[Cronaca] Veritas Chapter 1.6

Chapter 1.6

Il tragitto fino al rifugio mi sembra un viaggio per l’inferno. Il lato sinistro del viso è quasi insensibile e l’occhio sembra voler schizzare fuori dall’orbita.
Non so se stia guidando Greg o Nikky o Leonore, ma chiunque sia è un assassino; almeno potrebbe tentare misericordiosamente di schivare qualche buca.
Il rifugio è un normalissimo appartamento con il garage nel seminterrato. Salgo le scale per arrivare all’ingresso impiegandoci più di un umano ottantenne.
Che umiliazione. Purtroppo non posso farci niente, ad ogni passo una fitta lancinante mi trapassa la testa.
La prima cosa che colgo entrando nell’appartamento è l’odore di fiori. Ce ne sono ovunque.
Ilena mi scorta fino al divano e mi ci lascio cadere sopra.
Per fortuna dopo qualche istante la vista mi si schiarisce e riesco a cogliere qualche commento caustico di Leonore sul fatto che il buco nella mia testa sia in realtà una porta sul nulla e cose simile.
Greg inizia a girare per casa verificando le blindature fissate all’interno delle finestre per non lasciar passare la luce del sole; poi si mette a sistemare i suoi attrezzi da allegro chirurgo in una stanza che dal soggiorno non vedo.
Leonore annuncia con fare giocoso che sistemerà il verme zannuto da lei amorevolmente battezzato con il nome di “Bestio” nel bagno.
Non me ne frega niente, inizio ad avere fame. sto per chiedere ad Ilena di portarmi del sangue quando arriva il Doc ad esaminare la ferita. Mi fa alzare e mi porta nella sua nuova, piccola stanzetta degli orrori. Mi domando dove sia finita la cavia precedente e spero vivamente di non dover essere il suo prossimo sollazzo. Forse potrei anche desiderare di essere lasciato nel furgone con l’altro idiota senza gambe ma non ne ho il tempo. Ormai sono disteso sul lettino ad una piazza e il Doc mi ha già tolto la stoffa insanguinata dalla testa per decidere cosa fare del mio cranio.
Per essere più comodo mi fa girare il viso verso destra, quindi verso il muro, quindi… non vedo cosa fa.
«Doc. ma se giro la testa mi esce il cervello?» domando.
E che ne so, io so soltanto che sono in difficoltà, che sento Greg trafficare e che forse chiunque al posto mio avrebbe almeno un po’ di fifa.
«No… non esiste niente che possa uscire da li.»
L’idea di mandarlo in vari e svariati pasti mi sfiora, però sta zitto, forse mi farà agonizzare di meno.
Quando lo scorgo riavvicinarsi cerco di seguire ogni suo movimento. Bende.
Tampona la ferita e la benda girando attorno alla testa. Infine risuona il verdetto.
«Rimani qui e non muoverti!»
Visto che sembra una minaccia cerco di essere accondiscendente.
«Si si!» mi metto comodo e continuo ad ascoltare tutto quello che fa finché non spegne la luce ed esce dalla stanza chiudendo la porta dietro di se.
Visto che manca poco all’alba non dovrebbe più tornare e riesco a calmarmi un po’ di più. Chiudo gli occhi ed aspetto. Non c’è molto altro da fare. Non ho nemmeno più la possibilità di attingere al sangue. Già ho fame, se esagero rischio la frenesia. Quello che potevo fare l’ho fatto.
Meglio un buco in testa a me che in testa a Nikky o a Ilena…
O al Doc.
Poco dopo sento la porta aprirsi di nuovo. Riapro gli occhi giusto in tempo per scorgere una figura che s’intrufola nella stanza e si avvicina al letto.
Allunga la mano ed accende la luce sul tavolino dietro la mia testa. Almeno non spacca gli occhi come il lampadario. Ilena mi osserva accucciandosi di fianco a me.
«Come stai?» parla piano, probabilmente per non farsi sentire dal Doc.
«Sangue. Mi serve… sangue.»
Lei si alza e si allontana dalla stanza uscendo con aria furtiva per tornare poco dopo con un paio di sacche. Me le allunga senza una parola e mi sorride quando mi sollevo mormorando un «Grazie» prima di affondare le zanne nella plastica.
Si siede di fronte a me sul bordo del lettino e mi osserva mentre m’ingozzo in silenzio.
Quando ho strizzato anche la seconda sacca il mondo mi sembra migliore. Lascio cadere l’involucro sul pavimento e torno a distendermi. Non ho più forze per continuare nel tentativo di rimarginare la ferita. Domani.
Lei passa le dita sui miei capelli e sulla maglietta.
«Sei pieno di sangue.»
Non me ne frega niente.
«Domani.» riesco solo a dar voce all’ultimo pensiero finché un’altra voce mi distrae.
«Ziklon! Finalmente!!»
Mi guardo attorno, non è entrato nessuno.
«Chi sei?» domando. Ilena mi guarda stranita ma sollevo una mano per farla tacere e lei non fiata. E’ una voce che conosco ed è nella mia testa. Spero che lei abbia capito anche se continua a fissarmi.
La voce risponde «Sono Alcina…» sembra un po’ delusa dal fatto che non l’abbia riconosciuta.
La Sibilla! Che figura di merda!
«Scusa, mi sento un po’ confuso…» cerco di rimediare, ma non sembra essersela presa troppo.
«Sono riuscita a contattare solo te perché sei quello che al momento ha meno pensieri.» ci risiamo…
Se aggiungessi che potrei avere anche meno cervello forse mi dimostrerebbe che è stronza come Leonore. Preferisco tacere e chiedere qualcosa di più utile.
«Abbiamo eliminato anche la seconda, ma dell’ultima Strega non abbiamo tracce per ora.»
Lei tace per qualche istante, poi mi stupisce.
«Ho avuto una visione della terza strega. E’ in un paese straniero, una ragazza molto normale. Non saprei come descrivertela.»
Ci penso un attimo «Puoi farmela vedere?»
Ilena si copre la bocca con le mani come se stesse per scoppiare a ridere. Sollevo minacciosamente l’indice per farle capire che è una cosa seria ma lei si stringe nelle spalle e continua a fissarmi con aria ilare.
La Sibilla per fortuna non può vederla… così continua «Sì, posso provarci ma mi devi aiutare. Concentrati.»
Chiudo gli occhi e do fondo alla mia volontà per lasciarla entrare nella mia mente e percepire le immagini della sua visione, ma alla fine mi esce solo un mormorio strozzato.
«Non ci riesco. Mi dispiace.»
Quando riapro gli occhi Ilena mi fissa ancora a bocca aperta. Sto cercando un modo per beccare la strega e lei mi sta per ridere in faccia. Non ha capito. la lascio perdere, le spiegherò dopo, non posso permettermi di perdere il contatto con Alcina. Mi serve qualcuno che possa aiutarmi, qualcuno di più “sensibile”. Nikky è un pietrone di granito; Ilena è troppo giovane e poi è del mio stesso sangue. Il Doc meglio lasciarlo perdere se si accorgesse che sto disubbidendo al suo ordine di riposo mi farebbe a pezzi. Sbuffo. Sbuffo di nuovo e poi mi rivolgo ad Ilena «Devi chiamarmi Leonore.»
Lei è ancora più sbigottita «Cosa?»
Non ho tempo «Ho bisogno di Leonore, vai a chiamarla.» prima che cambi idea… ma non aggiungo altro. per la seconda volta si alza ed esce dalla stanza. Mi domando: perché non Hasad? Semplice. Piuttosto mangio una merda. In realtà non me lo chiedo nemmeno, ma per dovere di cronaca devo pensare a tutti…
La Sibilla mi riprende «Zik, rimani concentrato.»
Ha ragione, non posso perdermi in altri pensieri.
In realtà ci mettono più del necessario, poi la porta si apre di nuovo e la graziosa Leonore fa il suo ingresso con la solita espressione che ha quando mi osserva e che sembra gridare “Cos’hai da rompere?”. Ilena entra dietro di lei e ad ogni buon conto chiude la porta e vi si appoggia con le spalle.
Sto cercando di restare concentrato e cerco di parlare il meno possibile, così spiego subito «Sono in contatto con Alcina. Deve farmi vedere una visione della terza Strega ma non ci riesco. Devi darmi una mano.»
Leonore sorride ed esulta «Oh la Sibilla! Cara! Come sta?»
Ma che cazzo di domanda è? Santa pazienza!
«Leonore, devi venire più vicina dammi la mano prima che la perda.»
Si, va bene, si avvicina come se fossi una brutta malattia e ripete «Si, ma la Sibilla come sta? Ti ho fatto una domanda!»
Sospiro. E’ irrecuperabile.
«Sta bene. Dai su, mi serve un contatto.» alzo la mano ma lei non si muove, come se potessi fare qualcosa di orribile; così la riappoggio sul letto col palmo verso il basso e dopo qualche smorfia la posa sulla mia.
Alcina torna a farsi sentire «Dille di non pensare a niente. Deve liberare la mente.»
Quando ripeto le parole della Sibilla, Leonore mi rimbecca «Ah, ecco perché con te c’è riuscita!»
Storco la bocca e faccio finta di niente. Si vede che però Leonore mi ascolta perché ad un tratto inizio a sentirle pettegolare. Poi sembra che si mettano d’accordo e finalmente la visione appare. Con la presenza di Leonore anche io riesco a scorgere le immagini più facilmente. Sono come spezzoni di un film di cui colgo alcuni dettagli. La scritta di un’insegna: “Kulturica”; un medaglione al collo di una ragazza ed il suo viso. La Targa di un’auto, un paese visto dall’alto.

kulturica

Vedo il giorno e la notte. Vedo la ragazza mutare essenza come la strana presenza in un sogno che diventa un incubo. La Strega!
Poi lentamente la visione si spegne… e le due piattole cominciano di nuovo a chiacchierare. La voce di Alcina sembra stanca.
«Grazie Leonore, cara, sai, stavo tentando di mostrare la visione a Zik, ma non ci riuscivo.»
A questo punto intervengo «Scusa tanto se sono qui con un buco in testa!»
Leonore sbuffa «Taci che potrei metterci dentro un dito!»
Alcina sghignazza «Ah, ma non era mica per quello che non ci riuscivo.»
Grazie tante… allora avevo ragione, è stronza come Leonore. Mi partono un paio di imprecazioni in austriaco. Per fortuna la Sibilla mi torna in soccorso, parlando sia a me che a Leonore.
«Ragazzi sono molto stanca. Mandarvi la visione è stato faticoso…»
Lascio che si salutino, poi sento la mano della bastar… di Leonore sollevarsi.
«Leonore…»
Lei si gira di nuovo verso di me con la sua solita faccia da “Che cazzo vuoi?”.
«Leonore, ho visto una targa nella visione… chiedi ad Hasad di cercarla, magari riduciamo l’area.»
Lei mi guarda schifata «Anche io l’ho vista.»
Scusa tanto… Fanculo…
Ilena si sposta dalla porta e la rompiscatole esce. Finalmente. Almeno ce l’abbiamo fatta,
Sorrido ad Ilena «Dai su, adesso è proprio ora di dormire…»
Lei annuisce, si avvicina al letto e spegne la luce. Una carezza mi sfiora la testa e poi la vedo uscire. La ferita fa un male d’inferno e di nuovo sento la voce nella testa.
«Zik?» basta…
«Mh?»
«Come stai?»
Borbotto a mezza voce mentre l’alba inizia a farsi opprimente «Di merda…»
Lei risponde in un sussurro «Riposa…»
Non so se sia una mia impressione ma un soffio tiepido mi sfiora il viso. Il dolore si attutisce e sento il contatto con Alcina spezzarsi. Si, sto meglio. Sorrido al buio. Prima o poi dovrò sdebitarmi con lei.

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