Gianluigi Sansuini

Vero nome: Gialuigi Sansuini
Alias: Il Prof

Clan: Panders

Personaggio della Cronaca:
Lavoro sporco

Precedentemente:
• La resurrezione del Padre
• La lunga strada verso casa
Scherzetto o… SCHERZONE?!?!?! – One Shot
Demoni in affitto
Gummy clown from space – One shot
Alpha&Omega

Professore in biotecnologie, è diventato vampiro per errore. Dapprima incapace di accettare la propria nuova natura, ne rimane infine affascinato dalle estremamente interessanti possibilità.

Background

*Trentadue anni. Cristo se sto invecchiando*
Era ciò a cui pensavo quando, dopo quattro ringhi assordanti e qualche colpo a vuoto, mi sentii sollevato e gettato in aria. Ricordo nitidamente: il vento, il rumore di ossa che si rompevano ed il cielo notturno.
Gianluigi Sansuini. Un nome, un programma. Sono sempre stato un piccolo ragazzino curioso. A scuola me la cavavo ma è stato alle superiori che il mio amore verso le scienze esplose. Vinsi anche alcuni premi. Ero desideroso di scoprire tutti i misteri che ancora dovevano essere svelati. Fu in quel periodo che i miei decisero che la scuola non faceva per me. Già, i classici uomini e donne del signore, forse più estremisti. Immaginateli come dei bigotti cattolici, ma con fruste e strumenti per l’autolesionismo. Non volevano che la teoria di Darwin mi venisse insegnata, ma quando videro la mia passione crescere decisero che, per salvarmi l’anima, era necessario trasferirsi. Quale ironia.
La chiamavano la ‘’Scuola del Signore’’. Che si traduceva in una stanza data in affitto dalla chiesa nella quale veniva impartita la ‘’dottrina cristiana’’ ai bambini in età adolescenziale. Un incubo. O almeno lo era per me. Si passava quasi la totalità del tempo a pregare. Pregavo anche io; desideravo non essere li. Che poi puntavano all’insegnamento sull’amare il prossimo tuo come te stesso. Quello lo capisco. Ma allora perché c’era tutta quella ipocrisia, quell’odio represso e quella volontà di essere migliori per forza? Furono i miei tempi bui. La mia mente era altrove, sui pochi libri delle scienze che riuscivo a rubacchiare in biblioteca quando riuscivo ad evitare la chiesa.
A ‘’scuola’’ le giornate erano lunghe ed interminabili, giorni che sembravano mesi. Persi due anni di studio per questo Dio. Ai miei sembrava non entrargli nulla in testa. Convincerli a farmi tornare alla scuola pubblica sembrava qualcosa in cui solo un pazzo Malkavo con cilindro sarebbe potuto riuscire. Persi le speranze. E proprio quando stavo per abbandonarmi alla ‘’volontà del Signore’’, i miei fecero un incidente d’auto.
Al funerale piansi. C’erano poche persone, per la maggior parte gli appartenenti alla chiesa che frequentavano. I nostri parenti non volevano più avere a che fare con noi da quando i miei avevano visto ‘’la Madonna’’. Io avrei fatto lo stesso. Ma quando sei lì, davanti ai loro corpi senza vita, a pensare che comunque, anche se avessero delle idee del cazzo, ti hanno dato da mangiare e nutrito per quel che potevano, la nostalgia e il pensiero di non averli più come ‘’nemici’’ contro cui focalizzare il tuo odio per la tua vita da schifo, un po’ di tristezza ti assale.
Ero maggiorenne quando se ne andarono. Decisi di riprendermi la mia vita. Abbandonai la chiesa, persone gentili, ma con armadi pieni di scheletri e falsi sorrisi. Mi iscrissi di nuovo alla scuola pubblica e riuscì a terminare il liceo grazie a dei fondi stanziati dallo stato per ragazzi nella mia situazione. Fu qui che conobbi Marco. Divenne ben presto un mio caro amico. Nutrivamo la stessa passione per le scienze, e fu lui a farmi scoprire il mondo dell’informatica.
Diciamo che da questo punto in poi la mia vita sembrava aver finalmente preso una piega che mi piaceva. Con Marco riuscii anche a concedermi tutte quelle cose che nel clima di oppressione che esisteva con i miei non potevo nemmeno sognare. La mia prima fiamma: Isabella. Un nome soave, che non se ne sentono più in giro, per me lei era speciale. Ma io non lo ero per lei e quindi rompemmo dopo qualche anno.
Terminai le superiori con voti abbastanza lodevoli, e decisi assieme a Marco di iscrivermi a Biologia all’università di Urbino. Fu difficile i primi tempi, lo stacco tra liceo e università era tangibile. Si respirava un’aria di libertà della quale sono difficili tenere le redini e che se le lasci andare è la fine. Avere una persona nella tua stessa situazione però rafforza la tua volontà di non mollare tutto ed è ciò che mi ha portato a terminare la triennale.
I fondi a questo punto finirono e mi dovetti cercare un lavoro. Trovai un posto come lavapiatti in un ristorante di Urbino. Umile, è vero, ma mi permetteva di trovare i soldi per mangiare e pagarmi le tasse e continuare così i miei studi. Un periodo abbastanza felice e appagante, anche se duro per via dei mille impegni. Trascorsi così i miei 25-30 anni, lavorando e studiando. A 29 anni conseguii il dottorato di ricerca ad Urbino e trovai un posto come ricercatore a tempo indeterminato. Avevo finalmente raggiunto ciò che stavo cercando.
Il destino però non aveva ancora finito con me.
Passarono due anni dopo la festa per il dottorato. Che serata quella; Giulia non era mai stata così incantevole come in quella sera. Mi trovavo in strada, credo fosse l’una di notte o giù di lì. Ricordo che pensavo all’inefficienza dei pullman che girano nella provincia di Pesaro e Urbino, ed al fatto che mi aspettavano due o tre chilometri di camminata per ritornare a casa. Pensavo ai 14 anni passati dietro ai pullman e che forse era giunto il momento di comprarsi una macchina. *Trentadue anni. Cristo se sto invecchiando*.
Stavo passando su di un ponte quando due esseri non ben identificati decisero che quello sarebbe diventato il terreno del loro scontro. Nella foga della battaglia venni colpito e sbalzato per aria. Caddi per qualche secondo e al momento dell’impatto sentii un fortissimo dolore alla schiena che però scomparve molto velocemente, segno ineluttabile che la vita stava lasciando il mio corpo. Con gli ultimi attimi di lucidità vidi le due figure avvinghiate sul bordo della ringhiera del ponte. E poi niente. Buio totale.
Tutto d’un tratto mi ritrovai in movimento al buio. Sentivo chiaramente un rumore di motore e due persone, un uomo ed una donna dall’accento russo, che parlavano all’interno dell’abitacolo.
Questo è tutto ciò che successe da quando nacqui a quando quei due mi ritrovarono. Non so chi sia stato a mettermi lì dentro né il motivo, so solo che il vampiro che mi ha sfortunatamente dato vita è uno stronzo bastardo.
E ora uscite! Sto cercando di far parlare l’orsacchiotto rosa che vedete all’entrata, e non è una cosa semplice. No. Non sono pazzo, quello è il Malkavo. Io sono il Prof.

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