Filippo “Shannik” Rossini

Shannik

Vero nome: Michele
Alias: Shannik

Clan: Brujah Antitribu

Personaggio della Cronaca:
Le notti dai lunghi artigli

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Angelo…
Shannik

«…Davvero un bravo ragazzo, non meritava una fine così tragica…» una fine, dicevano…
«…Aveva preso una laurea da poco, non aveva ancora un lavoro… Aveva perfino rinunciato alle sue vacanze per andare a quel seminario… Se non l’avesse mai fatto…» Già, se non l’avessi mai fatto. Sarei ancora un povero, piccolo uomo. La fine? No, questo è solo un nuovo inizio.
Forse l’inizio di qualcosa di migliore.
Mi capita spesso di rileggere l’articolo del Corriere del giorno dopo la mia “morte”…
“Morto giovane neolaureato italiano, il corpo carbonizzato e irriconoscibile, identificato solo grazie ai documenti…”
Certo, i documenti che ho lasciato al fianco del corpo di quel povero irlandese innocente. Ma sono davvero così stupidi i poliziotti in Irlanda? Sapevo in Italia, ma… Non ha importanza. Era l’ultimo giorno di permanenza, dopo il seminario di Lingua, Cultura e Religione dei popoli celti. Avevo deciso di frequentarlo, vista la recente moda di riscoprire credenze e tradizioni di popoli lontani. E sono contento di averlo fatto, perché ho anche io riscoperto una credenza. Ma non una credenza tipica del posto…
Era sera e stavo per raggiungere il mio albergo. Un elegante signore, sulla cinquantina, mi fermò in un vicolo. Lo avevo visto al seminario e gli chiesi cosa ne pensava. Lui eluse la domanda e me ne pose una a sua volta, con un accento veneziano molto marcato, accento e domanda che non dimenticherò mai: «Cosa sai sui vampiri?».
Io gli risposi le solite cose, le leggende della Transilvania, il libro di Stocker, i collegamenti con l’emofilia…
Lui ascoltò incuriosito e solo quando ebbi finito di esporre la mia, capisco solo ora quanto inutile, conoscenza lui parlò di nuovo.
«Tu credi a quelle storie?» mi chiese.
No, certo che non ci credevo. Come potevo credere a quelle storielle raccontate per spaventare i bambini? Neanche i film di Dracula mi avevano mai colpito. La sua risposta fu veloce: mi saltò addosso, con una velocità che non avrei raggiunto io, ventiseienne in buona forma. Mi azzannò e mi prosciugò lentamente, parlandomi della verità.
Io ascoltavo, soffrendo, ma non riuscivo ad urlare.
Ascoltai ed ascoltai, fino quando l’ultima goccia del mio sangue non finì sulla lingua del mio assalitore. Non so in che modo, ma mi diede parte del suo sangue.
Mi risvegliai, con la gola riarsa, che bruciava per la sete. Mi stava tenendo fermo, con una forza sovrumana. Tenendomi chiusa la bocca con una mano, stando attento che non la mordessi, aprì con un calcio una porta del vicolo e mi buttò dentro. Nella casa un giovane solitario stava studiando, scena che era molto familiare. Lui lo colpì al volto, uccidendolo all’istante e mi avvicinò il cadavere alla bocca, incidendogli la gola con le unghie. L’odore di sangue mi fece impazzire e come una belva prosciugai il cadavere. Dopo aver ripreso il controllo, presi il cadavere e lo bruciai, lasciando nelle vicinanze il mio portafoglio, opportunamente svuotato.
La mia trasformazione fu radicale e non solo nella mia mente. Diventai nell’arco di poco tempo una creatura cinica ed aggressiva, non più il ragazzo buono e disponibile che ero stato da vivo. Ma anche il mio corpo cambiò, mentre proseguivo con gli insegnamenti del mio Sire. Il mio corpo aumentava di dimensione di mese in mese, arrivando ai due metri di altezza. I miei muscoli aumentarono incredibilmente di volume, grazie alla forza sovrannaturale del sangue. Il mio Sire mi stava addestrando a diventare un Guardiano, carica tramandata di generazione in generazione da una ristretta cerchia di Lasombra. Il mio compito sarebbe stato quello di custodire il mio clan. Conobbi altri del mio stesso sangue, ma il mio carattere chiuso, solitario ed ancora più acido di prima m’impediva ancora più che in vita di avere una, che bel gioco di parole, vita sociale attiva. Ma il mio Sire era contento di questo, poiché mi lasciava tempo di proseguire i miei studi.
Conobbi altri vampiri importanti, un anziano come il mio Sire che mi presentò la sua nuova figlia, Luna. Ma fummo presentati così velocemente che difficilmente lei si ricorderà di me. Quando cominciai a padroneggiare bene i miei poteri ed a comprendere i rischi e vantaggi di questa nuova non-vita, ritornammo in Italia, a Milano. Li, all’insaputa del mio Sire e del mio clan, feci una nuova conoscenza inaspettata ma non sgradita.Conobbi una giovane donna, molto bella, pressochè della mia età mortale. Era come un angelo e con lei mi riavvicinai a quello che ero prima di diventare ciò che sono. Quello a cui non ero preparato, però, era la sua vera natura.
Ci incontravamo segretamente in una libreria sempre aperta, e sorseggiavamo entrambi un cappuccino nel bar vicino almeno due volte la settimana. Ma una di quelle magiche sere, passeggiando in un solitario parco, lei mi abbracciò e mi disse:
«Voglio farti un dono, un dono che reca con se una grande maledizione. Ma so che, in questo modo, vivrò sempre nel tuo cuore.»
E mi morse dolcemente il collo.
Non ero paralizzato, ma non volevo muovermi. Quando cominciò a bere la allontanai, dicendole che era arrivata tardi. Avevo già il dono che voleva farmi e parlando ancora con lei in quel parco, fui felice di non averlo ricevuto da lei. Poiché la paura del fuoco, l’odio del sole e la sete di sangue sono semplici fastidi, se paragonati a ciò che sarei stato destinato a fare se fossi stato sua prole.
Lei era una Vera Salubre ed io, per sopravvivere al cambiamento, sarei stato costretto ad uccidere.
Voi dire che non vi è amore dopo la morte, giusto? I Sire vi hanno detto che il cuore morto di un vampiro non può amare vero? Beh, non DOVREBBE farlo, per non far soffrire un vivo ed un morto. Ma può…
Contravvenendo alle regole di entrambi i nostri clan parlammo dei nostri segreti, dei nostri rifugi e dei nostri poteri. Mentre il mio Sire lamentava la mia pigrizia nel continuare gli studi del potere del mio clan, segretamente, ogni notte, studiavo, provavo e sperimentavo l’arte magica della guarigione Salubre. Lei era veramente un angelo ed al suo fianco lo sarei diventato anche io.
Lei venne uccisa. Dalle mani del mio Sire.
Avrei preferito morire o ucciderla io stesso per farla rimanere nel mio cuore.
Lo odiai. Lo odia profondamente e lo sfidai a Monomachia.
Lo sconfissi con tutta la furia che avevo e, davanti al Vescovo ed a tutti i Sacerdoti dei vari branchi, strappai il suo cuore e lo bevvi. E sentii di nuovo la dolce voce di Viola a ricordarmi che sarebbe vissuta per sempre nel mio cuore…
Dopo il duello mi esiliai volontariamente nella recentemente sorta Città Libera di Viadana, vicina alle mie terre natali.
Mi sono unito ad un branco locale, poiché questo branco contiene una Sorella da difendere. Inizierò una nuova non-vita. Ricomincerò tutto in un luogo diverso, in un momento diverso. Ma questa volta, con l’amore nel cuore e la certezza di non essere un demone o una belva.
Io sono un Angelo.

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