[Cronaca] Veritas Chapter 1.12

Chapter 1.12

La villa in cui si tiene la riunione di Kulturica è imponente ed elegante.
Quando ci fermiamo davanti al cancello d’ingresso sto ancora discutendo con Leonore in merito all’abbigliamento più consono da adottare in certe occasioni. Non c’è niente da fare, Ilena mi sembra troppo poco vestita ed io non ho abbastanza armi con me. Per fortuna uno dei due problemi viene risolto lasciando Ilena e la ragazzina stravagante che ha raccattato Nikky sull’auto.
Rimane il fatto che sono riuscito ad infilare soltanto la Glock dietro la cintura, nella fondina sulla schiena. Coperta con la giacca dovrebbe riuscire a passare per lo meno inosservata anche se Leonore mi ha già fatto notare un fottigliardo di volte che “sembra che la giacca faccia difetto”.
Davanti all’ingresso, Nikky mi guarda con aria perplessa «Senza armi?»
Leonore scuote la testa.
Mi faccio largo fino al portone bofonchiando «Una pistola nascosta c’è sempre.»
Una vocetta petulante mi raggiunge «Non voglio sapere dove hai la fondina…»
Prima o poi la strozzo, Nikky tenta di trattenere una risata, il Doc fa finta di niente, Hasad smanetta col palmare e ride beatamente. Basta. Suono il campanello.
Veniamo accolti con cortesia ed ospitalità, come si fa di solito con chi è nuovo e da convincere. La riunione si svolge in una sala tranquilla, senza troppi fronzoli. Anne, la padrona di casa, la strega, spiega la figura di Ecate, cercando i vendercela come “benefica”. Forse ne è proprio convinta visto lo spirito con cui ne parla. Chiacchiera per un po’ prima di proporci di spostarci tutti in giardino per una piccola preghiera alla Dea. Dopo il suo discorso, nessuno ha il dubbio che possa trattarsi di qualcosa di nefasto.
Considerato che non possiamo sputtanare la nostra copertura proprio adesso, seguiamo i presenti all’esterno.
I seguaci si dispongono in cerchio attorno all’altare di pietra. Nella notte i profumi dei fiori e delle piante, i loro intricati arabeschi e la quiete del luogo, rendono l’atmosfera quasi irreale. Non mi piace per niente. Per fortuna noi ultimi arrivati riusciamo a mantenere una posizione defilata. Osservo la donna portarsi dietro l’altare di pietra. Umana. Per qualche istante penso a quanto ci metterei ad estrarre la pistola e piantarle un colpo in fronte, poi mi torna in mente il discorso di Ilena. Con molta probabilità il mio piombo non la ucciderebbe e saremmo tutti in una fossa di merda con tanto di copertura a farsi fottere.
Qualche minuto dopo, la “strega” inizia la sua invocazione.
«Onnipresente Ecate» invoca «Tu sei colei che custodisce le chiavi e controlla i passaggi, i varchi e le soglie. Allora proteggimi in questo momento, in cui la mia esistenza assiste al cambiamento, in questo periodo in cui nulla è definito e dunque giace nella protezione delle tue amorevoli braccia.
Confido nei tuoi molteplici sguardi, nelle tue carezze illuminanti.» la voce appena tremante d’emozione, mentre Hasad di fianco a me si agita un po’, dando di gomito al Doc. C’è qualcosa che non va. Guardo con più attenzione ma non c’è verso, non mi è possibile capire cosa stia succedendo man mano che la preghiera continua.
«Illumina dunque il mio cammino con le tue torce di sapienza. Sii per me guida, come lo sei stata per chi, prima di me, ha attinto al tuo potere. Usa le tue molte chiavi al cancello della vita, rischiara le tenebre e custodiscimi in questo viaggio. Dolce signora della notte, sicura che accoglierai la mia preghiera, chino il capo a ricevere il tuo tocco…»
Ad un tratto il resto del Branco si scambia occhiate d’intesa mentre io resto li con la faccia da sino in attesa di cogliere un cenno qualunque che mi faccia capire qualcosa, ma nessuno si muove finché Anne sembra prima cadere in trance e poi avere un mancamento. Nel momento in cui i suoi adepti accorrono a sostenerla e riportarla in casa, il mio telefono squilla. Nella confusione riesco a rispondere senza farmi notare troppo. E’ Ilena. La ragazzina è sparita, scomparsa, dissolta. Le dico di non muoversi ed avviso gli altri. Nikky sembra prendersela decisamente a cuore.
Con tutto il tatto di cui siamo capaci cerchiamo di defilarci. Lascio il mio numero alla ragazza che ci ha accolti all’inizio della serata, chiedendole di tenermi informato sullo stato di salute di Anne.
In effetti non mi risulta difficile sembrare sinceramente interessato. SONO sinceramente interessato.
Risalendo in auto ci guardiamo attorno. Nikky non c’è più. Greg scuote il capo e sale in macchina. Molto probabilmente si sarà infrattata da qualche parte nella villa. In quanto Ductus, dovrebbe sapere cosa sta facendo perciò non mi preoccupo, di sicuro se ci fosse stato qualche imprevisto l’avremmo sentita senz’altro, in certe situazioni lei è tutto tranne che tranquilla e diplomatica. Non ci rimane che tornare al rifugio. Una volta parcheggiato nel capannone tiro le porte. Non mi conviene mettere granate in giro, potrebbe tornare Nikky in qualunque momento e penso che le girerebbero i coglioni se dovesse esplodere.
Recupero tutte le armi dal furgone e scendo nel rifugio. Entro nella stanzetta spoglia che divido con Ilena e mi siedo sulla branda per iniziare a pulire le armi.
Lei arriva qualche attimo dopo, la sua voce è un misto di tensione, paura e qualcos’altro che non riesco a capire.
«Non ci posso credere. Era li con me.» si siede sulla branda ed indica il posto accanto a se, come a mostrarmi la dinamica dei fatti, probabilmente è la stessa cosa che ha continuato a ripetere fin’ora al Doc e a Leonore «Zik, era li, e poi… un millesimo di secondo dopo… puf! Stava sparendo. E’ scomparsa, capisci? Dissolta.»
La osservo per qualche attimo «Ilena, calmati. E’ una roba da streghe, non ti sei accorta di quanto fosse legata agli usufruitori di magia?»
Lei mi pianta gli occhi addosso «Non posso crederci. Non ci credo che tu sia così… senza cuore.»
Ah, ecco cos’era che non riuscivo a capire. Le dispiace.
«Ile, mi dispiace per la ragazzina, probabilmente ha anche fatto una vita di merda poverina, ma quando entri in certe situazioni non puoi più farci niente. Sono streghe, cercano il potere e non fanno sconti. Per questo vanno eliminate.»
Scuote il capo, desolata, quasi affranta. E’ ancora così vicina ai mortali, non posso fargliene una colpa.
Poco dopo lei si avvicina, si siede in terra di fronte a me ed inizia a smontare il suo fucile in silenzio, seria. Finiamo di pulire tutte le armi.
Quando anche l’ultimo suono meccanico si smorza nel rifugio regna il silenzio più assoluto. Proprio come in una grande bara.
Nikky non è rientrata e l’alba è vicina. Mi preparo a morire anch’io. Prego perché abbia trovato un rifugio sicuro per il giorno, so che è sveglia, ma non posso non pensarci qualche attimo. Il giorno arriva. Ciò che è fatto è fatto. Ilena è immobile e tra poco lo sarò anche io.

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