Camarilla nights – Extra 2

Trevah non aspettava che le dieci. In sella alla sua moto viaggiava a velocità pazzesca sentendo contro il fianco la sagoma rigida del CD stretta nel giubbotto. Lo immaginava già, la faccia inorgoglita di Arkos ed il suo sorriso sprezzante…

solo che…

Verso le nove il telefono di Arkos aveva suonato con insistenza obbligandolo a rispondere controvoglia, non aspettava altro che stringere tra le mani la refurtiva e con quella, di allargare il suo territorio sopra quei Demoni bastardi che sembravano quasi “infestare” un paio di zone appena fuori dalla provincia.Sarebbe stata una bella fetta, per un misero CD. Alzare il ricevitore e stare calmo gli era costato un notevole sforzo.

“Buonasera Arkos, sono Sammet, ormai il tempo a tua disposizione sta per scadere, come procede il lavoro?”

“Tutto OK, per domani sera alle 23:00 avrai quello che hai chiesto, mi confermi il luogo?”

“Certo, ah senti, visto che ormai la partita è conclusa, sarei veramente felice di vederti tra… diciamo un quarto d’ora, al Centro Commerciale, sigilliamo l’accordo, un paio di firme, non ci vorranno più di cinque minuti, non mi piacciono le faccende in sospeso.”

“D’accordo Sammet, tra un quarto d’ora sarò lì.”

Ce l’avrebbe fatta, e poi, la sua creatura sarebbe stata al distributore ad aspettarlo… e lui avrebbe avuto la sua vittoria…
Un quarto d’ora dopo si strinse nel cappotto scendendo dall’auto, il parcheggio era vuoto, i lampioni gettavano ombre scure sui marciapiedi e un cane ululava lontano. “Una notte quieta…” una notte perfetta…
Alle nove e venti non si era ancora visto nessuno e i cinque minuti successivi sembrarono un’eternità, Arkos si sedette sullo scalino di una vetrina guardando insistentemente l’orologio al di sopra del supermercato. Poi, un odore nauseante gli riempì le narici e il cervello, scattò in piedi come una molla bestemmiando tra sé “Maledetto… schifosissimo demonio…” Iniziò a correre verso l’auto ma dopo i primi tre passi gli furono addosso. Due orrendi Ghoul, ributtanti… cosa fossero prima di essere ridotti in quello stato era difficile da stabilire, sagome scure e puzzolenti, ringhianti e bavose , nemmeno il suo scatto fulmineo li aveva staccati, l’avevano preso… “Sono assolutamente fregato…”. Fu un massacro, ne uscì stanco, furibondo, fradicio di sangue e in preda ad una sete terribile ma le carcasse di quei due esseri erano ai suoi piedi, esanimi e orrendamente mutilati. Corse di filato sull’auto e controllò l’orario, le 22:10… Prese in mano il cellulare…
Trevah arrivò con cinque minuti d’anticipo, scese dalla moto e tolse il casco. Si guardò attorno. Silenzio… ma… Si diresse a passo spedito verso una delle pompe di benzina e tra le ombre riuscì a scorgere una sagoma.

“Ti fai sempre più scaltra…”

“Imparo presto Arkos…”

“L’hai portato?”

“Certamente!”

Senza esitazione si diresse verso quell’ombra e allungò il CD, lasciandolo cadere tra le mani di Arkos, poi, la voce di lui ruppe con calma quel silenzio teso:

“Sei stata davvero brava mia cara… Avrai senz’altro la tua ricompensa, vedrai, … l’avremo… ora torna a casa e mi raccomando, tieni gli occhi aperti, ci vediamo domani notte…”

Partì con un sorriso raggiante mentre l’ombra si ritraeva tra le tenebre… Solo dopo pochi minuti di viaggio sentì la vibrazione del telefono nella tasca. Accostò e quando vide quel nome lampeggiare sul display sobbalzò… La voce di Arkos era un ringhio di sfinimento, collera e preoccupazione “Vai al Ponte Vecchio… CORRI!!”

“Ma cosa…”

“TI HO DETTO CORRIIIIII!!!”

Nel tempo di un respiro stava già volando verso la sua meta… arrivò al Ponte verso le 23:00, nascose la moto di fianco all’argine… Non si voltò, corse dritto verso la baracca e con tutte le sue forze sollevò la piastra di cemento…
La figura di Arkos cadde pesantemente dalla botola, con un tonfo arrivò a terra, l’andatura strascicata, gli occhi iniettati di sangue. Trevah gli corse accanto, sorreggendolo, la sua voce era solo un sussurro…”Il CD…” Gli occhi di lei si sgranarono all’istante “L’ho dato a te….” Le rispose solo “No….” La voce di Trevah rimbalzò tremante e stridula per ogni angolo della grotta:”Keliar….Porta qualcosa, qualcuno, sbrigati!!!” Il giovane comparve trascinandosi dietro un ragazzo di venti, ventun’anni al massimo, impaurito e fuori di sé. Arkos vi si appese avvinghiandolo e trascinandolo a terra. Trevah lo guardava con affetto, con uno strano senso di gioia, aveva davvero sete… non come quando l’aveva abbracciata, lo teneva sotto di sé quel ragazzo come una belva famelica e il gorgogliare del sangue nella sua gola aveva un suono davvero disgustoso. Lo strinse avidamente finché non smise di respirare e solo allora vi si abbandonò acanto con un rantolo di soddisfazione, poi, raccontò in un fiato ciò che era successo ed i suoi “cuccioli” non poterono far altro che che bestemmiare e maledire all’unisono quel maledetto “demonio” traditore. Arkos decise che il suo appartamento non sarebbe stato sicuro, sarebbe rimasto lì, con loro…. farsi cogliere alla sprovvista come novellini era davvero più stupido che farsi imbrogliare così.

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