[Cronaca] Veritas Chapter 1.5

Chapter 1.5

Qualche ora dopo raggiungiamo il paesino vicino a Genova.
Seguo il resto del branco verso un palazzo dall’aria assolutamente tranquilla. Nikky suona un paio di campanelli e si fa aprire il portone.
Ci accoglie un tipo di mezza età, un giornalista, da quello che ho capito.
E’ abbastanza tranquillo. La moglie è una di noi. Se non rompe mi sta bene così, non faccio domande. Mentre gli altri si fanno spiegare gli spostamenti della strega ed aspettano notizie riguardo al rifugio, scendo in strada con Ilena.
E’ tutto assolutamente tranquillo.
Non so come mi baleni l’idea ma qualcuno mi ha raccontato di animali ghoul. A quanto pare, come il sangue di vampiro può legare un umano pur senza trasformarlo, la stessa cosa si può fare con gli animali. E che ci vorrà mai…
Gironzolo nei dintorni finché riesco ad acciuffare un gatto randagio.
Sotto lo sguardo schifato di Ilena mi apro la vena del polso coi canini e lascio che la bestiola lecchi il mio sangue.
Prendo il gatto per la collottola e lo appoggio sul tettuccio di un’auto in sosta. Tento di spiegare alla bestiola che deve cercarmi un corvo. Di primo acchito mi sembra di avercela fatta. Parte di corsa come un assassino. Con Ilena continuiamo ad osservare la strada tranquilla. Il gatto torna qualche minuto dopo con un corvo in bocca. Un normalissimo corvo. Scuoto la testa e mi accuccio aspettando che si avvicini.
Tutto tronfio mi appoggia la preda tra gli stivali.
«Ma no! Devi cercare un corvo molto più grande! Non è un corvo, è una strega, non è così piccolo non vedi?»
Il gatto mi fissa con aria da stupido e dietro le mie spalle sento la risatina soffocata di Ilena. Faccio appello a buona parte del mio autocontrollo per non riprenderla, soprattutto perché mi rendo conto anch’io dell’idiozia della situazione. Cerco nelle tasche un pezzetto di carta e una penna e provo a far capire al gatto cosa deve cercare. Come al solito sfiga vuole che il branco abbia già tutte le informazioni del caso ed esca dalla porta.
Volgo lo sguardo al cielo sentendo le prime parole di Greg.
«Devo trovare un modo per farlo smettere di figliare.» mi rialzo ed allungo foglio e penna a Leonore che mi sembra la più “artistica” tra noi per cercare di trovare una pseudo scusa con Greg che mi guarda malissimo.
«Non ho figliato, è solo un ghoul…»
Adesso è lui che alza gli occhi al cielo.
«Abbiamo la posizione della seconda, dai muoviamoci.» e si dirige al furgone con aria schifata. Nikky raccatta il randagio e sale sulla berlina. Scuoto la testa e osservo Ilena che tenta ancora di trattenersi dal ridere. Prendo il posto di guida sul furgone e mi metto in coda alla berlina guidata da Hasad. Il centro abitato che raggiungiamo è composto da una ventina di case in tutto. Le abitazioni sembrano incastrate nella montagna e la strada principale vi sfila in mezzo. Parcheggiamo appena fuori dal paese e scendiamo dai mezzi guardandoci attorno.
Nikky sembra annusare l’aria, il randagio si nasconde sotto la macchina.
Greg si avvia a piedi lungo la strada seguito da Leonore.
IlenaIlena ed io ci arriviamo con calma e decidiamo di farci una passeggiata. Con i fucili a tracolla prendiamo anche noi a camminare lungo la strada principale finché non vediamo Nikky passarci davanti come se sapesse esattamente dove andare. Istintivamente iniziamo a seguirla. Con la cosa dell’occhio scorgo Leonore che, a sua volta, prende la nostra stessa direzione.
Prima di fare troppa strada, tiro fuori il cellulare e avviso gli altri con un messaggio: “Nikky ha una traccia”. si muove con la sua naturale grazia felina. Ogni tanto si ferma, si guarda attorno e poi riprende il cammino. Ci sta portando fuori dal centro, verso la montagna. Le stiamo dietro, non troppo vicini per non “guastarle” la pista.
D’improvviso cambia direzione. Lascia la strada e s’inoltra nel bosco. Cercando di non fare troppo rumore Continuiamo a seguirla finché non la vediamo acquattarsi al riparo di un albero, tra il sottobosco folto.
Ci abbassiamo e la raggiungiamo rimanendo nell’ombra.
Si sta guardando attorno, come se fosse arrivata dove voleva ma non scorgesse l’obbiettivo.
Indosso il visore notturno e provo a guardarmi in giro. Non mi sembra che ci sia qualcosa o qualcuno. Niente.
Poi, per essere più sicuro, sollevo gli occhi. Ad una decina di metri di distanza, su un albero, è appollaiata una figura. Troppo grande per essere un uccello.
Appoggio la mano sulla spalla di Nikky per attirare la sua attenzione e glielo indico. Lei annuisce ed io mi guardo alle spalle per vedere chi ci ha raggiunto. In effetti Leonore e Greg sono a poca distanza. Non vedo Hasad, come al solito sarà nascosto.
Sto per lasciarmi scivolare in mano il fucile quando una sensazione strana mi raggiunge e sento la voce del Doc come un sussurro nell’aria immobile.
«Aspetta.»
Mi giro a guardarlo. Non si è mosso. Ha parlato soltanto nella mia testa. Sollevo la mano quel poco che basta a far capire ad Ilena di non muoversi. Lei rimane immobile.
Capisco ciò che dovevo attendere quando attorno a noi cessa ogni minimo rumore. Alla lettera. Quando Hasad attinge al potere del proprio sangue riesce a scomparire tra le ombre e riesce anche a creare zone di un silenzio sepolcrale all’interno delle quali potresti far esplodere un ordigno nucleare senza che all’esterno si senta un soffio. Per questo quelli della sua razza vengono chiamati “La Morte Silenziosa”. Al sopraggiungere della quiete mortale sfilo il fucile. Faccio cenno ad Ilena di avvicinarsi e mi preparo a sparare. Quando lei ha imbracciato la mitraglietta mi fa un cenno con la testa. Miro con attenzione e lascio partire il colpo. Sento il rinculo dell’arma contro la spalla. Vedo la scintilla uscire dalla canna del fucile ma non sento un suono.
La figura sull’albero sembra perdere l’equilibrio. Vedo la mitraglietta di Ilena battere contro la sua spalla mentre anche lei fa fuoco scaricando la raffica contro la sagoma che sembra dapprima cadere e poi planare come se riprendesse quota in volo. Dall’esterno della “zona morta” sento arrivare lo sparo di Leonore. Un altro scatto dell’uccellaccio. L’ha preso. Però si sta involando. Lascio cadere il fucile e sfilo uno dei pugnali di sorbo che mi ha allungato Hasad. Dicono che con le streghe funzioni. Spero soltanto di non fare lo stesso errore del giargianese e trovarmi con qualcos’altro di “vivo” addosso. Con la coda dell’occhio mi accorgo che Nikky sta sfilando una corda dal suo zaino. Non ho più tempo. Devo decidere in fretta.
Prendo una rincorsa sperando di non inciampare in qualche sasso o radice nascosti dall’erba alta e spicco il salto.
Riesco ad appoggiare lo stivale al tronco di un albero per darmi più spinta però ci metto troppa forza. Sento il legno cedere sotto al piede e tutto il tronco scricchiolare mentre l’albero inizia ad abbattersi nella mia direzione. Niente da fare. Così non la prendo più. Faccio l’ultima cosa che mi resta da fare prima di dovermi scansare per non farmi travolgere. Lancio il coltello. Non so come ma la prendo. Un altro scarto prima di essere travolti. Tento di deviare la traiettoria del salto e per un pelo mi trovo fuori portata. Leonore spara di nuovo e Nikky lancia il suo uncino di ferro agganciato alla corda.
Giro lo sguardo verso la bestiaccia e la vedo trascinarsi dietro il gancio, la corda e la ragazza. Ilena mi ha visto in mezzo e non ha sparato.
Vedo Greg che mi osserva. Anche lui sta attingendo al potere del proprio sangue e sta cambiando forma. Ogni volta che lo vedo diventare tanto orrendo mi rendo conto del perché quelli come lui li chiamano “Demoni”. Allaccia le dita delle mani e le porta davanti a se flettendo le ginocchia. Ho capito. Ma Hasad dove cazzo è? Poi porto la mano nel punto in cui tenevo il coltello e… me ne trovo un altro. Sorrido. Ecco dov’era!
Prendo una nuova rincorsa e mi lancio verso il Demone. Appoggio il piede sulle sue mani e mi lascio lanciare in aria. Stavolta il mio appoggio non cede. Sono a circa sei o sette metri da terra. perché ho fatto sta troiata? Non sono mica un gatto… perché?
L’unica risposta plausibile è che sono un coglione. Però mi trovo sopra al cornacchia. D’istinto cerco di prenderla per le ali. Cerco di chiuderle, di farle perdere il volo. Spero che rimanga concentrata sul non cadere ma… lei gira la testa ed affonda il becco all’altezza della mia tempia. Sento l’osso frantumarsi ed il sangue inizia a scorrere viscido e caldo sulla faccia. Non ho più molto a cui pensare. Stringo le braccia attorno alla bestiaccia e lascio che entrambi precipitiamo.
Nella caduta sbattiamo entrambi contro tutti i rami che ci si parano sotto.
L’unica cosa a cui penso è il non mollare la strega. L’urto col terreno è duro, però riesco a mantenere la presa anche se la testa mi sembra scoppiare ed il cervello minaccia di uscirmi dal buco che quella stronza mi ha fatto col becco.
Lotto con la poca forza che mi rimane finché riesco a sentire gli altri muoversi li attorno. Tra le gocce di sangue che mi appannano la vista vedo Greg allargare il becco del corvo e Leonore versarle qualcosa in gola. Sento le mani di Ilena infilarsi tra le mie braccia e trattenere le ali mentre Nikky la sta già legando. Quando smette di dibattersi mi sento trascinare indietro. Lascio che Ilena mi faccia sedere e guardi la ferita. sto perdendo le forze. Sono a corto di sangue e ci manca poco che mi venga da vomitare quando sento la sua voce allarmata spaccarmi il cranio in due.
«Zik! Zik!» percepisco i suoi movimenti. Si sta guardando attorno. Poi recupera qualcosa dallo zaino e mi schiaccia della stoffa contro la testa «Doc! Ha un buco in testa!»
Da dove il resto del branco sta finendo di bloccare la Strega che nel frattempo ha ripreso sembianze umane, arriva la voce di Leonore.
«Tanto non ha niente da perdere li dentro.»
Ilena continua a tenere la stoffa sul buco, poi parla piano.
«Tieni premuto.» e mi porta una mano sulla sua.
«Va bene Ilena, va bene, non morirò per questo.»
In effetti mi si stanno schiarendo le idee e riesco ad iniziare ad usare il potere del mio stesso sangue per rigenerare la ferita.
Mi accorgo di quanto è grave solo quando inizio ad avere veramente “fame” e la mia testa non sembra migliorare di molto.
Poco dopo sentiamo la voce di Hasad.
«L’ho trovato!» il branco trascina la Strega lungo il bosco seguendo l’assassino. Sorbo. Ecco cos’ha trovato Hasad. Ah, già, il modo giusto di uccidere la Strega.
Li osservo assicurarla alla pianta. Greg sfila lo straccetto da una molotov e cosparge di benzina la donna. Poi mi guarda. Infilo la mano in una tasca e trovo l’accendino. Mi avvicino a fatica ed appicco il fuoco. Prima che divampi giro sui tacchi ed appoggio il braccio sulle spalle di Ilena facendola voltare.
«Andiamo via.»
Non ho bisogno di mettermi alla prova per restare a guardare il falò e non ho proprio voglia di dover inseguire Ilena se dovesse spaventarsi e scappare.
Il fuoco. Non so se sia meglio o peggio dell’acqua santa, ma restare a guardarlo mette a dura prova l’autocontrollo di un vampiro. Continuando a tenere la stoffa ormai fradicia di sangue contro la tempia riprendo la strada del ritorno.
Lascio che Ilena mi cinga la vita col braccio esile e ne sento la forza innaturale che cerca di sostenermi. Mi va bene. Forse non mi odia poi così tanto.

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