po’ la situazione, il Prof e Sasha pensano bene di usare Velocità uno e Temporis l’altra per poter sollevare le braccia delle restanti statue tutte insieme.
Una volta fatto finalmente accade qualcosa d’interessante.
Con uno scatto e uno stridio di pietra contro pietra una sorta di scomparto si apre ai piedi della statua.
Adagiati sopra a un velo rosso sangue, una pergamena, in parte bagnata da un liquido che ne sta corrompendo le scritte, ed una enorme piuma nera che trasuda negatività.
Gli spettri, fin’ora tranquilli, tutto ad un tratto si agitano ed iniziano a circondare i tre. Il Prof lancia le sue granate standard per allontanarli. Purtroppo le ultime due erano difettose e gli esplodono tra le mani, senza troppi danni per fortuna, ma concede un po’ di tempo a Sasha per trovare una via di fuga.
Sasha scaglia un grosso sasso verso il soffitto della volta e con sua fortuna riesce a danneggiarlo, ma gli ci vuole un altro lancio per aprire un varco nella terra e nella roccia, che inizia a cadere di sotto rischiando di stordire Alfred, che viene lanciato a tutta forza verso il buco dalla soldatessa russa.
A seguire anche il Prof viene lanciato. Infine lei stessa prende la rincorsa e salta, con l’aiuto del Prof e di Wilfred esce anche lei illesa, ma gli spettri non hanno bisogno di passaggi per uscire e in breve si ritrovano di nuovo quasi circondati. Corrono come matti verso l’auto, riuscendo a lasciare gli spettri a vagare nella boscaglia senza potersi allontanare dal loro luogo di sepoltura.
Rientrano al rifugio temporaneo e hanno giusto il tempo di studiare un po’ quello che hanno trovato.
La pergamena aveva dei sigilli, causa dell’arrabbiarsi degli spettri probabilmente.
Mentre il pugnale porta inciso “Mors tua, vitae mea” e Sasha scopre che pungolandosi riesce a estrarre sangue. Pungolando di nuovo il sangue torna al suo posto.
Tramite Ilqar riescono a contattare Alcina e insieme decidono di falsificare la pergamena…

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