[Cronaca] Haiti’s Voodoo Nights – 14

Seguendo Roland percorriamo un largo ingresso.
La casa sembra essere posta su un piano solo, sebbene sia molto alta, non fatichiamo ad accorgerci, una volta entrati, che il soffitto s’innalza bel oltre i quattro metri. All’interno la casa appare poco più in ordine che all’esterno. I rampicanti sono entrati da piccole crepe del pavimento, salendo sulle colonne in stile greco che sostengono le travi del soffitto.
Molte cose, in quell’architettura, ricordano lo stile greco, a dire il vero, anche il largo cortile interno circondato da numerose colonne a formare un piccolo porticato sotto cui camminare.
Roland ci fa percorrere il diametro, facendoci uscire dalle ombre più scure del portico, direttamente sotto la luce della luna, quasi nel pieno della sua crescita.
Accanto a me Fandango non può fare a meno che tenere imbracciato l’M16, come se avesse paura di un agguato. Rientriamo dall’altro lato e veniamo condotti ad una vecchia porta che non sembra capace di trattenere le risate argentine di Braden.
Appena dentro, è impossibile distogliere lo sguardo del Gangrel appollaiato in braccio ad un’anziana signora vestita piuttosto elegantemente. La donna carezza affettuosamente la testa di Braden, ascoltando con estrema attenzione quel che lui le racconta parlando fitto, fitto.
«E poi Mario, quello che adesso non c’è, ha preso il timone della nave e si è messo a dare ordini da capitano, solo che i marinai lo mandavano tutti a quel paese.» una risatina, poi lo sguardo del giovane gatto si sposta su di me e automaticamente mi indica «Ecco, lei è Sammy e lui è lo zio Fandango.» forte della presenza della nonna, Braden si concede quella presa in giro nei confronti del Ductus, che emette un basso e gutturale ringhio. Poso la mano sulla spalla di Fandango ad intimargli di stare buono.
«Tutti fuori, a parte Braden per favore.» ordino al Branco, il mio Branco, con l’aiuto di un tocco di… Disciplina, come la definirebbe Ivan, cerco d’imporre la mia volontà. L’unica che non sembra particolarmente colpita è proprio la nonna di Braden. Nessuno obbietta, vedo solo Selene esitare, ma anche lei segue gli altri. Anche Roland esce.
«Buona sera signora. Chiedo scusa per la mia scortesia, ma ci sono cose piuttosto urgenti di cui parlare.» osservo la donna che mi trovo di fronte con serietà e nella mia mente sento la voce di Xavier.
Vampira.
Sparisci.
Rispondo automaticamente con il pensiero, senza riuscire a trattenere la lingua dalle labbra, mentre infondo la mia autorità nella voce. Non so se funzioni anche con il solo pensiero, ma devo provarci. Ho bisogno di parlare con calma con questa donna, senza peli sulla lingua e senza voci a confondermi i pensieri.
«Braden mi ha raccontato che lo avete salvato. Vi devo ringraziare.» il tono quieto della donna, il suo chinare del capo, mi fanno dedurre che costei ha avuto molto tempo per esercitarsi con l’autocontrollo.
«Si, beh, non era nostra specifica intenzione salvarlo, ma non potevamo lasciare un appartenente alla fazione in quel posto. Purtroppo però ora Braden ha imparato fin troppe cose poco… consone… comprendete?»
Accenno con il capo alla coda che sbuca dai pantaloni del Gangrel, oltre alla fitta peluria che gli copre il capo, molto più fitta di quanto potrebbero essere normalmente i capelli più fluenti.
La donna osserva il viso del giovane vampiro con affetto, mantenendo il suo contegno con tranquillità.
«Se era necessario alla sua incolumità, allora ben venga che le abbia imparate quelle cose.»
«Indubbiamente.» rispondo prontamente e con sicurezza. L’anziana mi sorride, quindi fa scendere Braden dalle sue ginocchia con gesti gentili.
«Vai a giocare in cortile o magari fai visitare la villa ai tuoi amici, Roland vi aprirà le porte senza problemi.»
Osserva Braden che, annuendo con stupito vigore, si precipita di corsa fuori dalla porta, la sua voce giunge entusiasta ed allegra da oltre la porta. Quante cose deve ancora imparare quel giovane cainita per poter sopravvivere in questo crudele ed oscuro mondo.
Rimasta sola con la signora, la guardo, in paziente attesa che si decida a parlare.
«Samara…» esordisce con voce seria e sguardo attento «Non pensavo ti avrei mai più rivista da queste parti…»
Osservo la donna stupita, non la conosco né riconosco, nonostante tutti i miei sforzi e forse la mia perplessità traspare in qualche modo dal mio viso, perché la donna accenna un mesto sorriso.
«Jack ha fatto una buona scelta con te, petit sorciére… così come la aveva fatto Mambo Noemi quando ti scelse come sua bokor.»
Quella donna conosce cose di me che nessuno può sapere, cose che nemmeno Selene sa. Quel nomignolo, quel “petit sorciére” era una prerogativa del mio sire. E come si chiamasse la donna che mi ha allevata quando ancora ero umana… beh, quello l’avevo quasi dimenticato anche io.
«Chi è lei?» mi accorgo da me che la mia voce risulta atona e gelida, più di quanto fosse nelle mie intenzioni. Non voglio mostrarmi turbata davanti a questa donna, ma non posso farne a meno.

«Il mio nome è Brigitta Brianna, Contessa di Pester. Sono la nonna mortale del giovane Braden e mi dispiace che la famiglia abbia perso un valente membro, ma sono intimamente felice che sia sopravvissuto fin’ora. Sono in debito con te e con la tua compagna Selene per averlo salvato e protetto fin’ora.»
La ascolto e rimango piuttosto perplessa. Il tono con cui la donna ha pronunciato la parola “famiglia” mi fa presupporre che qui si parli di una ben specifica famiglia e ne conosco una sola che tiene così tanto alla sua discendenza, i Giovanni.

Sento la porta cigolare e con la coda dell’occhio vedo Selene rientrare nella sala.
Sono nervosa e forse per questo la mia lingua di serpente sguscia dalle mie labbra con più frequenza. La donna sembra non badare a questo particolare, come non sembra far caso a Selene che si avvicina con il suo silenzioso ed ancheggiante passo da gatta.
«Contessa, le chiedo scusa, ma abbiamo fretta. Cosa ci fa lei qui?» mando a quel paese l’educazione il galateo, ho bisogno di capirci qualcosa e questa donna potrebbe indubbiamente essermi d’aiuto.
Lei osserva me e poi Selene, sembra esitare per un momento e quando prende a parlare non è più austera quanto poco prima.

«Esilio volontario. Ho scelto quest’isola e questo paese, Pestel, per l’appunto, come luogo di esilio per espiare i miei peccati. Ma di quali siano i miei peccati non desidero parlarne con voi. Scusatemi.» la sua voce riprende ad essere tagliente nelle ultime parole, il che mi fa capire di aver toccato chissà quale tasto dolente.
«Contessa, le chiedo scusa per i miei modi, ma da tempo ormai la mia compagna ed io siamo… fuori dal giro.» come un flash mi viene in mente la vampira di due notti prima, quella che Mario ha ammazzato lungo la strada «Riceve molte visite quassù?»
«Non molte a dire il vero e quelle poche che ricevo tento spesso di allontanarle come posso… a meno che non mi portino notizie gradite.» sembra che l’abbia infastidita, ma la Contessa sembra sapere più di quanto voglia dire.
«Mi scusi se insisto, Contessa, ma come fa a tenere lontano gli intrusi?» sono nervosa e Selene sembra accorgersene, la sento avvicinarsi a me.
«Ho i miei metodi, Samara, ora se non ti spiace avrei altro da fare. Vorrei chiacchierare un po’ con mio nipote, conoscere qualcosa di più sul Branco che lo ha salvato ed ospitato.» il suo tono vago è velatamente velenoso. No, non mi sembra una cattivona, ma c’è qualcosa in lei che non mi convince, forse vuole solo riprendersi il suo nipotino ed ha paura che noi lo abbiamo legato con qualche Vaulderie. Supposizione più che ovvia, forse, ma questo non vuol dire che sia la verità.
«Signora, le chiedo scusa se la trattengo, ma è meglio che la avvisi che questa magione, come il resto dell’isola, presto diventerà di dominio sabbatico, quindi credo che sia meglio che lei si scelga un altro luogo come soggiorno per il suo esilio volontario. Come mio consiglio personale fossi in lei me ne andrei. Fandango non ha la fama di uomo diplomatico…» accenno anche un sorriso, nel tentativo di sembrarle più cordiale e forze questo funziona o forse questa donna ha la facoltà di comprendere quando la si prenda in giro e quando no. La vedo impensierirsi, chinando il capo ad osservarsi le mani adagiate in grembo.
Lancio una breve occhiata a Selene ed anche lei mi appare nervosa, rigida nella sua tuta nera.
Torno ad osservare la Contessa di Pestel e mi viene spontaneo chiedermi da quanto sia lontana dalle corti. L’unico modo di saperlo è domandarlo.
«Da quanto è lontana dalla Corte?»

«Fisicamente da parecchio. In realtà non ho mai perso i miei contatti. Cosa vuoi domandare Samara? Te lo leggo negli occhi. Da quando ti ho riconosciuta ti domandi come faccio a sapere di te.»
Sorride con aria complice e la cosa mi innervosisce, ma non posso non ammettere che io non sia curiosa.
«Vorrei solo sapere che voci girano su me e la mia compagna da quando ci siamo allontanate. Non ho più avuto notizie di Jack e non mi azzardo a cercarlo, sarebbe troppo pericoloso.»
lo ammetto, il mio sire mi manca, sono sangue del suo sangue, letteralmente, come non potrei sentirne la mancanza?
«Eh eh eh… Lunghe, vecchie storie, petit sorciére. Il vostro destino è stato dato per spacciato già da tempo, invece voi due continuate a sorprenderli. Ma non c’è tempo per spiegare tutto.» sembra soffermarsi a riflettere per qualche momento, inclinando graziosamente, quanto inutilmente, il capo, in un vano tentativo di apparire più umana forse. «La sai una cosa? Non credo invece che il mio destino cambierebbe molto a questo punto, vero?»
Selene si decide a fare un passo avanti e ad affiancarmi. Con gentilezza che in lei rasenta l’irritazione si rivolge alla cainita.
«Senti un po’ tu, il tempo lo trovi per raccontarci qualcosa ok? Noi dobbiamo e vogliamo sapere cosa succede, quindi riassumi sennò te la faccio pagare appena posso…» sollevo lo sguardo al soffitto della stanza e quando guardo la mia compagna vedo i suoi canini spuntare dalle labbra tese in una smorfia di intimidazione.
«Inutile scaldarsi a questo modo, signorinella.» il tono severo, non pare colpita dai modi di Selene e questo non fa un bell’effetto alla Brujah, che ringhia sommessamente. «Samara, credimi, non c’è tempo.» lo sguardo della contessa diviene eloquente «Tu sai cosa intendo, vero?»
«Si, penso di saperlo, va bene… ma almeno mi dica da chi dobbiamo guardarci. Abbiamo già subito attacchi anche da chi avrebbe dovuto essere nostro alleato. Comincio ad essere confusa.» mantengo la calma, non so come, forse perché sento Selene ribollire di rabbia e so che ad un mio schiocco di dita qui dentro potrebbe scatenarsi il putiferio. La Contessa nega con un gesto del capo.
«Non lo so, Samara, credimi. Da cinquant’anni sono qui e non cercano di escludermi dai loro complotti. Esilio volontario, si, ma forzato. Non posso aiutarti più di così, mi spiace.» non so se sia sincera o meno, ma non posso ignorare quel lampo di rabbia che vedo passarle nelle pupille, devono averle fatto qualche bello scherzetto.
«Va bene, non possiamo fare niente allora. Andiamo Selene.» giro su me stessa e mi avvio, qualche passo, subito seguita dalla mia compagna, come farebbe la mia ombra, e la voce della donna rompe il silenzio della sala con una certa fretta.
«Va bene Samara, Roland ed io ce ne andremo, ma non senza Braden. Lui è parte della mia famiglia e non posso lasciarlo ancora a voi, deve tornare a casa sua. E’ importante.»
Ci fermiamo a quelle accorate parole.
Capisco cosa voglia dire e non me la sento di vietare a Braden di avere un’esistenza migliore di quella che avrebbe con noi.
Certo è rischioso, perché ormai il giovane Gangrel sa molte, troppe cose, riguardo al Branco e questo potrebbe ritorcersi anche contro me e Selene, infondo Del Duca ha già ampiamente dimostrato quanto gliene frega di noi due.
Do un’occhiata a Selene, lei si limita ad annuire.
Torco appena il busto per osservare la Contessa ed annuisco, prima di uscire dalla porta. Sento la voce di Selene.
«Sei in debito con noi. Ricordalo.»
Mi volgo a prendere il polso di Selene e la trascino fuori.
«Andiamo, lascia stare i debiti, ne abbiamo già abbastanza.»
La sento fare resistenza, ma non tutta quella che potrebbe fare davvero.
«Ma ti ha preso per il culo Sammy.» il tono lamentoso.
Cara, vecchia Sely, come farei senza di lei. Mi viene da ridere e me lo concedo. Mentre camminiamo verso il corridoio, quindi verso il cortile della magione per attraversarlo quando i primi colpi di fucile esplodono nell’aria.
Ci attaccano!
Il pensiero di Ivan mi attraversa la mente e dopo solo qualche istante da una porta laterale, nascosta dal porticato, lo vedo uscire assieme a Braden, Ian e Mario.
«Chi sono?»
Xavier rimane per un attimo immobile gli occhi si sgranano dopo un secondo e la mia mente viene attraversata da un’immagine nitida. Come fossi io, vedo salire dal sentiero da cui siamo saliti anche noi, Schneider ed altri due. Sento il forte rumore di uno sparo, poi torno in me, sono scossa.
«Sei stato tu?» domando con urgenza a Xavier.
«Si, vi ho mostrato quello che vede Fandango.» risponde con marcato accento francese «Ci stanno circondando, dobbiamo dividerci.»
Annuisco, prendo Braden per un braccio e chiamo a me Selene con un gesto della mano.
«Noi andiamo dietro alla casa, voi cercate di tenere almeno il cortile. Appena dietro sarà libero vi raggiungiamo.» attendo un cenno d’assenso e vedo già Ian avviarsi alla porta, con Mario che lo tallona.
Con uno sforzo di volontà richiamo le ombre della notte e cerco di avvolgerle attorno a me e ad estenderle anche a Braden e Selene. Dopo pochi istanti la loro immagina svanisce da davanti ai miei occhi, bene possiamo andare.
Potete comunicare tra voi con il pensiero, basta che gli altri acconsentano e i nostri pensieri saranno uniti.
La voce mentale di Ivan mi raggiunge.
Va bene, andiamo sul retro allora.
Mi basta pensarlo e dopo qualche momento sento lontani come echi le risposte affermative di Selene e Braden. Ci sto prendendo la mano.
C’avviamo silenziosi come ombre ma più velocemente possibile oltre la casa, Braden ci conduce, pensiero dopo pensiero, ad attraversare la casa, uscendo da una porta sul retro. Li i colpi delle armi da sparo si fanno più attutiti, lontani, ma nella vegetazione che circonda quel lato della casa si nascondono indubbiamente delle presenza.
Sono qui Sammy, ce ne sono almeno cinque.
Stavolta è il pensiero di Braden, mi fido del suo fiuto.
Si, sono cinque, state attenti.
La conferma arriva da Ivan, non so come faccia ad esserne così sicuro, ma non c’è tempo di contestare.
Sfilo lo zaino di spalla e vi cerco il visore termico, per infilarlo senza indugi, quattro paletti infilati nella cintura, uno per ogni stivale e la balestra in mano, carica. Sono pronta, Selene sfila dalla guaina dietro la schiena la sua katana, mentre Braden è pronto con i suoi artigli.
Ci addentriamo nella foresta e nel mio visore compare la prima sagoma azzurra. Con un profondo respiro mi fermo, imbraccio la balestra e miro. C’è caldo, non c’è aria, ma tra me e il bersaglio ci sono dei rami. Aspetto qualche movimento e vengo premiata. La sagoma si alza in piedi per avanzare, premo il grilletto e vedo la sagoma cadere. Selene si precipita in quella direzione e dopo poco non sento più nulla, se non un rumore di rami spezzati e di urti violenti al suolo, oltre al ringhio che riconosco come quello di Braden.
Un’altra sagoma si fa avanti, sfilo un paletto dallo stivale e carico la balestra. Devo spostarmi, ma farlo senza far rumore non è semplice in quella giungla lussureggiante.
Gli spari intanto sono finiti, forse non sono rimasti soldati, forse Ian e Fandango sono dovuti arrivare al corpo a corpo, come Selene. So che è lei, la vedo lottare con un’altra sagoma blu, di Braden non c’è traccia, credo sia finito giù dal pendio.
Punto la balestra alla figura di poco prima. Con più calma. La vedo avanzare camminando chinata, si dirige verso l’ingresso posteriore della magione, uscendo dalla foresta, la noto guardarsi attorno. Sfilo il visore e riconosco la sagoma che già dai movimenti mi era risultata familiare.
Qualche passo affrettato nella vegetazione, m’inginocchio e miro.
Il quadrello parte in direzione del vampiro, abbattendolo con precisione mortale. Peccato che non si tratti di un mortale.
E’ ora di oscurare i pensieri, di isolarli da quelli degli altri. Mi avvio verso la sagoma distesa al suolo e nel girarla un poco su se stessa non mi stupisco di riconoscerne il volto. Il paletto fuoriesce dalla giacca elegante di Del Duca esattamente nella posizione in cui si trova il cuore. La distanza ravvicinata ha permesso al paletto di raggiungerlo e fermarlo, lasciando il cainita in uno stato d’incoscienza molto vicino alla morte ultima.
Dalla magione arrivano urla di giubilo che riconosco come quelle di Ian e dopo pochi istanti mi raggiungono Braden e Selene.
L’immagine di Ian che getta il corpo privo di vita di Schneider giù da un dirupo mi pervade la mente, così come l’euforia di Ivan per essere stato vendicato mi riempie i pensieri.
Intanto il giovane gatto nero ha gli occhi venati di rosso e si pulisce dalla bocca un rivolo di sangue. I suoi denti sono più lunghi di quel che ricordavo. Selene rimane stupita nel vedermi in ginocchio accanto a quella figura, ma un mio cenno lesto della mano le fa ricordare che deve oscurare i propri pensieri.
«Braden, vai a vedere cosa succede. Noi stiamo di guardia qui.» il ragazzo annuisce e lo vedo trotterellare verso la porta, sparendovi dietro.
Faccio cenno a Selene, di raccogliere il corpo di Del Duca e di allontanarsi dalla magione, non mi fido nemmeno della voce, preferisco muovermi in silenzio.
Con rapidità e senza apparente sforzo alcuno Sely si getta il cainita sulla spalla e si avvia, usando la katana come machete improvvisato per tranciare i rami che le impediscono il passo.
Camminiamo finché non sentiamo la pressione dei pensieri di Ivan allentarsi ed assottigliarsi, finché non sparisce del tutto. Allora ci fermiamo.
Siamo lontane dalla magione, forse troppo.
Selene getta il corpo di Del Duca al suolo e io strappo il paletto dalla sua schiena senza tanta grazia.
Il vampiro è rimasto senza sangue nel tentativo di impedire al paletto di penetrargli così a fondo nella carne.
«Dobbiamo dargli sangue. Un po’ io e un po’ te… se riusciamo vorrei legare questo bastardo a noi.»
Selene annuisce, sa a cosa mi riferisco. Dare sangue a un altro vampiro vuol dire legarlo a se ben oltre la non vita. E’ ciò che per noi si avvicina più di ogni altra cosa ad un legame famigliare o amoroso. Un legame di sangue non è per la vita, ma induce chi ne è soggetto ad essere leale ed è proprio quello che ci serve da parte di Del Duca.
Un taglio sul polso con la katana e Selene per prima avvicina il braccio sanguinante al viso del cainita, mentre mi sforzo di tenergli la bocca aperta. Lentamente vedo i canini allungarsi, allora mi affretto a slacciare il polsino della mia camicia mimetica e ad avvicinare il braccio alla bocca di DelDuca. I suoi denti aderiscono improvvisamente e dolorosamente alla mia carne, cominciando a succhiare avidamente sangue. Per un soffio abbiamo evitato che in lui si svegliasse la fame rossa.
Sento il sangue defluire da me e colare nella bocca del Lasombra.
Con uno strattone tolgo il braccio dalla sua bocca, ora ha gli occhi aperti, è ancora affamato, lo vedo, ma la sua ferita sul petto si è già quasi del tutto chiusa.
Selene ed io ci guardiamo in viso ed all’unisono pronunciamo un soddisfatto «Puttanaaaaa!»
Ridendo di soddisfazione torniamo ad osservare Del Duca che ci osserva piuttosto stupito. E ci credo. I Camarillici o simpatizzanti tali non sanno molto cosa siano i vincoli di sangue.
«Buona sera Del Duca, spero si senta bene, perché ho una brutta notizia per lei. Schneider è morto e il tentato attacco è andato completamente allo sfascio.»
Parlo con voce pacata, lasciando permeare quel velo di strafottenza che di solito lui usa nei nostri confronti.
Selene si alza e comincia a gironzolare attorno a noi, nervosamente.
«Sam, dobbiamo andare adesso però.»
Annuisco e aiuto Del Duca ad alzarsi.
«Ce la fa ad andarsene alla svelta di qui? Deve riportare la notizia ai superiori, immagino e Selene ed io ci teniamo che sia lei a portarla…» cerco di ruffianarmelo un po’ e lui sembra cascarci, potere del sangue. Annuisce appena, quindi estrae il cellulare senza parlare.
«A buon rendere.» butta li Selene, quindi mi prende per un polso e comincia a tirarmi verso la boscaglia, per tornare alla magione.
L’ultima cosa che vedo di Del Duca è un lieve cenno del capo, poi mi avvio di corsa con Selene per tornare dagli altri.
Nella mia mente tornano a bazzicare i pensieri e le immagini degli altri.
Samara, vieni a fermare Braden per favore…
E l’immagine del ragazzino che corre con un paio di mutande in testa mi colpisce con irriverente ironia. Mario è in silenzio, di lui percepisco solo l’immagine di uno strofinaccio che pulisce una lama insanguinata. Di Ian sento l’euforica follia di aver battuto il suo rivale.
Fandango sembra intento a recuperare l’ordine tra i soldati rimasti vivi dopo il primo assalto dei Camarillici.
Stiamo arrivando Ivan, tieni duro.
E’ l’unico pensiero che mi sento di poter inviare, mentre cerco di contenere io stessa l’euforia.
Schneider sarà anche morto, ma Del Duca è ancora vivo.
Ma quello che più conta è che ora ci deve un favore…

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