[Cronaca] Veritas Chapter 1.7

Chapter 1.7

Quello che ancora non riesco a capire è il motivo per cui da quando abbiamo iniziato questa missione mi sveglio ogni sera con qualche nuova sorpresa. Ho gli occhi aperti da qualche minuto e cerco di capire cosa c’è che non mi quadra.
Non è proprio una sensazione nuova, mi sembra più come… addormentata. Anzi, come appena sveglia. Non è possibile. Forse è il buco in testa, forse quella stronza di una cornacchia maledetta mi ha rovinato davvero un pezzo di cervello.
Dall’esterno della stanzetta sento dei passi e una porta chiudersi. La porta del bagno. Forse Leonore sta controllando il suo Bestio. No, impossibile. Ultimamente siamo “noi” col cuore che batte che ci svegliamo prima.
Tra l’altro, ho aperto gli occhi troppo semplicemente, senza nessuno sforzo per riprendere le funzioni della veglia.
Una vocetta canticchia in bagno. Nikky. Però l’acqua della doccia non scorre. Che cavolo ci fa in bagno? E alla fine ho il lampo di genio… e il mio corpo mi avvisa che forse sarebbe ora di sbrigarmi.
Mi alzo ed esco dalla stanza. Mi avvicino alla porta del bagno e batto sul legno con le nocche.
«Nikky esci dal bagno che mi serve!»
Lei blocca il canticchiare «Aspetta il tuo turno!» cinguetta.
Ma è fuori come un balcone!
«Nikky guarda che è urgente!»
Sento uno sbuffo, un trafficare di rubinetti e poi la porta si apre.
Lei sorride ed esce dal bagno passandomi davanti.
«Anche tu devi fare pipi?» domanda candida mentr si dirige in cucina senza aspettare una risposta.
«Sèh…» le bofonchio dietro e mi richiudo la porta alle spalle.
Mentre riallaccio i pantaloni mi rendo conto che sono passati più di quarant’anni dall’ultima volta che mi è capitato di alzare la tavoletta del cesso per qualcosa di diverso dal ficcarci dentro la testa di qualcuno. Mi fermo davanti allo specchio e mi rendo conto di fare davvero schifo. La maglietta nera ha assorbito una quantità oscena di sangue e un altro bel quantitativo è sparso e raggrumato tra la tempia sinistra e la spalla. Tolgo la maglietta con attenzione, cercando di non incasinare il lavoro di Greg, poi mi spoglio definitivamente e mi infilo sotto la doccia. Abbasso il getto perché non bagni la benda e lavo via tutto il sangue che posso. La cosa più inquietante di tutto ciò è che il Bestio è costretto ad assistere a tutte queste assurdità. lo osservo mentre sciacquo via il sapone e poi mi asciugo. Mi rivesto a metà ed esco dal bagno lasciandomi dietro la maglietta insanguinata. Ci penserò poi.
Quando sono nel corridoio mi raggiunge un odore decisamente invitante.
Latte… cacao… interessante. Cerco velocemente un’altra maglietta e mi rivesto dirigendomi in cucina. Nikky sta trafficando con i suoi esperimenti culinari e mi guarda in cagnesco, come se fossi li per compiere qualche azione nefanda. Poi qualcosa nel suo sguardo cambia e mi sorride «Dai siediti coglione.»
Come non detto. Però il suo sorriso non era male e lo ricambio mentre mi siedo al tavolo.
«Cos’è?»
Lei mi mette davanti una tazza «Latte al cioccolato. Non puoi capire…» e si annusa la sua tazza con aria sognante.
«Nikky…» la chiamo, lei non guarda nemmeno.
«Si?»
Assaggio il latte… buono! «Potrei abituarmi a fare colazione con te.»
Lei mi fulmina con un’occhiata degna del più spietato dei killer.
«Zik, mi sono veramente impegnata a dar fondo a quel poco di pietà che mi è rimasta per prepararti la colazione. Non approfittarne.»
La fisso. Mi viene da ridere, sollevo la mano in segno di scusa cercando di non strozzarmi col latte «Va bene, va bene, messaggio ricevuto!»
Per fortuna la sento ridacchiare mentre si gusta il suo latte come una gattina soddisfatta. Purtroppo la festa non dura molto.
Il Doc piomba in cucina con l’aria veramente incazzata «Che cazzo ci fai qui?»
Non so cosa rispondere. Poi decido per la verità e indico la tazza vuota «Colazione…»
Lui si avvicina a passi lunghi «Ti ho detto che devi rimanere di la!»
Non fiato. Mi prende per il colletto della maglia come se fossi un cucciolo che la mamma si porta in giro tenendolo per la collottola. Ok, lo devo assecondare. Non voglio arrivare alla Morte Ultima, in fin dei conti sono giovane… come vampiro.
Mi lascio trascinare in piedi mentre Nikky fissa la scena. Con aria curiosa domanda al Doc «Cosa hai intenzione di fare?»
Greg la fissa per un attimo come se avesse fatto la domanda più banale del mondo.
«sto pensando a come fargliela pagare per essersi alzato.»
Ecco, appunto, ma che domande del cazzo fa Nikky a volte!
Quello che non mi aspettavo di certo è l’abile intervento di Leonore che consiglia dalla porta.
«Castrazione!»
Ma la cosa che mi confonde definitivamente è la mano di Nikky che mi batte sulla spalla.
«Che peccato, proprio adesso che aveva appena iniziato a funzionarti…»
Basta. Prego che il Doc mi trascini via e per fortuna lo fa. Trattenendomi per la maglietta mi riporta nella stanzetta. Mi lascio buttare sul letto e lo osservo armeggiare, poi si gira di nuovo nella mia direzione «Questo farà male. Non urlare.»
Annuisco e tento di restare il più fermo possibile. Lo sento tagliare le bende sulla fronte ed armeggiare col lato sinistro della mia faccia. Sento le ossa scricchiolare, spaccarsi e riattaccarsi, come se mi stesse smontando e rimontando il cranio a martellate. Soltanto quando si ferma mi accorgo di aver trattenuto il respiro per non urlare.
Mi risistema le bende coprendomi tutto il viso. Ecco. Non ne avevo abbastanza del buco, adesso sembro una mummia. Un passo avanti. Dopo qualche minuto sento bussare. Il Doc apre la porta. Scambia qualche parola con qualcuno dei ragazzi e lascia entrare Ilena nella stanza, quindi esce, intimandomi ancora di non muovermi. Almeno stavolta non ha impedito l’accesso alla mia neonata.
Lei si avvicina tranquilla al letto e si siede sul bordo «Ho sentito che parlavano al telefono prima, stavano discutendo di… qualcosa. Credo abbiano capito dov’è la terza strega. Se non ho sentito male è a Tolosa.»
Annuisco con calma mentre ascolto la sua voce da ragazzina.
«Zik, credo che stiano chiamando il Vescovo. Sembra che si siano problemi a Gubbio. Mi hanno mandata di qui per via di quel Bertrand sai…»
Mi sollevo a sedere davanti a lei e le parlo piano attraverso le bende.
«A noi non interessano i segreti di Bertrand. A noi interessa il Sabbat e portiamo rispetto alle sue cariche.»
Lei sospira «Ma Nikky…» la fermo sollevando una mano davanti a me.
«Nikky farà la cosa giusta.» Lei annuisce, però non mi sembra troppo convinta, così continuo «Lo so che ha ascoltato i discorsi del vecchio e che sicuramente ci sarà qualcosa che nasconde, ma io mi fido di lei. So che non lascerebbe il Sabbat per proseguire missioni personali. Quando decidiamo da che parte stare, dobbiamo farlo fino in fondo e quando decidiamo che qualcuno è degno della nostra fiducia, dobbiamo dargliela senza remore nè timori. Il Sabbat è grande per questo.»
Di nuovo osservo i suoi occhi che vagano incerti sulle bende che mi coprono il viso. Sollevo la mano per passarla sulla sua guancia e lei me lo lascia fare. Le accarezzo la testa, sistemandole una ciocca di capelli dietro l’orecchio e cerco di essere più convincente «Ilena, ieri notte noi abbiamo combattuto per il Sabbat. Quando sono caduto con la testa rotta voi eravate lì, tu eri lì. Io lo sapevo che sareste arrivati, che tu avresti fatto qualunque cosa per aiutarmi. Le braccia che hanno stretto la strega assieme alle mie, erano le tue. Io mi sono fidato e tu c’eri. Significa che quando sarà il momento, per te ci sarò. Tu l’hai fatto per me. Io lo farò per te… questa è la fiducia. E comunque vadano le cose, tu avrai sempre la mia.»
Lei sorride, finalmente «Allora non ti è uscito proprio tutto il cervello da quel buco.»
Scuoto la testa e una fitta mi fa lacrimare l’occhio sinistro tingendo la benda di rosa.
«Ha troppo spazio attorno per trovare il buco.»
Mi sembra sollevata, quindi tento di continuare nella mia piccola missione.
La indico «Tu.» e poi mi indico «Io.».
Lei ridacchia e solleva la mano con le dita unite ed il palmo rivolto verso di me e mi dice «Stop.».
Annuisco, lei si indica gli occhi con l’indice e il medio «Vedo.» quindi solleva l’indice «Uno.» e descrive con lo stesso dito un quadrato davanti a se «Finestra.» poi mi traduce «Ce n’è uno alla finestra.»
Quindi sembra riflettere e porta la mano aperta sopra la testa «Mi serve copertura.»
Rido e la rimbecco scherzosamente «E ti serve copertura per un solo uomo alla finestra?»
Lei si stringe nelle spalle e sorride «Magari ce ne sono degli altri…»
Qualcuno bussa alla porta. Senza aprirla Nikky ci chiama «Venite di la.»
Ci guardiamo e ci alziamo in silenzio. La squadra al completo è nel soggiorno. Sembra che la loro discussione sia appena finita e la nostra Capo Branco ci informa «Domani sera si riparte per Gubbio. Il Vescovo è nei guai. DeGregori è DeSantis stanno cercando di respingere la Rosa Bianca; porteremo il nostro supporto. La strega è a Tolosa da almeno due anni; là ha la sua casa, il suo lavoro e un marito. Una settimana non cambierà la situazione.» annuisco convinto e osservo Ilena a cui sfugge un mezzo sorrisetto. Avevo ragione. Per noi gli ordini sono chiari e sensati, quindi non rimane altro da fare che prepararsi.
Hasad si alza ed esce in silenzio, non sempre è d’accordo con le nostre scelte, però ce ne frega poco visto che è solo un mercenario.
Il Doc si sposta in cucina e noi lo seguiamo. La sua aria solenne lascia chiaramente ad intendere che è il momento del rito che unisce il Branco. Si chiama Vaulderie.
Viene officiato prima delle battaglie da chi ha maggior peso spirituale all’interno della squadra. Greg cerca un coltello e una ciotola nella credenza. Senza una parola, Nikky si mette di fianco a lui, a destra. Io mi posiziono alla destra di Nikky e Leonore alla mia.
Ilena rimane leggermente in disparte, ma le indico il posto tra Leonore e il Doc.
Ognuno di noi versa il sangue nella coppa improvvisata tagliandosi col coltello da cucina.
Una volta giunto il turno di Leonore, dovrebbe passare il coltello e la coppa ad Ilena; invece, Leonore osserva Greg che allunga la mano a riprendere gli strumenti rituali. Solo quando la ciotola è tra le sue mani ed il coltello è sul tavolo, fa cenno ad Ilena di avvicinarsi. Lei fa un passo avanti prendendo posto e mi fissa. Si, anche io la guardo; tento di farle capire che però non posso interrompere il rito per darle spiegazioni e lei sembra capire perfettamente. Fa quello che deve fare, beve dalla coppa dopo tutti noi e la ripassa a Greg. Le annuisco con orgoglio. Non è un bravo soldato, è un ottimo soldato e dimostra di aver capito alla perfezione il mio discorso di poco prima o per lo meno di fidarsi ciecamente di me. Non la farò certo pentire della scelta che ha fatto.

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