[Cronaca] Haiti’s Voodoo Nights – 11

M’infilo un paio di guanti di lattice, prima di tutto, se devo spargere quella polvere non voglio che gli effetti pruriginosi si trasmettano anche a me.
Una volta pronti tutti, ci avviamo nella boscaglia. Seguo Mario in silenzio e ne osservo i movimenti agili. Un assassino nato, non c’è che dire. Si muove sul terreno umido e coperto di muschio con sicurezza, ogni passo è breve e veloce, tale da non lasciare segni del proprio passaggio. Evita con accuratezza di spezzare rami, che siano al suolo o che siano di qualche arbusto. Fatico a seguirlo, tuttavia sembra che l’assassino si stia contenendo appositamente per permettermi di farlo.
Quando le luci delle lanterne da accampamento cominciano a diffondere la loro luminosità tra i rami della fitta vegetazione guardo l’orologio al polso. Dieci minuti di strada. Rimango in parte sorpresa, in effetti non mi aspettavo che Ivan avesse un’idea così maledettamente precisa di dove si trovasse l’accampamento, lui non è mai stato un gran boy-scout, ma essere morto in quel modo deve averlo fatto davvero incazzare.
L’immagine di Mario davanti a me comincia a tremolare, cominciando a confondersi tra le ombre della notte. A mia volta mi accingo a sparire. Richiamo le ombre e comincio ad avvolgermele addosso, fino a che anche la mia immagine comincia a tremolare e a svanire. Ora è di fondamentale importanza, per noi, non fare alcun rumore, altrimenti il nostro trucchetto mentale svanirebbe e torneremmo visibili in un battito di ciglia; se ciò succedesse mentre siamo in mezzo al campo sarebbe davvero un gran casino.
Alla nostra destra, lontano una decina di metri, vediamo Ian e Xavier uscire dalla vegetazione. Lo zanzarone sta alle spalle del nostro nuovo compagno, il corpo rigido e teso, pronto a scattare. Lo so che Ian agogna alla violenza, inoltre davanti si trova uno dei rappresentanti più forti della Camarilla, Andariel, con cui spera di confrontarsi da tantissimo tempo, e so che non resisterà a lungo alla tentazione di sfidarlo.
Xavier si ferma a qualche passo di distanza, attendendo che i soldati umani lo accerchino e gli puntino i loro fucili, mentre Schneider si fa avanti tra loro per salutare questi ospiti inattesi.
Lo sguardo si punta su Xavier, sorpreso di vedere quello sconosciuto assieme alla ben nota figura di Ian.
Alto un metro e ottanta, con spalle irrobustite da anni di attività fisica fin da prima del suo Abbraccio, Andariel ha il viso giovane e pulito di un ragazzo di campagna. Solo dal suo sguardo intenso ed indagatore si può intuire quanto poco siano pulite e giovani le sue mani lorde del sangue di parecchi nemici.
Xavier sorride, con il sorriso sarcastico tipico di Ivan, cosa che stona alquanto sul quel viso ancora relativamente sconosciuto.
«Andariel Schneider… sorpreso di vedermi, immagino.» la voce di Ivan viene da quel corpo che non appartiene a Ivan, lasciando spazio ad un silenzio teso.
«Ivan?» sento l’esclamazione sorpresa di Schneider «Ma tu sei morto.»
Vorrei continuare a seguire il discorso, ma un refolo d’aria, un soffio sul collo attira la mia attenzione. Allungo la mano e incontro quella di Mario a cui do una stretta, è il momento.
Tenendolo per mano lo seguo fuori dalla vegetazione. Non lo vedo, quindi non posso seguirne con esattezza i passi, tuttavia m’impegno nel cercare di non far rumore, di non lasciar segni del mio passaggio, di modo che quel piccolo trucco non svanisca, svelando le nostre presenze.
Ci avviciniamo agli umani. Sono fermi immobili, tesi ed ansiosi; i loro occhi osservano nella direzione di Xavier e Ian. Una stretta di mano a Mario, prima di lasciargliela per cercare il barilotto della polvere che lui regge in mano a tastoni. Ne trovo il bordo e v’immergo la mano guantata e comincio a soffiare quella polverina sui visi dei soldati. A loro sembra che si sia levata una brezza fresca, strana, ma non allarmante, qualcuno arriccia il naso, qualcuno tende a grattarsi fin da subito, ma nessuno sembra sospettare qualcosa. Mario ed io ci muoviamo tra i soldati, lentamente e con attenzione. Mi tiene per un gomito, mentre si muove, permettendomi di seguirlo anche se non lo vedo.
Quell’impresa m’impegna talmente tanto che non ascolto ciò che viene detto se non quando i toni cominciano a farsi alti e non sento ringhi rabbia levarsi nell’aria.
La mano di Mario ora mi sospinge di nuovo verso il limitare del campo, al di fuori delle linee dei soldati che, allarmati e tesi dalle reazioni del loro capitano, cominciano a stringere il cerchio attorno a Xavier ed Ian.
«La pagherai cara, Schneider…» è la voce di Ian che ringhia come un animale, tuttavia non riesco a vederlo e ad un tratto perdo il contatto con la mano di Mario.
«Tanto per cominciare aprirò quel tuo furgone come una scatola di sgombro.» Ian appare sicuro e rabbioso.
Mi fermo, infilandomi dietro una camionetta, guardandomi attorno con circospezione. Sebbene non fosse nei piani questa è l’occasione giusta per cercare Del Duca.
Mi guardo attorno e lo vedo intento ad osservare la scena seduto sul sedile di guida del furgone nero di Schneider.
Un momento dopo torno visibile, quando sento l’urlo di Andariel lacerare la notte e dare il via alle danze.
I fucili prendono a sparare, gli uomini gridano, alcuni per paura, altri per dolore-
Sporgo il capo da oltre la camionetta e vedo Braden appeso alla schiena di Andariel, intento a morderne il collo.
I soldati prendono a sparano in direzione di Ian e di xavier, che viene spinto via velocemente da Selene che comincia a rispondere al fuoco con un sorriso soddisfatto sul viso.
Come nulla fosse, Ian li spinge violentemente da parte per farsi largo verso il furgone nero, per nulla intenzionato a farsi fermare da quei miseri umani.
Del Duca scende e lo vedo girarsi nella mia direzione. Non evita un pugno di Ian, che lo scaraventa via, fuori dal furgone.
Lo vedo rotolare al suolo, impolverarsi quel suo bel completo e questo mi da una sorta di soddisfazione. E’ più vicino a me ora. Mi sporgo, una breve corsa, allungo le mani e riesco a tirarlo verso di me, portandolo dietro al furgone un po’ sorreggendolo un po’ trascinandolo. Non mi accorgo della forza dei miei gesti, ma vedo un’ombra di preoccupazione negli occhi di Del Duca.
«Adesso mi spieghi perché cazzo avete ammazzato Ivan…» il tono mi esce sibilante e freddo mentre lo sbatto rudemente contro la portiera della cammionetta.
Del Duca sembra spiazzato per un attimo, quindi digrigna i denti, cercando di mordermi.
Lo lascio andare, indietreggiando. Arcuo la schiena e sollevo le mani, preparandomi istintivamente a difendermi.
«Il nostro obbiettivo era Ian Creed, c’è stato un errore… ma anche così non è andata male no?» Del Duca sembra ringhiare, mostrandomi i denti. Mi accorgo che è solo scena la sua, per questo abbasso le mani un poco e la tensione abbandona il mio corpo.
«Idioti! Non sapete che effetto fa il legame di sangue? Selene era molto legata a Ivan. Ne è rimasta sconvolta! Potevate ammazzarla…» Scuoto il capo e mi avvento su Del Duca per cercare di atterrarlo. Non gli farò male, ma vorrei dargli una dimostrazione di quanto sono cresciuta da quando mi ha assoldata. Svolgere i suoi lavoretti mi ha giovato parecchio.
Mi riesce solo di spintonarlo, poiché una forte esplosione risuona da poco distante.
La luce intensa del fuoco mi acceca ed è l’onda d’urto dell’esplosione a farci barcollare.
Il furgone nero di Schneider è esploso, un Ian soddisfatto sta spaccando la testa a qualcuno, un soldato forse, facendola cozzare contro un albero.
Braden è al suolo, Selene è con lui, intenta a trascinarlo dietro la copertura degli alberi, aiutata da Xavier.
Non vedo Mario e non vedo Andariel, almeno finché un dolore lancinante mi squarcia il petto.
Mi volgo con tutta l’intenzione di aggredire Del Duca e mi ritrovo invece davanti ad un Andariel estremamente incazzato.
Rimango bloccata dalla maestosità della sua figura, mentre mi trattengo a stento dal tastare con una mano la ferita sul petto, ricordandomi appena in tempo dei guanti di lattice sporchi di polvere. Il sangue imbratta i miei abiti e la lama della spada che il vampiro tiene stretta tra le dita, sollevata, per poter colpire ancora.
Appare feroce ed implacabile e non posso fare nulla per evitare quella lama che si muove verso di me, tagliando il vento con un fischio acuto.
Le forze mi vengono meno, crollo al suolo, sentendo il rumore della camionetta dietro cui tutto s’è svolto accendersi e far tremare appena il terreno sotto di me. Sento la voce di Del Duca mormorare carica di irosa furia.
«Era il nostro contatto, prega per te di non averla ammazzata.» Nessuna risposta dall’altro vampiro, solo il rumore degli sportelli e l’urlare della ritirata dei soldati. Esplode ancora qualche colpo d’arma da fuoco, mentre scivolo nell’incoscienza dovuta alle ferite.
Due mani mi afferrano, le sento trascinarmi sul terreno, verso la protezione della foresta.
«Ti porto via Sam, ti porto via…» la voce urgente di Mario mi raggiunge al di là del muro di oscurità ovattata, poco prima che io finisca schiacciata sotto di esso e perda i sensi.

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