[Cronaca] Haiti’s Voodoo Nights – 9

Il viale si stende come un tappeto bianco davanti a noi, oltre il cancello. Tra due fila di alti alberi, intervallati da piccoli bracieri contenenti fiammelle blu, raggiunge un vasto piazzale su cui si affaccia un’immensa villa vittoriana.
Ci guardiamo in faccia l’un l’altro, perplessi, poi ci avviamo tra quelle tremolanti ed inquietanti fiammelle blu con la ghiaia che scricchiola e si lamenta sotto le suole dei nostri stivali.
Un gruppo eterogeneo d’individui che nessuno mai avrebbe invitato ad entrare, se non un pazzo.
O un vampiro.
Mentre cammino sento il cinguettio d’un rapace notturno. Mi mette inquietudine immaginare che decine di occhietti luccicanti stiano sui rami degli alberi a fissarci mentre avanziamo lungo il sentiero, eppure resisto alla tentazione di girarmi a controllare: “Su Sammy, non essere stupida… non guardano espressamente te…” mi dico. Cerco di confortarmi, ma non ci riesco “Beh, è anche vero che alcuni uccelli notturni si cibano di serpenti…” il mio disagio cresce, mentre percorriamo il viale. “Si, ma tu sei un serpentone un po’ troppo cresciuto per i volatili di questo posto…” la mia conversazione continua su questi toni per tutto il tragitto, fino a quando non raggiungiamo il piazzale antistante la magione.
Questa non è la villa che avremmo dovuto raggiungere con Fandango, ma incuriosisce altrettanto.
Dà l’impressione di essere la dimora di una qualche magnate delle belle arti, con quelle statue poste ai lati dell’ingresso: due splendide fanciulle coperte di veli che sorreggono l’una un Sole e l’altra una Luna. Scolpite così attentamente e delicatamente che a sfiorarle parrebbe di sentire sotto le dita la vitalità stessa di chi le ha create.
E quelle colonne che sorreggono il porticato? Sono così slanciate ed in apparenza delicate, ma sorreggono un architrave di pietra che pesa sicuramente quintali.
Tutto, nell’aspetto di questa dimora sembra voler sbandierare la ricchezza e l’importanza del padrone di casa.
Impressionati ci avviciniamo agli scalini che conducono sotto al porticato, verso la porta in legno massiccio.
Selene si ferma, lancia uno sguardo corrucciato al portone, quindi scuote il capo: «Io li non ci entro.»
Da in un’alzata di spalle e torna nel piazzale. La osservo, poi scruto gli altri.
Mario sembra curioso quanto un bambino a cui abbiano mostrato il giocattolo nuovo. Pericoloso.
Braden invece osserva prima me, poi Selene, quasi indeciso. Risolvo la questione per entrambi.
«Ok, Mario, Braden, restate qui con Selene. Ian, ti tocca fare il bravo ospite stasera.»
Riesco a trovare anche un po’ d’ironia da mettere nella mia frase, mentre salgo gli scalini.
Tuttavia non faccio nemmeno in tempo a sfiorare la porta che uno dei battenti si apre verso l’interno.
Sento il borbottio di Ian spegnersi mentre osserviamo entrambi l’uomo che si staglia sulla soglia.
La mia lingua guizza nell’aria alla ricerca di qualche sapore che possa mettermi in allarme. Nulla di particolare, forse un semplice Ghoul, un maggiordomo di mezza età, nel suo completo migliore tende le labbra in un mite sorriso, accennando appena un inchino.
Ed Ian conferma la mia impressione poco dopo, mentre mi si accosta: «Ghoul.» sussurra semplicemente.
Annuisco lievemente, non sono sicura, ma credo che l’uomo, nonostante la distanza, abbia udito le parole di Ian.
Quindi tra le mie ipotesi quella del padrone di casa vampiro parrebbe la più plausibile, finora.
Ora dobbiamo solo scoprire chi è il folle che c’invita in casa sua.
«Buona sera, chiediamo scusa per l’intrusione, ma…» non riesco a finire la frase, vengo interrotta dalla voce flemmatica dell’umano. Il che mi irrita un po’.
«Buona sera, il padrone vi attende, vogliate accomodarvi…»
Si scosta educatamente, facendoci cenno d’entrare.
Do un’occhiata ancora a Selene e agli altri, quindi faccio un passo in avanti ed entro nell’atrio lussuoso.
Qui l’aria è densa di profumi, di sapori. Trovo un retrogusto d’incenso e di… di qualcosa di più oscuro, qualcosa che mi ricorda vagamente l’odore di Ivan… sebbene non sia lo stesso odore riconosco pur sempre l’odore della magia.
Ma non mi viene lasciato il tempo per questi pensieri, vengo condotta, assieme ad Ian, in uno studio.
La luce è soffusa, espansa da diverse lampade in stile Liberty dall’aria decisamente originale.
Un uomo dall’aria aristocratica mesce un calice di liquido cremisi stando con il gomito appoggiato alla mensola del caminetto di pietra, spostando lo sguardo dall’inconsueta fiamma blu, portandolo su di noi, interrompendo il basso mormorio che vi rivolgeva, quasi le stesse parlando.
Ci scruta così attentamente che è quasi imbarazzante stare li in piedi.
Ho detto quasi.
In fin dei conti da che sono una Figlia di Caino non mi pongo più molto questi problemi.
«Buona sera.» cerco di apparire cordiale, ma riesco solo ad essere inespressiva. Brutto segno. «Voglia scusarci per l’intrusione…» No, nessuna inflessione, nonostante il mio impegno, ma c’è da ammettere che la situazione risulta davvero insolita, sebbene dovrei essere ormai abituata alle situazioni “insolite”.
L’uomo accenna un cortese e fin troppo umano sorriso.
«Si figuri, Madamoiselle, il mio è stato proprio un invito. Ma prego, si accomodi.» si acciglia appena «Madamoiselle?»
Quel suo modo di fare così misurato mi fa un po’ ridere, ma trattengo bene le emozioni, sono talmente tesa che potrei passare per una statua di gesso.
Ha un accento francese particolare, costui, il che mi fa dedurre che è originario del luogo, come me d’altronde.
Accetto di accomodarmi, mentre Ian avanza dietro di me come un’ombra protettiva.
Confesso che avrei preferito avere Selene alle mie spalle, ma anche Ian non è male come scorta, tutto sommato. E’ rassicurante.
Ehi, questo non vuol dire che mi stia simpatico ok?
Semplicemente dò atto della sua potenza.
«Samara Amuhi.» rispondo, mi identifico sperando che lui faccia altrettanto.
Invece ricevo solo un lieve inchino, come garbato ringraziamento.
«Onorato di ospitarla.» il suo tono è indolente, o forse è l’accento marcato, non lo so, so solo che mi irrita. “Sai dove devi ficcartele le tue buone maniere? No, ok, resto calma, non mi agito, sono il Reverendo, è il mio compito mantenere la calma in ogni situazione.” Ritrovo la calma, posso farcela.
«Bene, prima di presentarmi ed darle spiegazioni, posso offrirle qualcosa da degustare?»
Lo osservo bere un sorso da quel suo calice, come a dimostrazione della qualità di quel liquido che, dopo una rapida esplorazione dell’aria da parte della mia lingua serpentina, individuo come sangue.
Non plasma o schifezze simili, no, sangue, ancora caldo.
Soppeso l’offerta, ma non ho fame, rischierei di lacrimare sangue per aver bevuto troppa Vitae.
«No, la ringrazio, preferisco le spiegazioni, stanotte.» risulto atona, nonostante gli sforzi d’apparir gentile, proprio con quest’uomo non mi riesce…
Lui mi osserva perplesso. Odio questi giochetti da vampiro per bene, ma per me non sono un problema, per questo la Camarilla mi ha affiancato a Selene.
«Come desidera.» ci concede con calma «Il mio nome è Xavier DeSade. Filantropo, magnate delle belle arti…»
Sul magnate ci avevo preso, ma: filantropo?
Che buffone!
Tuttavia non mi sento nella posizione di poter giudicare le scelte di vita… ops! Di non-vita, di un altro vampiro, visto che già le mie possono essere parecchio discutibili.
«Piacere di conoscerla,» un breve accenno con il capo, nulla più, in attesa che la “Bella Donna” qui, si conceda a noi per l’Intervista.
Dio, mi sembra di giocare ad Acchiapparello con questo tizio.
«Madamoiselle Amuhi, dal suo accento, nonché dalla sua fisionomia, deduco che lei sia originaria di quest’isola. Sbaglio forse?»
Annuisco appena, attendendo che prosegua.
«Quindi se le dicessi che sono considerato uno dei Loa delle tribù locali lei comprenderebbe quale sia l’importanza che ricopro in quest’isola.»
Annuisco di nuovo. I Loa sono divinità per i cultori del Vudù. Sono creature ultraterrene, intoccabili, sono la rappresentazione degli Dei in Terra. Per questo allora, costui s’è definito un “filantropo”. La povera gente prega i Loa, lui risponde, accetta sacrifici e doni e concede la propria benevolenza. E i miei connazionali ne sono felici.
E’ un giochetto astuto che mettono in piedi soprattutto i Camarillici.
Com’ero stupida anch’io da giocane… o da viva.
Non so quale delle due cose influisca di più sull’intelletto umano.
Mi accorgo di essere rimasta in silenzio un po’ troppo, presa da questi pensieri, così riporto l’attenzione su Monsieur Xavier, non senza prima aver controllato la posizione di Ian con la coda dell’occhio. Lo vedo scrutare il camino, accigliato, senza scollare mai gli occhi da quella fiamma blu.
Xavier nel mentre ricomincia a parlare con quel suo tono indolente che mi irrita parecchio.
«Bene, vediamo come spiegarvi allora perché fossi al corrente del vostro passaggio qui… e soprattutto perché vi ho invitati ad entrare.» muove la mano libera in un gesto incurante e svogliato «Deve sapere, Madamoiselle, che talvolta i miei…» pare cercare il termine ed accontentarsi subito di quel che la sua mente ripesca «discepoli, mi contattano per donarmi oggetti trovati qua e la per l’isola. Spesso non valgono nulla, però…» di nuovo una pausa, si diverte lo stro**o a tenerci sulle spine, girando attorno all’argomento con maestria «sa, come appassionato d’arte mi passano spesso tra le mani artefatti dalle notevoli particolarità ed è una mia personalissima dote quella che mi permette d’individuarli tra tutto il ciarpame che mi viene donato.»
Beve un sorso di Vitae, degustandolo con somma calma. Per fortuna ho tutta l’eternità, volendo, altrimenti avrebbe già risputato la sua non vita in quel bicchiere.
«Ieri notte, nello studiare uno di questi manufatti è accaduta una cosa alquanto strana. D’un tratto la voce di un uomo si è rivolta a me. E’ stata una tremenda invasione della mia mente, sapete?» esala un sospiro così umano che è quasi credibile. Che sceneggiata patetica. «Credo d’aver perso i sensi, poiché ricordo di essermi ritrovato esattamente dove sono ora a fissare l’oggetto che tanto attira l’attenzione del suo collega, qui…» un gesto verso Ian, che, nel frattempo, fregandosene delle buone maniere, si è avvicinato al camino per osservare meglio la fiamma blu. Lo Zanzarone si volge verso di me con un’aria d’incredulità tale sul viso che rimango perplessa.
«Sam…è Ivan…» indica la fiamma nel caminetto con un cenno del capo, tornando ad osservarla subito dopo «Ivan è nel camino.»
Monsieur Xavier annuisce con calma, bevendo un nuovo sorso di Vitae.
Rimango ad osservare Ian aspettandomi che si giri e mi dica “Scherzone!” anche se so che Ian non è un tipo così burlone. O meglio, diciamo che il suo modo di divertirsi non è certo questo.
La mia lingua scivola di nuovo dalle labbra, serpeggia nell’aria captandone i sapori, alla ricerca di qualcosa.
Ritrovo ancora quel sapore di magia che era solo un accenno all’ingresso, ma che qui sembra più denso.
Magia.
Non che possa distinguere se buona o cattiva, se è bianca nera o rossa, o di quel cavolo di colore che può essere la magia, ma la percepisco come un pizzicore sulla punta della lingua.
Osservo il nostro ospite, non è il momento per uno scherzo simile verso il nostro branco, quindi mi fa piacere scoprire di essere assolutamente seria ed inespressiva.
«Va bene, Ivan è quella fiammella blu. E noi che c’entriamo?»
Monsieur Xavier sorride affabile.
«Speravo che accettaste il mio invito, Madamoiselle, volevo foste presenti a quanto stà per accadere.»
Posa il calice sul tavolino di fronte a me, per un momento osservo il vetro su cui s’è formata una patina rossastra, solo dopo in secondo mi accorgo che si stà avvicinando al camino e che allunga le mani a raccogliere la fiammella tra esse ed allontanandola dalle pietre del camino. Mi da le spalle, ma quando la fiamma è nelle sua mani si volge, in modo che sia io che Ian possiamo vedere ciò che stà per accadere. La fiamma traballa, allungandosi innaturalmente e Xavier la avvicina alle proprie labbra. Con una piccola vampata la fiamma s’intrufola nella bocca del vampiro, non sembra provocargli dolore mentre scivola lungo la sua gola, svanendo.
Non mi sono accorta di aver stretto i braccioli della poltrona in cui ero accomodata e di essermi sporta in avanti. Quando me ne rendo conto della fiammella non rimane nulla. Xavier barcolla stordito, si copre il viso con le mani e per un momento dalla sua gola non escono che rantoli soffocati. Dopo alcuni istanti risolleva il capo e nel suo sguardo c’è una luce a me familiare.
«Sam sembri sorpresa, credevi forse che avrei abbandonato la mia conoscenza così facilmente?» la voce che esce dalle labbra di Xavier è in realtà quella di Ivan, impossibile non riconoscerne il timbro.
«Ivan…» sono decisamente stupita, come lo è Ian. «Ma tu eri morto.»
Xavier ride, ma è la risata di Ivan quella che sento.
«Ragazzi, dovreste avere più fede nelle Vie di Nostro Signore.» il tono è impercettibilmente ironico, solo una sfumature, ma c’è.
Che stronzo, in cos’era invischiato quel sedicente sabbatico di Ivan prima di raggiungere la Morte Ultima?
Mi fa riflettere… forse non è seguendo una via di Nostro Signore, ch’egli è tornato tra noi…
«E Monsieur Xavier che fine ha fatto?»
Ivan prende il calice dal tavolino, china il capo, pare stia parlando da solo, poi lo rialza e la voce che sento è di nuovo quella di Xavier.
«Sono sempre qui, Madamoiselle, condividerò questo corpo con Ivan, e lui condividerà con me le sue conoscenze… non male vero?»
sogghigna ora, quindi solleva il calice «Vogliamo brindare?»

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