[Cronaca] Veritas Chapter 1.4

Chapter 1.4

La sera successiva riapro gli occhi.
Incredibile, il posto è davvero sicuro.
Sollevo la testa di quel poco che mi permette di guardarmi attorno, fuori dai vetri bui del furgone.
Ilena si rigira e mi osserva. Già sveglia? Da quanto? Poi ride…
«Cazzo ridi?»
Lei si copre la bocca con la mano e mi indica. Sollevo il braccio ed abbasso lo specchietto retrovisore che, ormai, con il retro sigillato, non serve più a niente.
I capelli biondi e corti sono ancora tirati ordinatamente all’indietro. Incrocio i miei stessi occhi azzurri ma ho qualcosa… no! Qualche stronzo mi ha scritto “KILL” in fronte con un pennarello nero e dalla calligrafia di merda non può che essere stato uno solo. Hasad.
Senza emettere una sillaba scendo dal furgone e vado verso la berlina. Apro lo sportello e tiro fuori di peso Hasad. Dorme ancora. Ha fatto le ore piccole, si vede… ed ha avuto il tempo e la geniale idea di scrivermi in fronte.
«Ilena, prendi la corda!» e mi carico il libanese assassino in spalla. Senza una parola, Ilena mette la mitraglietta a tracolla e si arrabatta nel furgone per prendere la corda proprio mentre qualcuno riapre il portone del garage.
Esco senza guardare nessuno e mi dirigo al primo albero del giardino con la pargola alle costole. Tengo sollevato Hasad per le spalle appoggiandolo al tronco «Legalo!»
Mentre gira attorno all’albero ed all’assassino, Ilena sghignazza. Faccio finta di niente solo perché sono troppo incazzato per incazzarmi di più.
Non appena lei mi dice «Fatto!» lo lascio andare e le sfilo l’arma. Conto cinque passi e mi giro con l’arma in spalla. Aspetto solo che si svegli. Poco dopo solleva la testa e ride. Ho deciso di iniziare ad elencargli tutte le stronzate per cui ho la ferma intenzione di fucilarlo quando una voce arriva dalle mie spalle.
Penso che sia una delle voci più belle che abbia mai sentito, ma soprattutto mi parla nella mia lingua madre «Soldato! Abbassa le armi nel mio territorio e porgi il tuo saluto.»

ZIk_primaRimango interdetto. Ha ragione.
Abbasso l’arma dalla faccia sghignazzante di Hasad e mi giro verso la voce rispondendo nella stessa lingua «Avete ragione mia Signora. Chiedo perdono.»
La donna di classe che mi osserva indossa un abito elegante, con un copri-spalle d’altri tempi che mi riporta quasi a casa. Se osserva lo sberleffo sulla mia fronte non ne fa cenno e non ride. Le sono grato. Abbasso la testa ed Ilena, accanto a me, fa la stessa cosa. La donna torna a parlare in italiano «Il mio nome è Samanta e custodisco questi luoghi.» gran bei luoghi… la villa è a dir poco maestosa ed il giardino un’opera d’arte.
Per fortuna sopraggiunge Nikky a salvarmi il culo «Li scusi… sono giovani e indisciplinati, prenderò provvedimenti.» e mi fulmina con un’occhiata avvicinandosi.
Colgo la palla al balzo «Con permesso chiederei congedo.»
La donna sembra ora attirata da Nikky e mi fa solo un cenno d’assenso con la mano. Cerco di sgattaiolare verso il garage ma m’inchiodo vedendone uscire Greg e Leonore. Non che siano loro a stupirmi… a stupirmi è lo strano appoggio che Greg usa per camminare. Strano e… macabro.
«Cosa succede?» è Leonore a rispondere con garbo «Ha riposato male.» indica l’appoggio del Doc e non posso trattenermi.
«E’ quello che sembra?»
Ed è sempre Leonore a rispondere «Gli ha staccato le gambe.»
Giuro, se fossi umano vomiterei e per la verità la sensazione è molto reale «Credo che avrò da fare.» e continuo il mio viaggio verso il garage con Ilena al seguito. Davanti al portellone esito qualche istante. Non voglio sapere come mi ha ridotto l’interno. Che schifo!
Poi apro. Beh, pensavo peggio. Non c’è poi tutto lo sfacelo di sangue che ricordavo da quando in guerra amputavano le gambe ai feriti. Certo l’amico disteso con ancora le mani legate e la bocca chiusa provvisoriamente con un pezzo di American Tape non è proprio al massimo della forma «Ilena, fatti dare qualcosa per sistemare questo sangue.»
Lei non sembra sconvolta quanto me, almeno in apparenza. Si allontana alla ricerca di quello che le ho chiesto mentre mi occupo di spostare il prigioniero giù dal furgone. Mi guardo attorno e poi lo siedo temporaneamente contro il portellone aperto. Già che non fa un cazzo che si renda utile come ferma porta. Mentre aspetto Ilena mi sfrego la fronte con la mano cercando di cancellare l’insulto mentre il tizio ormai senza gambe mi fissa dal basso con aria stralunata. Non so cosa farci, sono morto da troppo tempo per preoccuparmi di qualcuno che forse non ha più futuro.
Quando torna la mia incontrollabile marmocchia con il secchio e gli stracci iniziamo a pulire il cassone del furgone. Solleviamo le varie casse per poter lavare sotto e cerchiamo di fare piuttosto in fretta.
Le voci che si sentivano fuori dal cortile sono pian piano sparite. Probabilmente hanno liberato Hasad e Greg e Leonore hanno intrattenuto la signora Samanta. In effetti, chi torna è Nikky.
«Zik, devi piantarla di farci fare queste figure del cazzo!»
Abbasso la testa. Ha ragione. Non cerco scuse. Ilena si gira e sistema la boccia di vetro con il verme soltanto per non intromettersi o non essere chiamata in causa.
«Scusa Nikky, non succederà più.»
Lei mi fulmina con gli occhi «Lo spero Zik.» per fortuna il cellulare squilla. Un messaggio. Lei continua a fissarmi mentre leggo.
«Chi è?» la sua non è proprio una domanda e io non ho nulla da nascondere.
«Hasad. Sta perlustrando il giardino e credo ce l’abbia con le statue della Signora.»
Lei gira sui tacchi «Vado a vedere cosa cazzo combina. Cerca di non combinarne un’altra delle tue!»
In realtà non si aspetta una risposta, quindi torno ad occuparmi di ciò che stavo facendo. Ormai il fondo del furgone è pulito. Mi siedo sul pianale tra le porte aperte. Senza una parola, Ilena si siede accanto a me.
Rimane in silenzio per qualche istante, però so che non riesce a resistere «E adesso?» domanda.
«Aspettiamo che tornino e ripartiamo.» semplice.
Lei si guarda le mani e poi scruta il garage.
«Zik?»
«Mh?»
«Avresti sparato davvero ad Hasad?»
«Si, tanto non gli avrei fatto un gran danno.»
«Hai fatto arrabbiare Nikky.»
«Quella è nata incazzata. Tutti quelli che hanno la stoffa del capo nascono con le palle girate.»
La sento ridacchiare «Anche tu t’incazzi spesso.»
Mi giro a guardarla e mi trovo davanti i suoi occhioni da cerbiatto.
«Si, ma io m’incazzo per qualcosa. M’incazzo con Hasad perché è un coglione, con Leonore perché è troppo… Leonore… con Greg perché non si riesce mai a parlare con qualcuno che è stato tra le sue mani senza sentire l’urto del vomito… Però c’è sempre un motivo…»
«E Nikky?»
«Nikky è incazzosa di suo. Non so perché abbia un carattere così e non m’interessa. E’ solo fatta così.»
«E io ti faccio arrabbiare?»
«Da morire.»
Lei ride «Allora perché non mi fucili come Hasad?»
Istintivamente mi lascio sfuggire un profondo respiro. E chi se lo ricordava più?
«Perché tu sei giovane. Hasad dovrebbe avere abbastanza esperienza di non morto da sapere cosa succede se qualcuno gli spara. Tu hai ancora il beneficio della novità, per quanto mi riguarda.».

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