[Storie] Kain – Capitolo 2

Ormai le carte sono in tavola…
Forse non per tutti…. Anzi, solo per lui…
Col cuore pesante si avvicina al portone dell’appartamento di Ilena, quei maledetti licantropi, la fuga…. e la mente di Deborah segnata da quelle spaventose visioni… forse era troppo debole, forse ha sbagliato. Questo Kain non lo saprà mai ma ormai ha scelto.
“Non puoi più restare, sei un pericolo per noi e per te stessa…” Aveva annunciato con voce gelida, ma il cuore gli scoppiava di tristezza. I due scalini che lo separavano dal portone, il suono attutito del campanello. Poteva sentire chiaramente i passi dei piedi nudi di Ilena sul pavimento mentre si avvicinava al citofono… poi la sua voce “Chi è?” La sua risposta non tremò “Kain.”
Le rampe di scale volavano sotto i suoi passi rapidi e leggeri come il vento. Lo scatto della serratura, il viso di lei che compare nella penombra. D’istinto le guarda i piedi. Erano i suoi… scalzi. La porta si apre sull’appartamento luminoso, quasi abbagliante nel suo bianco-rosa infantile. Il chiacchierìo della Tv, l’odore del caffè appena fatto, il calore dei termosifoni, il calore degli umani. Senza ombra di timore lei lo lascia entrare… lascia entrare lui… un Vampiro, una creatura della notte, un Non-morto… Figlio di Caino, assassino e crudele. La sala è grande. Sente la porta richiudersi alle sue spalle, Ilena che si muove veloce e abbassa l’audio del televisore, poi chiama con voce dolce, quasi materna “Debby? Kain è venuto a trovarti!” Dall’altra stanza si sentono rumori concitati, quasi frenetici. Quando Kain gira lo sguardo, Deborah compare alla porta della stanza da letto nel suo pigiama azzurro cielo. Lo guarda con gli occhi stralunati, come se non sperasse più di rivederlo.
Ad un tratto lei si blocca, non parla, non risponde. Ilena parla di lei come se fosse una bambina spaurita “Lo fa spesso, poi passa…” Deborah, va a sedersi sul divano guardando fisso il vuoto davanti a lei… Kain le si avvicina e le si siede accanto. Il suo cuore trabocca di tristezza e rabbia, mentre l’abbraccia i suoi occhi si riempiono di lacrime vermiglie, le prende il viso tra le mani, lei si lascia condurre senza opporre la minima resistenza. Il suo viso è quello della creatura più dolce e indifesa della terra, una silenziosa vittima del destino, vittima del fascino della morte… Le labbra di Kain si abbassano sulle sue. Lei continua a fissare il vuoto accarezzando i lunghi capelli serici di lui con le sue dita leggere come il vento che muove l’erba a primavera.
Versando lacrime di sangue, Kain si alza e l’affida di nuovo a Ilena promettendo di tornare presto a trovarle ma nemmeno lui conosce le intricate tele del fato. Lascia dietro di sé l’odore di quel caldo rifugio umano, così carico di sentimenti eppure così fragile… fragile come l’animo di chi cede se stesso alle lunghe dita della notte.
La sua moto romba nel vialetto, sente il suo cuore tremare come quel motore. Un colpo all’acceleratore, un colpo secco, deciso, nervoso… E’ l’ora. La strada buia, così famigliare, quante volte l’avrà percorsa nelle chiare giornate di sole? Mai avrebbe sospettato che dietro al calore del giorno si celassero segreti tanto potenti. Le marce che scalano, il motore che rallenta e quell’auto scura, così carica di autorità. Kain cerca di mantenere il controllo, forse l’ultimo secondo e poi… non potrà più tornare indietro. Si gira inquieto, cercando nel cielo qualcosa che possa infondergli l’ultima scintilla di coraggio prima del grande evento. Ed eccola, la forma del corpo di Saigon che si libra pesantemente nel cielo come un tuono sospeso a mezz’aria tra le nubi nere della notte. Ormai non si torna più. La portiera si chiude, le ultime raccomandazioni di Morpheo, poi il silenzio.
“Cos’è… cosa mi succede? Solo un mese fa mi svegliavo all’alba, ora la mia vita è la notte, ora il mio destino sono le tenebre… Saigon… lo sento volare sopra l’auto, anche se è in alto posso sentirne il fruscio delle ali membranose nel buio… Forse un tempo anche lui aveva un’anima, forse il suo cuore è ferito quanto il mio… Non lo saprò mai… Il mio sanguina ancora, lui forse… porta cicatrici che si sono saldate nel tempo creando un’armatura indistruttibile a proteggere l’ultima goccia di sentimento che gli è rimasta…”
Il parcheggio è ampio, altre auto sono ferme negli spazi bianchi. Auto costose… Sono arrivati. Morpheo scende tranquillo, la sua voce è sempre rassicurante, calma: “Se si mette male scappa… scappa più veloce che puoi….Lascia tutto in auto, non rischiamo più del dovuto…” Kain obbedisce e lancia l’ultimo sguardo al demone, al suo ghigno divertito…
Il corridoio sembra interminabile, si scioglie nella luce argentea della notte come un tunnel senza fine; i loro passi risuonano sul pavimento lucido. Niente armi, niente aiuto se non la vaga speranza che quel coglione di Saigon intervenga al momento opportuno con i suoi sicari… a portarli via da…. Sette Anziani… Kain cammina con la testa bassa dietro la guida che li sta scortando alla sala principale… sente quasi il battito umano del suo cuore senza vita.
La porta è di vetro. Ormai li hanno visti. Il passo al di là di quella soglia è un passo decisivo, un contratto su cui tracci la tua firma col sangue e dal quale non puoi recedere. Morpheo appoggia la mano sul battente guardando Kain, forse si è accorto del suo nervosismo… lo sguardo del Sire è comprensivo ma ormai il destino ha suonato i suoi rintocchi. Ora nulla lo separa da quei volti cerei… un tavolo semicircolare sepolto nel buio, sette candele nere che brillano nel buio. Morpheo sussurra “Quando le candele si spegneranno gli Anziani non avranno più nulla da dirti….” Kain procede inchinandosi dinnanzi a loro, un fremito, stanno guardando tutti dentro di lui… sanno… sanno della diablerie… Il Vampiro al centro del tavolo parla per primo: “Conosci la gravità del tuo delitto vero?” Kain sussurra: “Sì”… Un alito di vento gelido passa per la stanza. Le fiammelle tremano e si spengono. Un attimo prima dell’apocalisse Kain riesce solo a intuire di aver pensato per un istante a Saigon, poi il suo sangue sembra ribollire… sembra voler uscire da lui, evaporare attraverso la sua pelle… Kain lancia una fiamma verso l’anziano ma il suo fuoco gli brilla attraverso come se egli fosse uno spettro terribile senza la minima intenzione di dargli tregua…
Rosso… i suoi occhi si velano di rosso… scorge la figura di Morpheo accasciarsi di fianco a lui prima di piombare a terra… Manca poco alla fine… forse riuscirebbe ad alzarsi… forse… potrebbe riuscire a…
Le porte della sala esplodono in un fragore di vetro. Tre figure umane vestite di tutto punto fanno irruzione a testa alta e con un sorriso maligno dipinto sul volto. Kain riconosce Saigon in testa… gli altri non li aveva ancora visti… I vampiri hanno un attimo di esitazione, è sufficiente. Le tre sagome si allargano a dismisura, i capelli scompaiono nelle teste cornute, le bocche si aprono in ringhi bavosi e i loro sorrisi perfetti diventano morse cariche di scomposte punte acuminate. Le loro dita si allungano in artigli possenti, le gambe sottili si gonfiano contorcendosi in pose animalesche… le zampe di Saigon… Gli altri sono simili… Metztli… Haborym…
Uno dei due si gira verso Kain. Il giovane vampiro non vede che quel ghigno orribile… il dolore… la fine… poi… Il Terrore. Kain scatta in piedi ignorando quell’atroce sofferenza e si precipita nel corridoio. Percepisce appena gli artigli che bloccano la sua corsa furiosa verso l’aria aperta, il tremendo colpo diretto alla sua gola, sangue…

un Inferno rosso sangue…
nella sua mente risuona la voce dell’Anziano che emette la sua sentenza:

CACCIA di SANGUE!

Prendetelo!
Uccidetelo!
Versate il sangue del peccatore e lavate la sua Colpa!

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