[Storie] Esplosioni!

Ed è in una notte di fine autunno che iniziarono le nostre avventure insieme ai Black Wolves.
Ma perché, dico io, spedire due innocue (per modo di dire) e belle fanciulle come noi in bocca ai Sabbatici??
Beh… forse sarà stato per quel casino con i licantropi… o forse è stata l’esplosione del nostro “rifugio”… non so, ma forse il nostro essere della Camarilla era un po’ troppo relativo, per così dire, così hanno ben pensato di mandarci in mezzo a chi di casini ne fa a bizzeffe e non si preoccupa nemmeno di nasconderli…
O forse siamo solo capitate in zona… chi lo sa?
Stà di fatto che,mentre eravamo in moto insieme, Selene ed io, siamo passate davanti al vecchio cimitero… una moto, una stupenda Suzuki Hayabusa grigia, attira la mia attenzione. Non sono molte le persone che si possono permettere una moto del genere. Così decidiamo di fermarci a dare un’occhiata.
Dopo il bel regalino esplosivo appiccicato alla moto di Selene non mi stupirei che anche qui ci fosse la fregatura… e la fregatura, in effetti, c’è, ma in un altro senso.
Ci avviciniamo a dare un’occhiata. Le chiavi sono ancora infilate nel quadrante, nessun allarme, nessun blocco… solo la moto, abbandonata li, un giubbotto da motociclista appoggiato sulla sella, insieme ad un casco nero su cui è aerografato un serpente. Il proprietario aveva stile…
Chi si lascerebbe scappare un gioiellino del genere?
Giro attorno alla moto e trovo, nascosto dietro, uno zaino nuovo nuovo, pieno zeppo di non so cosa. Mi guardo un po’ attorno, incerta, annuso l’aria, la tasto con la punta della lingua per assicurarmi che non ci siano sapori od odori strani. Anche Selene si guarda attorno, quindi alza le spalle, risoluta: «Co****ne quella che l’ha lasciata lì. Falla partire e spostiamoci da qui, siamo troppo scoperte.»
Pratica come solito. Mi metto lo zaino in spalla e salgo, un po’ titubante, girando la chiave con un po’ di timore, non vorrei che quella bestiola mi esplodesse sotto al c**o, sarebbe un bel botto.
Ma tutto va per il verso giusto, a quanto pare. Ci avviamo, infilandoci in una via poco frequentata. Ci fermiamo, spegnendo i motori. Voglio vedere che cosa c’è dentro quel benedetto zaino.
E rimango perplessa.
Vestiti da uomo, jeans e maglietta. Questo mi fa dedurre che lo zaino, come la moto, fosse di un uomo. Frugo ancora. Un paio di occhiali da sole, molto costosi, che assomigliano a quelli di Trinity in Matrix. Avete presente?
Beh, almeno almeno sono 250, 300 € di occhiali da sole, e sono da donna…
Frugo ancora e trovo la fredda impugnatura di una pistola. La estraggo. Oh-ho! Una pistola esce dallo zaino e lo “stock” che sento mentre la roba ricade incasinata nello zaino mi fa pensare ad una compagna.
Selene la guarda, solo un’occhiata quindi annuisce: «Una bella Desert Eagle… Un tizio di classe eh?»
Decido di vuotare sul marciapiedi lo zaino, non ci capisco più niente con i vestiti che s’impigliano a qualcosa… un’altra pistola, un calibro più piccolo.
Selene solleva un sopracciglio: «Una Glock… strano, non ce lo vedo un uomo con quella tra le mani.» alza le spalle perplessa, quindi torna a guardarsi attorno, controllando la strada.
Si, in effetti l’arma è molto piccola, sembra fatta per la mano di una donna ed ha solo due colpi.
La poso a terra, quindi frugo tra la roba. Mentre allungo una mano per prendere un blocco di foglietti qualcosa scivola a terra tintinnando. Una semplice fede d’oro. La guardo per un attimo, un luccichio malevolo mi fa esitare a raccoglierla. Quando è tra le mie mani è freddo. No, non freddo in modo normale, è molto freddo, gelido quasi. Ok, siamo quasi in inverno, ma ancora non fa così freddo da gelare quasi il metallo.
Forse era un dono per la sua bella… ma l’anello è da uomo… comincio a non capirci più nulla…
Decido di buttare quella cosa nello zaino e di dedicarmi a sfogliare il blocchetto.
Su alcune pagine sembrano disegnate delle mappe, abbastanza approssimative. Non capisco se siano strade o meno…
«Fognature.» Alzo il viso e vedo Selene che scruta da oltre la mia spalla sul blocchetto, sono incredula.
«Come cavolo hai fatto a capirlo?»
Lei sorride beffarda, quindi allunga un dito, indicandomi delle piccole scritte numeriche sul lato del foglio. «Queste sono profondità e queste pendenze, se scorri qualche foglio ti accorgerai che aumentano… sono fognature oppure qualcuno ha voglia di costruire un labirinto sotterraneo.»
Annuisco, scorro qualche foglio, ha ragione. Poi d’un tratto mi fermo. Un paio di buste da lettera sono infilate tra i fogli.
Una contiene i documenti della moto, intestata a una certa “Anita Blake”, insieme ad una breve lettera, anzi brevissima: “Chi trova questa moto se la tenga.” Sono sempre più basita ma per lo meno ora so di chi era la moto..
L’altra busta contiene una cosa un po’ più interessante. E’ indirizzata ad un certo Mario Rossi, ma nessun indirizzo è stato scritto, né del destinatario né del mittente. La apro e do una scorsa al messaggio. «Senti qui Sely: “Ciao Mario, mi dispiace ma me ne devo andare per un po’ di tempo. Ho fatto un accordo con Saigon e non posso stare qui a cincischiare con voi. Io e Alyssa partiremo stanotte, al calar delle ombre. Spero ci rivedremo presto. Ti ho lasciato una cosa, in casa, so che quando la vedrai sul tuo letto, accanto al tuo Gonzo la apprezzerai. Ho lasciato un pensierino anche ad Ivan, ma il suo è un po’ meno… carino. Conto di rivederti al mio ritorno. Bada al nostro nascondiglio supersegreto mi raccomando. Un bacio Anita”» Un attimo di silenzio, mentre scorro la lettera, quindi noto la data, in un angolo: «E’ la data di stanotte…» guardo Selene che sembra assolutamente disinteressata. La sua attenzione è tutta per alcuni rumori che provengono da più avanti. Una frenata brusca, di una macchina, o forse di un furgone hanno attirato la sua attenzione.
Mi sbrigo a rimettere tutto nello zaino, tranne le lettere che infilo nella tasca posteriore dei pantaloni, mentre i nomi scritti sulla lettera mi ronzano in testa. Cosa dovrei ricordarmi? Cosa?
Poi, mentre accendo la moto per seguire Selene una folgorazione: i Black Wolves!!
Tutti i nomi citati nella lettera sono gli stessi dei componenti del Branco che avremmo dovuto cercare. Però! Che c**o!

¤.(¯`´¯)¸.¤

Solo un paio di centinaia di metri ed una curva ci dividono da una scena da film.
Un gruppo di persone, armate di armi di tutti i generi, da spade a fucili, dalle mani nude a strani fuochi che divampano tra le dita…
Un furgone nero, dai vetri completamente oscurati, blocca la strada ad un Doblò blu notte e ad una Mini cooper bianca e blu.
Due gruppi di persone si guardano in cagnesco. Da una parte colpiscono l’attenzione un ragazzo distinto, dai capelli talmente biondi da sembrare bianchi (o forse sono davvero bianchi) ed un altro dalle braccia piene di borchie, che stringe due spade e fissa in cagnesco un tizio dall’aria distinta, vestito di un completo bianco, che tiene sul palmo di una mano una fiamma azzurra…
Gente armata circonda queste persone, che sembrano essere i Leader dei due gruppi.
Due gruppi eterogenei. Per questo sembrano tutti sabbatici, ma Selene ed io sappiamo bene che solo uno dei due gruppi lo è davvero, l’altro, quello dei camarillici, si è dovuto adattare. Un po’ come Selene e me.
Lei picchia, pesta, uccide, spacca. Io penso, parlo e cerco di salvarle le chiappe camarilliche tutte le volte che esagera con la violenza. Ai nostri superiori non fa piacere sapere che abbiamo fatto vittime tra le vacche, gli umani per intenderci, e che non abbiamo nascosto le tracce del nostro passaggio, come la Masquerade vorrebbe.
La Masquerade. Una stro****a per evitarsi troppe grane, direbbe Selene.
Una cosa fondamentale, che ci permette la sopravvivenza, nascosti e silenziosi, da bravi predatori.
Comunque, in qualunque modo la pensiamo, siamo camarilliche, quindi dobbiamo rispettare le leggi che la nostra fazione ci impone.
Ma siamo anche in “missione”, per così dire, così stasera dovremo spalleggiare la fazione sabbatica.
Loro si fanno pochi problemi sul nascondere l’esistenza dei vampiri, ma al contrario di quanto si possa immaginare sono molto credenti.
La fede in un Dio è fondamentale per un bravo soldatino sabbatico.
Da distanza osserviamo la scena. Esplodono i primi colpi di pistole e fucili, il cozzare di lame che lasciano scivolare nell’aria spruzzi di scintille, il fuoco che, sprigionato dalle mani dell’uomo vestito di bianco cerca d’incendiare tutto ciò che di combustibile ci sia in giro, ma che viene prontamente spenta da un refolo d’aria gelida, come un soffio, che si spande dalle mani dell’uomo dai capelli bianchi.
Selene accanto a me ha già spento la moto, scendendo con un movimento fluido, quasi una gatta, nella sua tuta nera, si avvicina silenziosamente, stringendo i pugni con forza, pronta a scatenare tutta la violenza che il suo corpo può permettersi. Ed è parecchia, anche se ancora non è sviluppata al massimo. Ci vogliono anni, prima che un vampiro possa raggiungere i propri limiti, forse per alcune cose anche secoli… ma si racconta che in questo “territorio libero”, in questo paese sperduto nel nulla, ci sia qualcosa, nell’aria forse, che aiuta a sviluppare le capacità di noi vampiri.
Spengo la moto e scendo, per avvicinarmi alla scena, lo zaino in spalla, più curiosa di capire la situazione che smaniosa di muover le mani come Selene.
Guardo un po’ le facce, e le associo ai fascicoli che mi sono stati mostrati.
L’uomo pieno di borchie, dall’aria feroce è Andariel Schneider, del clan Brujah, come Selene.
L’uomo dai capelli bianchi è Joe Black, del facoltoso clan Ventrue. Entrambi uomini della Camarilla.
Con loro ci sono Lone Wolf, dell’animalesco clan Gangrel, Kain, del clan degli stregoni, i Tremere, e Shekinah Giovanni, del Clan Giovanni appunto, i Negromanti.
Ma Shekinah non sembra interessata ad entrare in combattimento, seduta sulla sua moto da strada di grossa cilindrata, accesa, insieme ad un’altra ragazza dalla pelle scura, stà a guardare per un po’ la scena, prima di calcarsi di nuovo il casco viola in testa e di girare la moto, sparendo lungo la strada.
Dall’altra parte ci sono Ivan “Draco” Kubilny, del clan Tsimisce, gli scultori d’ossa, Mario Rossi, un tipo anonimo, se non fosse per la pelle leggermente scura, del clan degli assassini, gli Assamiti, Fandango Mordecai, un altro tipo dalle maniere “fini” uno del clan dei veri Brujah. Questi sono solo alcuni dei componenti del branco dei Black Wolves, il Branco di sabbatici che ha procurato così tanti casini alla Camarilla negli ultimi tempi.
C’è anche un altro tizio, un bel ragazzo dai capelli biondi, che non si capisce bene da che parte stia e che non ho visto in nessun file. O non è della zona, o è qualcosa di diverso.
Con calma poso lo zaino a terra ed estraggo la pistola, non me la cavo male con le armi da fuoco.
Devo dare una mano ai Black Wolves, se voglio che la copertura mia e di Selene non scoppi, così comincio a sparare. Mentre Selene accorre in difesa di Ivan, bene, allora vuol dire che in quella sua testaccia ogni tanto qualche cosa ci entra… avevo quasi paura che avesse confuso le facce della gente. Se fossi ancora viva potrei dire che nel momento in cui l’ho vista porsi davanti ad Ivan evitandogli una bella congelata ho tirato un bel sospiro di sollievo, ma non sono più umana da quasi cinquant’anni.
Buffo come certe abitudini siano dure a morire.
Beh, alla fine Schneider & Co. decidono di andarsene, più annoiati che altro, sembrano quasi scocciati.
E’ l’ora delle presentazioni.
Mi avvicino per controllare le condizioni di Selene. Ha un braccio mezzo congelato, ma sembra in perfetta forma per il resto, così mi volgo verso Ivan.
«Buonasera, spero non abbiamo recato alcun disturbo.»
Ho sentito dire che Ivan è un tipo molto legato alle buone maniere, così cerco di sembrare tranquilla.
Lui, dopo aver fissato il furgoncino nero allontanarsi per qualche istante, mi guarda con aria sospettosa. Sembra soppesare la nostra presenza con cura, ora che ne ha il tempo.
«Buonasera Signorina…?»
Un chiaro invito a pronunciare il mio nome. Per educazione mi sfilo gli occhiali.
«Samara, Clan Serpenti della Luce. Suppongo lei sia Monsieur Kubilny, giusto? Si è sentito molto parlare del vostro Branco nella provincia… avete fatto scalpore, a quanto pare.»
Cerco di mantenere il tono il più possibile cordiale, odio questi giochetti politici, ma quando ho scelto di fare squadra con Selene ho scelto di sopperire alla parte… discorsiva che a lei manca.
Ivan osserva per un attimo i miei occhi, le pupille verticali non gli sfuggono certo, è un segno distintivo del mio Clan, un’arma a doppio taglio: una delle mie armi migliori ed anche il mio punto più debole; spero che il mio gesto lo convinca a darmi quei dieci minuti di “fiducia” perché io possa chiedergli rifugio per il giorno.
Ma lui sembra perplesso, il mio Clan è notoriamente un Clan Camarillico… o meglio, più verso l’indipendente, ma comunque non di certo Sabbatico.
«Si, si, sono Ivan “Draco” Kubilny, Vice Reverendo dei Black Wolves. Spero che quello che si dice di noi siano apprezzamenti… Comunque, possiamo esserle d’aiuto?» Perfetto. E’ un uomo di classe e molto educato, proprio quello che speravo. Non potrà certo rifiutarsi di darci ospitalità per la giornata, anche se sicuramente ci offrirà il suo rifugio più scarso. Non importa, ci sarà tempo per guadagnarsi la sua fiducia.
«Si, potrebbe.» Selene si avvicina, protettiva come solito, mentre si massaggia il braccio congelato tentando di risvegliarlo dal torpore. E’ indubbiamente una bellissima donna, con i suoi capelli neri e le sue forme perfette fasciate in una tuta di pelle nera, ma purtroppo manca di educazione, così la presento io.
«Lei è Selene, una mia collega.» Attendo che Ivan le faccia un lieve e galante inchino, mentre lei sorride e saluta con tono svogliato.
«Ciao.» A volte la strozzerei proprio, avrebbe bisogno di un bel corso di galateo, ma tanto so che sarebbe inutile, lei è fatta così. Pazienza.
Dopo aver sollevato gli occhi al cielo per un istante proseguo, cercando di apparire tranquilla, il che non è molto difficile, visto che generalmente i vampiri non provano vere e proprie emozioni.
«Dicevamo? Ah si… Potrebbe esserci d’aiuto, vede, il nostro rifugio è stato fatto esplodere, non so se ha sentito parlare di quella casa esplosa per una fuga di gas, ieri notte…» il tono tra il vago e l’interrogativo. Ivan annuisce appena senza aggiungere nulla. «Bene, ecco, noi saremmo in cerca di un rifugio nuovo, quindi avremmo bisogno di un posto temporaneo in cui stare. Visto che abbiamo sentito molto parlare di voi e che vi abbiamo trovati in giro stavo pensando di approfittare della vostra gentilezza per chiedervi rifugio per la notte.»
Ivan mi ascolta attentamente, quindi lancia un’occhiata a Fandango e a Mario, entrambi hanno la stessa reazione, alzano le spalle e fanno una smorfia del tipo “E che ne so io??”. Lui annuisce.
«Si potrebbe fare, anzi si potrebbe fare di meglio.» Eccolo che arriva con la sua proposta.
«Se voi ci aiutate nelle nostre ricerche per qualche notte, noi potremmo fornirvi un rifugio temporaneo, almeno fino a quando vorrete aiutarci, ovvio. Che ne dite?» Quasi quasi spererei che Selene gli tirasse un pugno in faccia, ma lei è troppo concentrata a guardarsi attorno, scommetto che nella sua testolina ronzano piani di battaglia nel caso le cose si mettessero male. Il che non è male.
Incrocio le braccia al petto e sorrido pensando tra me e me, annuendo poi “Va bene Sam, stai buona adesso e comportati da brava vampira sabbatica quale NON sei.”
«D’accordo affare fatto.» Allungo la mano a stringere quella di Ivan, patto fatto.
Lui stringe rapidamente la mia mano, quindi ci fa cenno di avviarci verso le loro macchine.
«Prego, da questa parte allora.»
Scuoto il capo e accenno alle moto dietro di noi, verso le quali Selene si è già avviata,
«Vi seguiamo, abbiamo i nostri mezzi.» Ma qualche cosa sembra andare storto, l’espressione di Ivan cambia all’improvviso e senza nemmeno accorgermene mi ritrovo Mario che mi strattona per il bavero della giacca, sibilando a denti stretti.
«Dove l’hai presa quella???» La sua voce è minacciosa, tagliente, come la lama che ancora stringe in mano. Selene si accorge che qualcosa non va, accende la moto e si avvicina cercando di colpire l’assassino per allontanarlo da me.
«Ehi! Giù le mani amico, hai dei problemi?»
Ahi, si mette male, quando Selene è nervosa combina sempre dei casini, la conosco bene, ma la sua manovra ha un parziale effetto: Mario mi lascia andare allontanandosi solo di un passo. Meglio di niente direi, però ora sono nervosa anche io.
«L’abbiamo trovata. Vicino al cimitero di S. Pietro. Era li, chiavi, zaino e tutto il resto, inoltre c’era questa…» estraggo di tasca la lettera porgendola a Ivan, sperando di aver preso quella giusta. Fortuna. Lo Tsimisce legge il biglietto e lo porge a Mario che scorre la riga, leggendola, rileggendola, consumando quasi il foglio con lo sguardo, incredulo, poi lo accartoccia e me lo scaglia addosso.
«Comunque quella è di Anita, quindi dammi le chiavi e non fare storie.»
Grrrrr!! Che inca****ura. “Stai calma Sam, stai calma…”
«Senti bello, ora quella è mia, che ti piaccia o no, quindi andiamo a questo… benedetto rifugio e piantiamola di giocare, noi siamo stanche, non puoi nemmeno lontanamente immaginare che razza di schifo abbiamo passato ok?»
A quel paese la diplomazia. Ivan si affianca a Mario, una fiamma compare sul palmo della sua mano, tutt’altro che normale, dato che non è una capacità del suo Clan. Che strano. Ma questo non è il momento per queste cose. Mario lo guarda, guarda la fiamma e poi la moto, quindi annuisce appena, un tacito consenso. Quando capisco che vogliono fare è già troppo tardi per fermarli.
Il fuoco viene scagliato? Appare dal nulla? Non lo so, so solo che la moto esplode. La luce intensa mi ferisce gli occhi, accecandomi. Mi accartoccio su me stessa, piagnucolando per il male, mentre sento mani forti e protettive che mi sostengono, impedendomi di cadere a terra come un sacco di patate. Selene sicuramente.
Sabbatici del c***o. Quasi quasi non me ne frega un c***o della missione. Fa****o. Infiltrarsi in questo branco di pazzi?? Ma che, stiamo scherzando??
Dopo il boato dell’esplosione silenzio per qualche istante, poi finalmente le orecchie tornano a funzionare normalmente.
Cani che abbaiano, le voci di gente che comincia ad accorrere al botto. Dobbiamo andarcene. Ma che dico? I sabbatici non scappano…
«Via di qui! Torniamo al rifugio. Ehi, voi due! Il patto è ancora valido, che fate?» non so chi sia, forse il Ductus… certo non mi sarei mai aspettata una fuga così da dei sabbatici, eppure…
Sento le mani di Selene che mi tirano su, non ci vedo niente. C***o!
La voce di Selene mi giunge vicino all’orecchio, preoccupata.
«Ehi, ce la fai?» Le stò quasi per dire di no, anche se in realtà a parte gli occhi non ho nessun’altro problema. Annuisco debolmente. La mia lingua serpentina esce dalle labbra, dandomi una vaga idea di cos’abbia intorno, giusto per riuscire a salire sulla moto di Selene senza fare la figura dell’idiota, lasciando che lei risponda per me.
«Veniamo con voi.» poi abbassa la voce « Fo****i sabbatici, tieniti stretta a me…»
Le cingo la vita e mi appoggio alla sua schiena con il viso, mettendo il broncio. Sono inca****a, non per la moto, ma per i miei occhi. Ora per tornare a vederci bene dovrò avere parecchia pazienza.

¤.(¯`´¯)¸.¤

Due notti.
Due notti senza riuscire a fare un metro senza sbattere da qualche parte.
Due notti per recuperare quasi del tutto la vista.
Ed è poco, credetemi. Poteva andare peggio in effetti. Per fortuna che ci hanno ospitato comunque questi qui, altrimenti mi sarei inc****ta di più.
Nel mentre aspettavamo che i miei occhi tornassero a vedere ci hanno spiegato quello che dovremmo fare per aiutarli.
Ci spiegano che le mappe che abbiamo trovato nello zaino sono effettivamente le mappe delle fognature.
Quando li abbiamo incontrati stavano giust’appunto per scendere per un sopralluogo, alla ricerca di un’abbazia sotterranea, di non si sa bene che culto.
Il fatto è che la cosa fa estremamente comodo a Selene e me, perché anche noi stavamo cercando un’abbazia per conto di un certo Del Duca…
Comunque ci spiegano anche il motivo del loro nervosismi.
Quella stessa notte la loro Reverenda ed un’altra componente del Branco si erano allontanate, lasciandoli senza guida spirituale.
Alyssa McKendrik, Clan Lasombra, la Reverenda ed Anita Blake, Clan Giovanni… già, la ex padrona della moto esplosa, proprietaria anche dello zaino in cui ho trovato le mappe, i vestiti e tutto il resto.
Non ci hanno voluto spiegare in che modo se ne siano andate o perché, il che m’induce a pensare che ci sia qualche cosa di poco pulito sotto, ma scopriremo anche questo, con calma, infondo il nostro lavoro è appena iniziato, e si prospetta molto lungo e faticoso.
Ma Selene ed io siamo tipe toste, ce la faremo.

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