[Cronaca] Veritas Chapter 1.10

Chapter 1.10

Non sono mai riuscito ad abituarmi al “risveglio”. All’improvviso ci sei, sei li ed ogni tuo senso è vigile quando solo un istante prima eri… morto.
Niente da fare. La veglia ti colpisce sempre come un pugno nello stomaco o, almeno, per me è così che va.
Giro la testa di lato e li c’è lei, stesa a pancia in giù sulla branda ed appoggiata ai gomiti. Legge e dondola i piedi, tirati su verso la schiena, come una ragazza qualunque in una posizione comoda per leggere.
Gira la testa e mi osserva con quegli occhioni scuri che sembrano ancora nascondere qualcosa d’innocente, come se avesse sentito la vita tornare in me e ne fosse stata improvvisamente distratta.
«Sera.» mugugna e storce la bocca «Ti conviene fare la doccia prima che si svegli Greg… sei rivoltante.»
Sollevo la testa ancora coperta dalle bende e mi guardo la maglietta.
Buchi, strappi, sangue e altra robaccia non meglio identificata… Sì, rivoltante è la parola giusta. Perdo il tempo che mi ci vuole per ripulirmi, facendo sempre attenzione a non rovinare il lavoro del Doc. La testa va meglio, anzi, bene direi, anche se mi sembra che il lavoro di Greg sia servito solo a farmi soffrire.
Dopo una quarantina di minuti sono di nuovo seduto sulla branda accanto ad Ilena che continua a leggere.
Aspetto che arrivi il Doc e spero finalmente mi faccia togliere le bende, mi sento appena un po’ fuori posto a girare come una mummia e di certo non posso andare per strada con un passamontagna sempre in testa.
Sono ancora li che rimugino su cosa stia combinando il Doc alla mia testa quando entra nella stanza e fa uscire Ilena. Ecco. Ci siamo.
Sistema tutta la sua attrezzatura in silenzio ed io sto li a guardarlo finché non dice «Giù.».
Più che altro è un ordine ed io di sicuro non discuto con uno che solo la notte prima ha tappezzato la facciata di una chiesa con una folla di gente agonizzante. Mi stendo e, semplicemente, lo lascio lavorare. Ormai so cosa succede, quindi stringo i denti e cerco soltanto di non urlare mentre mi spezza e risalda le ossa; procedimento di cui ancora non ho capito l’utilità.
Quando ha finito rimane ad osservare la sua opera per qualche istante, quindi conclude «Ho finito.» e si rimette a bendarmi la testa «Tienile per un paio d’ore, dopo puoi toglierle.»
Annuisco, va bene, cosa vuoi che siano ormai un paio d’ore?
Quando esce, rientra Ilena; mi guarda e fa finta di niente.
Si siede davanti a me e mi fissa «Al telegiornale stanno parlando tutti di quello che è successo…»
Mi alzo e mi siedo sulla branda «Beh, che ti aspettavi?»
Mi viene un po’ da ridere quando lei sgrana gli occhi «Ma dicono che verrà l’Apocalisse…»
Scuoto la testa, ahio… meglio di no, mi fermo e sorrido da dietro le bende «Ilena, ti ricordo che siamo stati noi… non l’Apocalisse.»
Lei risponde con un sogghigno furbetto «Ah, già…»
Ci alziamo e ci dirigiamo nela sala in cui tutti sono attaccati alla TV.
Faccio in tempo a vedere solo un pezzo del TG in cui si annuncia “l’avvento” del nostro “Regno del Terrore”. Mi dispiace solo che non avrà altre imminenti conseguenze.
Sarebbe stato divertente e giusto spadroneggiare liberamente sulla razza umana. Niente Camarilla, niente rompicoglioni…
Sono lì che ho appena iniziato a farmi i film che spunta uno degli uomini del Vescovo «Ziklon?»
Mi giro e rispondo «Si?»
Lui mi fa un cenno sbrigativo «Ti vuole DeSantis.»
Senza aggiungere altro mi avvio dietro il tizio.
La sistemazione dell’ufficio del Vescovo non è certo sfarzosa come quella che è solito esibire a Roma e si vede che lì sembra quasi fuori posto… Se ne sta seduto dietro l’imponente scrivania scura e mi fa cenno di accomodarmi quando mi vede entrare.
La sua voce ormai mi è familiare «Allora?»
Beh, ovvio che si aspetti delle spiegazioni. Taccio, non so da che parte iniziare, così mi dà un’altra spinta «Sibilla?»
Annuisco «Sì, una strega…»
Non so come altro definirla e proseguo «Ci sta aiutando a trovare le altre streghe.»
Lui inarca un sopracciglio e domanda con tono diplomatico «Usufruitori di magia?»
Ribatto con un altro cenno del capo «Sì, da quello che ho capito, tutto il casino è nato da tre streghe che hanno “cambiato” qualcuno dei nostri e… è un culto strano… ad ogni modo due sono morte.»
La sua immobilità mi lascia perplesso, quindi com’è ovvio, domanda «Cambiato?»
Eh, cerca una spiegazione migliore dell’unico termine che ho saputo trovare. Prima di allungare la mano ci rifletto bene, ma poi non mi sembra di avere altra scelta. Tendo la mano «Permettete?» domando con educazione con il braccio teso attraverso la scrivania. Sembra esitare, poi mi allunga la sua, in silenzio, continuando a fissarmi. Prendo la sua mano, mi alzo e mi avvicino il più possibile, appoggiandomi sul tavolo per sporgermi. Sicuramente per accorgersi di un cuore che batte gli è bastato il contatto della mano, ma mi porto la sua al petto.
Mi fissa per qualche attimo che sembra non finire più e non si scompone «Capisco.» dice soltanto.
Lascio la sua mano e lui la ritira, poi cambia argomento.
«Tieni gli occhi aperti e le orecchie tese…»
Annuisco in silenzio. Lui sembra cacciarmi con un gesto infastidito, come se si liberasse di un insetto. Mi alzo e faccio per uscire. La sua voce mi blocca di nuovo, proprio mentre sto aprendo la porta.
«Ah, quella… Sibilla…» sputa quel nome come fosse una bestemmia, per poi concludere «deve sparire.»
Rispondo con l’unica soluzione che mi viene in mente «Sissignore.»
Lui sogghigna «Bene, puoi andare.»
Sinceramente non so proprio a cosa pensare mentre attraverso di nuovo il corridoio per raggiungere gli altri.
Non credo proprio che sia così facile far “sparire” la Sibilla, cioè, non è che Alcina sia esattamente una qualunque “usufruitrice di magia” che puoi tranquillamente legare a un palo di sorbo per darle fuoco.
Ad ogni modo, per il momento la cosa più importante è trovare l’ultima strega; meglio risolvere una cosa alla volta.
Quando arrivo di nuovo nella stanza che ho lasciato poco prima, qualcuno è arrivato.
C’è ancora un uomo del Vescovo; Leonore è già al telefono col produttore, il Doc e Hasad non si vedono, Nikky di sicuro è dalla ragazzina, L’unica dei nostri ancora attaccata al televisore è Ilena, ma non sembra proprio concentrata sulle notizie. Più che altro sembra imbambolata li davanti. Mi spiedo vicino a lei. Non si muove.
Non ho altro da chiederle, quindi mi metto anch’io a guardare le ultime inutili notizie che sembrano tornare ciclicamente ad ogni giro di venti o trent’anni.
Le guerre sono sempre le guerre, i traffici politici sono sempre gli stessi; gente che nasce, gente che muore. Ormai la vita umana a noi non è che interessi più di tanto, però mi stupisco sempre di quanto siano capaci di rovinarsi col le proprie mani e poi piangersi addosso.
Faccio passare quel paio d’ore che il Doc ha imposto prima di togliere le bende e disfarmi anche degli sfottò sulle mummie. Le passo stravaccato sul divano nella stanza della TV. Tanto non credo proprio che parta in nottata e finché non avremo ordine di partire non ho proprio intenzione di sbattermi per poi farmi riprendere da Leonore perché mi ricordi quanto sono “crucco”.
Nella sua immortale immobilità, Ilena non cambia nemmeno posizione, come se potesse rimanere congelata li per secoli, cosa che, forse, potrebbe anche fare.
Lascio passare un po’ più delle due ore stabilite. Visto che siamo immortali, inutile far incazzare uno come il Doc per una stronzata, poi, inizio a cercare il capo della benda attorno al collo per toglierla.
Il primo paio di giri vanno a vuoto sullo strato di bende sottostanti,
Continuo a girare per un po’ le bende, le lascio cadere un po’ sulla maglietta e un po’ riesco a stropicciarle in mano. Ma ne ha usate un chilometro… Soltanto quando inizio a stufarmi e sbuffo lei si gira. Mi fissa «Il Doc lo sa?»
Faccio spallucce «Ha detto che posso.» gli ultimi giri li sfilo via dalla testa così come sono.
Ilena rimane a fissarmi come rimbambita. La domanda mi sorge spontanea «Cosa c’è?» e il pensiero è ancora più spontaneo: che cazzo mi ha combinato Greg?
Poi lei risponde con un «Wooow!»

Ziklon

E allora forse il Doc non ha proprio combinato sta gran cagata. Va bene, d’accordo, non mi fido. Mi alzo a razzo e filo nel primo buco dove so che c’è uno specchio. Mi fermo davanti allo specchio del bagno come un idiota.
Sì, sì… me lo ricordo com’è la mia faccia.
Cioè, non è che siano proprio dei cambiamenti radicali, solo… boh… sono i ritocchi del Doc, è sicuro, solo lui può migliorare in modo sovrannaturale il tuo aspetto. In meglio, voglio dire. E solo lui può far sembrare un cazzo di buco in testa come una specie di ricamo che va dal sopracciglio alla tempia.
Non so esattamente cosa ci abbia guadagnato nel migliorare così il mio aspetto, però, quando mi giro verso la porta e vedo Ilena appoggiata allo stipite che mi fissa sbalordita, beh, di sicuro so cosa ci ho guadagnato io.
Dallo specchio vedo la sua mano che si avvicina. Fa quello che chiunque farebbe per accertarsi che ciò che vede sia reale. Le sue mani sono fredde, ma sembra che ciò che vede e che tocchi sia davvero reale, almeno a giudicare dallo sguardo. Aspetto qualche attimo, giusto il tempo di capire che non avrà intenzione di esordire col suo solito “papà”.
Quando mi rendo conto che le sue idee stanno navigando per tutt’altro mare, allora fanculo a quello che ci può aver guadagnato il Doc; io so di sicuro che ho trovato un modo molto più interessante di passare il resto della nottata…

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