[Cronaca] Haiti’s Voodoo Nights – 15

Dobbiamo senza dubbio riprenderci dallo scontro.
Dei nostri soldati, dei quindici soldati che hanno seguito fin li Fandango, ne sono rimasti tre con ferite e contusioni leggere più altri due in condizioni piuttosto critiche. Per fortuna che con noi c’è Xavier e dentro di lui Ivan.
Ivan ha sempre avuto il dono o l’innata capacità di elaborare carne ed ossa, per lui è uno scherzo rimettere in sesto i soldati, anche quelli messi peggio, così alla fine ci ritroviamo, dopo una notte di lavoro non indifferente per Ivan, con cinque soldati perfettamente sani ma profondamente scossi e spaventati. In effetti Schneider e i suoi fanno davvero paura ma, ehi! Abbiamo vinto no?
Con qualche giochetto mentale riusciamo a calmare i nervi di tutti, a rimetterli in sesto quel tanto che basta perché possano eseguire il loro lavoro e organizzare una buona difesa diurna, anche se secondo Fandango non dovremmo averne davvero bisogno.
La Contessa Brigitta ci offre riparo per il giorno e non possiamo rifiutarlo, anche Ian ha bisogno di riposo e Braden sembra ancora un po’ fuori di testa, temo abbia visto la Fame Rossa una volta di troppo…
Mentre ci sistemiamo in un sotterraneo di quella villa, Roland mi raggiunge, parlando piano sebbene sappia che comunque i miei compari hanno un udito piuttosto fino, rispetto ad un umano.
«La Contessa vorrebbe parlarle, se non le spiace, potrebbe seguirmi?» è cortese e pacato, un buon modo per chiedere qualcosa ed io sono troppo stanca per mettermi a discutere.
Sì, sono stanca, non mi sono sbagliata. Prendere pallottole, mirare nel buio più assoluto, usare una notevole dose di carisma per calmare i nervi degli umani…
Tutto questo messo assieme mi ha un po’ scombussolata.
Seguo Roland per i corridoi della villa e vedo Braden passarci accanto di corsa, con qualcosa di bianco ed indefinito che svolazza sulla sua testa a mo di cappello. Il giovane cainita corre urlicchiando in modo infantile verso la sala in cui ho incontrato per la prima volta la Contessa. Una voce quieta mette fine all’urlare di Braden e quando Roland mi annuncia, dall’altra parte della porta sembra essere tornato tutto quieto.
Avanzo oltre la soglia sospingendo piano la vecchia porta di legno, ritrovandomi ad osservare Braden ai piedi della nonna, intento a parlare a voce bassa. Un ronzio fitto fitto di parole che la non-morta ascolta con un accenno di sorriso sulle labbra. Apparenza, tutta apparenza.
«Contessa.» la saluto con un lieve chinare del capo, rimanendo in attesa che Roland prenda per mano Braden e lo porti fuori dalla sala.
«Samara…» il suo tono è stanco quanto il mio «Devo ribadire che domani notte, appena dopo il tramonto, Roland, Braden ed io partiremo. Vi lascio la mia casa come avamposto, per ripagarvi del favore di aver liberato mio nipote e di averlo protetto fin’ora. Spero che i patti siano chiari.» il tono pacato sembra non voler lasciare adito a dubbi, tuttavia c’è qualcosa che mi preoccupa, che preoccupa anche gli altri, lo so bene.
«Contessa.» cerco di rimanere atona «Purtroppo non possiamo lasciarle Braden. Ormai suo nipote sa cose che nessun’altro dovrebbe sapere. Se solo ha dato uno sguardo alla battaglia di stasera deve aver compreso a cosa mi riferisco. Non mi metterò a spiegarle più approfonditamente perché chi non conosce non può rivelare ciò che non sa. Ritengo più prudente, dunque, lasciarle i suoi dubbi. Potrà provare a partire, domani dopo il tramonto, ma le assicuro che il resto del Branco non le permetterà di portarlo molto lontano. Se si sente in debito con noi, le chiedo come pagamento di affidarci suo nipote. Selene ed io ci occuperemo di lui e lei potrà venirlo a trovare quando vuole, ora che sa che non è stato ridotto in polvere.» la lingua sfugge dalle mie labbra repentina, a palesare il nervosismo che mi muove, tuttavia nessun’altra reazione. Sono stata brava a controllarmi, sto imparando.
La vecchia cainita mi osserva attentamente, seria, rigida sul suo scranno. La vedo alzarsi, con il mento sollevato in un atteggiamento orgoglioso ed altezzoso, sembra che l’abbia toccata in un punto vivo. Strano come anche secoli di non-vita possano in qualche modo venire cancellati se si tocca la sfera sentimentale. Il riflesso umano dei sentimenti si assopisce, ma non si spegnerà proprio mai?
«Domani dopo il tramonto partiremo. Fate quello che volete, Braden è mio nipote e non ho intenzione di lasciarlo in mano al Sabbat più del necessario.» fredda, anzi, gelida, l’aria attorno a noi sembra vibrare di quella stessa sensazione, ricacciandomi indietro. Un passo, due, poi sbatto contro qualcosa, o meglio, contro qualcuno. Roland, spuntato chissà quando, mi osserva un momento, la sua mano si solleva ad indicarmi l’uscita. Non mi faccio ripetere l’invito. Non sono spaventata o impressionata, sono arrabbiata.
Domani notte manderò Ian a riprendere Braden, in qualunque punto dell’isola si trovi la vecchia Contessa, credo che i suoi “argomenti” saranno più convincenti dei miei.
Per il momento esco dalla sala, augurandole un buon sonno, ed avviandomi verso le stanze degli ospiti.
Per quanto possano essere veloci dei cavalli o una macchina, niente è più veloce di un paio d’ali.
La notte successiva basta la mancanza di Braden, Roland e della contessa per mettere in allarme Ian e, inaspettatamente, anche la parte di Ivan che è custodita nel corpo di Xavier.
«Come se ne sono andati?» la voce infuriata dello zanzarone riecheggia nei corridoi. Uscendo di corsa lo ritrovo che scuote un umano con violenza, tenendolo sollevato per la tuta mimetica che emette leggeri rumori di strappo ad ogni scossa del Gangrel.
«Noi… loro… insomma… non potevamo! Non potevamo fermarli…» l’umano balbetta, spaventato. Ecco, tutto il mio lavoro della notte prima per tranquillizzare la truppa andato in fumo.
«Ian, lascialo stare, non è colpa di quella vacca se la contessa ha tagliato la corda. E Braden è suo nipote, nessuno qui aveva motivo per trattenerli. Ora, se vuoi andarli a riprendere ben venga, ci fai un favore a tutti, ma lascia stare i soldati, ok? Muoviti.» non ho bisogno di un gran impegno per fargli capire che sono arrabbiata.
Xavier si schiarisce la gola, attirando l’attenzione su di se.
«Si, Ivan qui… dice che sarebbe meglio… volare…» sembra perplesso nell’esprimere quell’opinione che non è sua, ma del suo… coinquilino, si può dire?
Ian molla l’umano, che dignitosamente non crolla al suolo ma che arretra velocemente, quindi con uno scricchiolio orrendo, dalla sua schiena, dai lunghi tagli nella camicia militare cominciano ad uscire due membrane nerastre, dapprima sottili come carta, poi, pian piano le ali neri si distendono in un’apertura alare impressionante, smuovendo l’aria attorno al Gangrel, formando piccoli mulinelli di polvere.
«Riportalo qui.» la voce di Selene raggiunge a stento una tonalità udibile, ma Ian sembra averla sentita, le annuisce con decisione, quindi prende una piccola rincorsa, gettandosi poi dall’altopiano. Le ali raccolgono l’aria, gonfiandosi, una corrente sembra cogliere d’improvviso la figura alata di Ian, sollevandolo nell’aria e dopo poco lo zanzarone è fuori dalla nostra portata visiva.
Quando torno a rivolgermi al branco noto una fugace espressione di sconcerto sul viso di Xavier, un lampo negli occhi del vampiro, poi quella che esce dalle sue labbra è la voce di Ivan.
«Perché hai lasciato che portasse via Braden Samara? Lo sai che ha visto troppe cose… è troppo pericoloso per noi lasciarlo andare.» non sembra arrabbiato, almeno quello.
«Ivan non ti ci mettere per favore. Per quanto sia antico Braden, sappiamo tutti che la sua mente è rimasta ferma ai tempi in cui era solo un ragazzino umano. E quel ragazzino voleva stare con sua nonna, Ivan. Braden non ci tradirebbe mai, ci deve la sua non-vita. Soprattutto a me la deve, quella cazzo di non-vita, non ci avrebbe mai tradito.» accampo una scusa e probabilmente non mi riesce molto bene.
«Non mi dirai che tutto a un tratto la tua umanità ha preso il sopravvento, eh Sammy?» mi sfotte Ivan.
Lo fisso un momento, la lingua scivola dalle labbra in un movimento repentino, cerco di apparire più minacciosa che posso, e so che quando voglio la cosa mi riesce bene.
«Ho detto chiaramente alla Contessa che non poteva tenere con se Braden, ieri notte, ma lei ha voluto fare di testa sua. Come ben sai è difficile imporre la propria volontà agli anziani, Ivan, quindi mi perdonerai se non ho potuto fare altro che attendere stanotte e lasciare che ci pensi Ian ad andare a riprendere Braden. Anche se ho più fiducia che Braden non avrebbe rivelato mai nulla, più che sulla diplomazia di Ian. Avremo un’altra nemica di cui preoccuparci da questa notte, temo.» sibilo ogni parola con la giusta intonazione, il tutto accompagnato dallo sguardo più tagliente che mi riesca di trovare e tutto questo sembra colpire non solo Ivan, ma anche il resto del branco, che ha assistito immobile e silenzioso al battibecco.
«Adesso prepariamoci a tornare da Eluna. Eravamo qui per aiutarla invece siamo finiti a fare tutt’altro.» detto questo mi avvio verso l’interno della magione per recuperare il mio zaino, seguita da Selene.
«Sammy, stai bene?» una mano gelida che si posa sulla spalla. Distolgo lo sguardo da davanti a me per scrutare quella mano un momento. Sono irritata, tuttavia so controllarmi bene, quando voglio. Risalgo lungo il braccio e mi soffermo ad osservare Mario.
«Si, va tutto bene.» ma senza motivo apparente so di non essere credibile.
«Stai perdendo il tuo self control Somara.» il suo tono è divertito, accenna un sorriso con la sua faccia da bambino, i denti che mette in mostra spiccano bianchi sulla pelle scura.
«Somaro sarai tu.» gli rispondo piccata, ma già so che la tensione mi sta abbandonando, e anche Mario lo sa, perché si mette a ridere e mi segue giù a recuperare lo zaino.
Richiudo lo zaino e m’incammino fuori dalla stanza buia, lungo il corridoio, verso le macchine. E’ passata un’ora, Ian ha fatto ritorno con Braden. Il ragazzino lo ha seguito in volo sotto forma di grosso pipistrello, una delle tante doti della sua famiglia.
Ovviamente Braden non capisce perché non l’abbiamo lasciato andare con la nonna. Per mia fortuna pensa che tutta questa storia sia un’idea di Ivan e di Ian, così per lo meno non tiene il muso a me. Ci mancherebbe che io debba sopportare anche i suoi isterismi infantili, ho già abbastanza problemi così, mi pare.
Lasciamo Fandango ad occuparsi dell’organizzazione militare dell’avamposto, noi invece scendiamo a prendere le jeep e ci fiondiamo a valle, verso il villaggio di Mambo Eluna.
Ormai ho perso la possibilità di evocare l’esercito di Zombie… sempre che qualcuno non abbia colto gli avvertimenti che abbiamo cercato di lanciare Selene ed io. Meglio, così nessuno indagherà oltre su questa storia. Ora però dovremo cercare altri bersagli, anche se siamo fuori tempo limite. Mambo Eluna sarà furiosa.
Quando cominciamo ad avvicinarci al villaggio c’è un silenzio irreale.
Scendiamo dalle auto e ci avviciniamo alle prime casupole. Alcuni corpi sono stesi scompostamente al suolo, esangui. Il sospetto si fa largo in me, anche se quel che ci troviamo davanti è davvero insolito. Alcune capanne sono state danneggiate. Comincio a correre verso la capanna di Mambo Eluna, con Selene che mi segue, mentre Xavier rimane indietro, fermandosi a controllare le condizioni dei corpi stesi al suolo. Ian è teso e il suo sguardo si sposta attorno circospetto.
Salgo le scale, oltrepasso la sedia a dondolo vuota, mi affaccio alla capanna. Dentro non è stato toccato nulla. E’ stata presa qualche erba, forse qualche amuleto, presi di fretta, nient’altro.
«Cosa è successo Sammy?» Selene si affaccia aspettando una risposta.
«Non lo so.» e non so che altro dire, perché non lo so davvero.
Da fuori arriva la voce di Ian, urgente.
«Venite qui!!»
Usciamo di corsa, scendiamo le scale e giriamo attorno alla casupola. Li c’è una gabbia dalle grosse sbarre d’acciaio… aperta. Un corpo steso scompostamente al suolo sotto al quale si stende una piccola pozza di sangue.
Non ho idea di cosa fosse contenuto in quella gabbia, ma è chiaro che è fuggito. Forse solo fuggito, forse la vera e propria causa delle vittime fin’ora incontrate.
«Sembra che qualsiasi cosa sia scappata da li dentro abbia rotto la catena e abbia aggredito quell’uomo.» mi spiega Ian, indicando il terreno calpestato «C’erano altre persone, almeno due, ma questa… cosa… si è precipitata nel villaggio, correndo a casaccio, forse più spaventata che con l’intenzione di uccidere.» indica una direzione apparentemente casuale «Di la, abbiamo trovato dei segni nella boscaglia. I rami erano spezzati, le foglie strappate, come se qualcuno o qualcosa vi si fosse gettato a testa bassa.»
Bene, mi piace quando il Branco lavora così. Annuisco e mi chino per dedicare la mia attenzione a Xavier, accucciato di fronte a me, dall’altra parte di quel corpo morto di cui mi indica il morso che presenta sul collo.
«Ivan dice che è insolito… con un morso del genere dovrebbe esserci più sangue in giro.»
«Un vampiro?»
Xavier scuote appena il capo. Osserva con freddezza la vittima, controllando se riporti altri morsi, tornando, infine, sempre al morso sul collo. Scuote il capo.
«Lo escludiamo. I denti sono troppo grossi per essere umani, noi vampiri abbiamo una conformazione particolare dell’arco superiore, è vero, ma se si eccettua i canini il resto dei denti non sono più grossi di quelli di un umano. Anche ipotizzando il morso di un Giovanni, famiglia famosa per il dolore che infligge con il suo morso… No, sembra più il morso di una belva feroce… ma non riesco a spiegarmi la mancanza del sangue. Qualsiasi cosa sia fuggito dalla gabbia ha affondato i denti nella vittima succhiandone il sangue. Non tutto, vista la macchia qui sotto, ma forse aveva fretta.»
Nel silenzio che regna per qualche momento un leggerissimo singhiozzo viene colto da Ian che si volge in quella direzione.
Un cenno e Mario sparisce, la sua figura ondeggia e poi si confonde con ciò che ha attorno. Silenzio, poi delle grida di donna giungono dalla vegetazione. Due donne escono dai cespugli, incespicando e piangendo, crollando al suolo ed abbracciandosi.
Solo quando il viso di una delle due fa capolino per guardare cosa sta succedendo ci è possibile riconoscere Mambo Eluna.
Accorro, fermandomi ad osservare strabiliata l’altra donna.
«Mambo, cosa stà succedendo?»
Eluna stringe a se un’altra donna anziana, dai capelli ricciuti ormai ingrigiti dal tempo. La pelle abbronzata ma rugosa. Abiti dai colori vivaci contrastano con il vestiario più sobrio di Mambo Eluna.
La Macumbera si solleva, scostando da se l’altra donna, alzandosi in piedi, con le ginocchia tremanti e le mani congiunte al petto. Mi viene istintivo porle una mano sulla spalla per sostenerla.
«E’ scappato! E’ scappato!! Ha ucciso François ed è scappato! Dovete prenderlo, dovete fermarlo…»
«State calma, Eluna, chi è scappato?»
L’altra donna, ancora al suolo singhiozza e da lei arriva una sommessa risposta.
«El chupacabra…»
Rimango interdetta.
«Chupache?» Mario ricompare dalle ombre in cui s’era nascosto e la sua voce spezza il silenzio. Scommetterei l’anima che se gli avessi fatto scrivere quella parola l’avrebbe scritta esattamente come si pronuncia: ciupa-che. Ma per fortuna non ho un’anima da scommettere.
«Chupacabra… ma pensavo fosse una leggenda del Sud America…» interrogo Eluna e l’altra donna con lo sguardo.
Quella si alza in piedi. Secca e lunga con quel che resta di un seno abbondante ormai cadente ben fasciato dagli abiti colorati.
«Sono… sono Marie Laveau.» titubante per un momento, cerca poi di recuperare la propria dignità e non fa fatica, con la sua altezza e quella voce gracchiante «In quella gabbia c’era il regalo che avevo intenzione di lasciare a Eluna. Abbiamo portato la gabbia e poi solo io sono rimasta qui, ad aspettare.» scocca un’occhiataccia ad Eluna, che ricambia «Solo che la bestia si è spaventata, non so per quale motivo, ha rotto la gabbia. Ha ucciso quell’uomo. Sembrava impazzita. Non credevo che sarebbe successo, la tenevo in mio potere, anche se in effetti da quando siamo arrivati qui si era innervosita e non rispondeva più con efficienza ai miei comandi, ma ho pensato che fosse nervosa solo per il viaggio in nave… invece…» la voce gracchiante viene interrotta da quella irata di Eluna.
«Invece siamo vive solo grazie ai miei amuleti! Certe forze vengono meno solo ad attraversare un fiume, tu hai attraversato un mare Marie! Che errore!»
«Adesso basta!» oplà! Devo suonare davvero imperiosa se si girano tutti a guardarmi a quel modo. Anche Mambo Eluna «Andremo a riprendere quella bestia e Mama Marie de la riporterà via dall’isola.» sposto lo sguardo su Marie «Se ti prometto che cattureremo quella bestia viva, tu prometti che terrai lontani da Haiti i tuoi zombie e lascerai in pace questa gente?»
«Ma è assurdo!» la protesta di Marie si zittisce appena sollevo una mano.
«Non me ne frega un cazzo se lo ritieni possibile o no. Se ti riportiamo il chupacabra vivo, prometti di tornartene a casa tua e di restarci?» mostro d’essere arrabbiata, ma dentro di me sto esultando, questa è un’ottima occasione per mettere fine a questa guerra senza creare eserciti di non morti pronti da scatenare prima sui seguaci di Mama Marie e poi sulla Camarilla.
La vecchia brasiliana annuisce appena
«Si.» lancia un’occhiataccia a Eluna «Ve li siete scelti bene i vostri seguaci eh, Eluna?» acida. La vecchia Macumbera di Haiti non risponde.
Poso una mano sulla spalla di Mario per attirarne l’attenzione.
«Tu e Ivan restate qui, fate in modo che non si accapiglino, magari cercate di riparare la gabbia e richiamate gli uomini di Marie perché siano pronti a portare via tutto.» attendo un cenno d’assenso e poi mi rivolgo agli altri «Selene, Ian, andiamo a prendere quella bestiaccia.» e m’incammino, senza nemmeno sapere dove siano i segni del passaggio del chupacabra visti da Ian.
«Ma Sammy, come…» una debole protesta di Ian che mi fa fermare.
«Pensavo di contare sulle tue abilità particolari, Ian…» e mi riferisco a quelle altre, quelle che noi Sabbatici non dovremmo possedere, quelle che vengono dall’inferno e che sono condannate con la Morte Ultima, l’ultima vera morte di noi vampiri.
«Si, ma non qui. Andiamo.» Ian s’incammina verso il villaggio, seguendo le impronte lasciate dal chupacabra. Selene ed io dietro.
La caccia ha inizio.

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