[Documenti] Veritas Diario

Dal diario di Bertrand De Laurent

Quella notte, per la prima volta, mi trovai faccia a faccia con uno di quei mostri.
Avevo paura.
Ma nessuno può definirsi coraggioso se prima non ha conosciuto la paura, quella vera.

Trevor ed io stavamo viaggiando da giorni, ormai, mandati dai nostri signori in risposta alla lettera di Maria Angela, Madre Superiore del convento di Sant’Anna.
Fu un lungo viaggio, i nostri cavalli erano stremati e dai boschi, la notte, giungevano gli ululati delle Bestie di Luna. Il mio compagno di viaggio ed io non vedevamo l’ora di raggiungere la sicurezza del convento.
Seguimmo le indicazioni di un contadino, oltrepassammo Gubbio e cavalcammo fino al paese oggi conosciuto come Sigillo.
Un tempo non era che un ammasso di casupole di poveri contadini e pastori. Su di una collina poco distante dominava il paesaggio il convento di Sant’Anna. Una costruzione modesta, a quei tempi.
Ci fermammo di nuovo a chiedere la strada ad un uomo ed egli c’indicò un sentiero che saliva per la collina.
«Ma non ci andrei, fossi in voi. Da qualche tempo chiunque si avventuri lassù non fa ritorno e la notte… la notte… che grida orribili si sentono!!»
La supplica accorata dell’uomo non ci fermò, ma ci spinse a far correre i cavalli per raggiungere prima di sera il convento.
Fu la stessa Madre Superiore ad accoglierci. Una donnetta minuta e dal viso affilato, i tratti stravolti dall’angoscia e dalla paura, che ci condusse subito al cimitero. Una fossa era stata scavata, ma la cassa era posata ancora li accanto. Con il permesso della Madre Superiore aprimmo il coperchio e ci ritrovammo a guardare le spoglie di una suora.
«La poveretta è stata trovata morta poco prima del tramonto.» ci disse, ansiosa «Completamente dissanguata. Da allora è scomparsa una novizia.»
Studiando il corpo cereo della suora, le mani giunte al petto che stringevano una croce, le mani legate da un rosario benedetto, non fu difficile comprendere la causa della morte.
Aveva il collo maciullato a forza di morsi sul lato destro.
«La novizia scomparsa si chiamava Clara.» ci spiegò Maria Angela «L’avevamo accolta tredici anni fa. Era solo una bimba in fasce, docile e tranquilla. Ma negli ultimi tempi aveva mostrato una certa irrequietezza, non mangiava e si infliggeva punizioni corporali quasi tutte le sere. Pensavamo fosse il rifiuto della crescita…»
Allora, controllando quel morso, pensai che il morso di una tredicenne poteva corrispondere alle ferite sulla povera defunta. Ma mentre noi controllavamo il cadavere, la Madre Superiore continuò a parlare e ciò che ci raccontò ci raggelò.
«Oh, Dio…» pregò dolente «Sapevo che non avremmo dovuto accoglierla. Sua madre era un’eretica, faceva parte di un gruppo di folli che si nutrono di sangue e carne cruda…» Maria Angela scrollò il capo «Quei pazzi dicono che la Vergine in persona porti loro il cibo divino e che la loro prole sarà immortale. Molti sono stati catturati ed arsi al rogo, tra loro c’era anche la madre della piccola Clara. Così la portarono qui…»
Ricordo con chiarezza che allora un brivido mi percorse la schiena e guardando negli occhi Trevor seppi che anche lui aveva avvertito la mia stessa sensazione di gelo.
Quando la Madre Superiora ci accompagnò all’interno della foresteria per indicarci i nostri alloggi ci mostrò un oggetto avvolto in un panno di lino.
Un ciondolo d’oro. Un serpente che avvolgeva le spire attorno ad un calice ed i cui occhi erano due splendenti rubini.
«Questo era ciò che Clara indossava quando venne portata qui, apparteneva a sua madre, molte volte glielo avevamo visto indosso. Non l’ho mai mostrato a Clara, temevo fosse maligno e forse… forse lo è davvero.»
Rimanemmo sorpresi nell’osservare quell’oggetto così prezioso. Troppo prezioso perché una semplice contadina potesse possederlo.
Maria Angela ce lo consegnò e noi le consigliammo di far bruciare il corpo della sorella defunta. E per dedicarsi a quel compito, ci lasciò riposare finché il sole non fu scomparso del tutto e la notte non fu matura.
Era solo l’inizio, quello. L’inizio di una lunga scia di sangue e di violenza che si sarebbe protratta per i secoli successivi.
Uscimmo dal convento a notte fonda e c’incamminammo per il sentiero sulla collina.
Non fu difficile trovare Clara. Bastò seguire le urla di un povero disgraziato e poi le tracce disseminate per il bosco.
Quando la trovammo era riversa sul corpo esanime di un uomo. La bocca e la veste da novizia sporche di sangue, le mani piene di carne che porgeva verso il cielo.
«Perchè Dio? Perché mi hai trasformato in questo abominio?» diceva con voce accorata.
Abbassò lo sguardo e in lei non vidi la follia, ma una lucidità e una limpidezza senza eguali.
Clara capiva, non era impazzita. Nonostante quella ferocia nell’aggredire la sua vittima, Clara possedeva sufficiente lucidità per comprendere quanto stava succedendo.
Così scappò e noi la inseguimmo, la braccammo.
Non fu facile prenderla, non fu facile affrontare quei limpidi occhi da bambina, eppure dovemmo mettere fine alla sua esistenza.
Quando le strinsi la mano attorno all’esile collo le posi quella domanda che mi angosciava e mi pesava nell’animo.
«Tu cosa sei?»
Ma Clara non mi rispose. Pianse lacrime di sangue, spalancò le fauci in un ultimo tentativo di difendere la propria esistenza ed io non potei far altro che attingere al potere dormiente del sangue del mio signore ed ucciderla.
La risposta a quella domanda, oggi lo so, sarebbe stata più terribile del dubbio.
Da quella notte feci della paura la mia forza. Imparai una lezione preziosa, che mi avrebbe accompagnato per sempre:

Natura nihil tam abundans quam metus est
NIENTE IN NATURA E’ TANTO ABBONDANTE QUANTO LA PAURA

Ecco perché chi ci incute paura deve averne più di noi.
Clara beveva sangue e mangiava carne cruda, ma non temeva i raggi del sole. Mai sulla terra avevano camminato creature tanto pericolose, mai le avevamo viste prima, mai avevamo pensato potessero esistere, nemmeno leggendo e studiando ogni sorta di antico documento od iscrizione.
Creature talmente pericolose che la stessa stirpe di Caino da cacciatore potrebbe ritrovarsi preda.
Sono uomini e donne vivi, il loro cuore batte, si riproducono e la loro carne non brucia sotto i raggi del sole come farebbe quella di un qualunque Cainita.
Sono forti, le loro zanne sono taglienti quanto le nostre, ma la Fede non li tocca, poiché loro hanno Fede. Una Fede molto più pura di quella della stirpe della Notte.
La setta, che si fa chiamare “Veritatis Viribus” (Trad. Forza della Verità) si è diffusa a macchia d’olio in Italia e poi oltralpe, in Provenza.
E’ stato impossibile fermarli, ma li abbiamo rallentanti. Trevor ed io, in questi anni. Li abbiamo combattuti, confusi e studiati…

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