Anita Giovanni

Vero nome: Anita Giovanni
Alias: NESSUNO

Clan: Giovanni

Personaggio della Cronaca:
Le notti dai lunghi artigli

10/07/74

anitaCaro diario,
Oggi è arrivato zio Howie dall’Inghilterra.
E’ venuto, come negli ultimi tre anni, per visitare la tomba di papà. Anche se papà è morto da dieci.
Solo che questa volta mi ha chiesto di andare con lui in Inghilterra, alla fine dell’estate. Mi ha proposto di iscrivermi ad un college inglese, quello che voglio, e di restare con lui e la zia Marcy.
Mi ha sorpreso la proposta di zio Howard, perché non si era mai avvicinato a me così tanto, non ho mai avuto molta confidenza con lui.
Mamma ha sempre detto che zio Howie non avrebbe mai fatto davvero parte della famiglia, non come papà, per lo meno.
Mi sono stupita di questa idea di mamma, così nel pomeriggio le ho chiesto che intendesse dire e lei mi ha detto che a suo tempo mi avrebbe spiegato molte cose, anche sulla scomparsa di papà. Mi ha detto di pazientare ancora qualche giorno.
Qualche giorno… forse intende il mio compleanno?
Comunque poi ha carezzato la mia mano affettuosamente, come non faceva da quando ero bambina, ma ormai ho quasi 21 anni.
Sono curiosa, ora, voglio sapere, voglio conoscere la storia di papà.

An

19/07/74

Caro diario,
domani sera compirò finalmente 21 anni!
Sono davvero felice, anche zio Antonio e zia Beatrice sono arrivati per festeggiare, non me lo aspettavo.
Ci sono anche i miei cugini, quest’anno, sembra che mamma si sia proprio data da fare, per questa festa. Tutta la villa brulica di attività, il personale è talmente indaffarato che non sono riuscita a parlare nemmeno per due minuti con Marco, lo hanno messo a ricevere i parenti e a parcheggiare le auto, ha avuto da fare tutto il giorno.
Giù nel salone ho visto montagne di regali, pacchetti pacchettini. Dio come sono felice!
La famiglia Giovanni al completo! Papà ne sarebbe felicissimo! Ho intenzione di andare a trovarlo alla cappella di famiglia, domani, mi manca tanto.

An

P.S.
Sono scesa in cucina, pochi minuti fa.
Mamma stava parlando con zio Howie. Lo zio diceva:«Non potete pretendere di Abbracciarla ora, senza averla avvisata, senza averle spiegato nulla. E’ una follia e lo sai anche tu, Gioia. Anita sa troppo poco della sua famiglia, avreste dovuto prepararla meglio.»
Mamma sembrava nervosa e tesa quando ha risposto: «Howard, l’essere il fratello di James non ti da nessun diritto su mia figlia. Decido io per lei, io e le mia famiglia. Tu non ne fai parte, ricordi? Ti era stato proposto, hai rifiutato. Adesso tocca ad Anita scegliere.»
Un rumore di sedia, poi lo zio si è fatto più vicino alla scala:«Lasciala fuori dalle questioni di famiglia, lasciala partire con me per l’Inghilterra… sai che la tratterò come fosse mia figlia.»
Ho sentito mormorare qualcosa a mamma, ma non ho capito cos’abbia detto perchè me ne sono dovuta andare, se non volevo essere vista dallo zio.
Chissà a cosa si stessero riferendo.

An

20/07/74

Caro diario,
è stata una festa bellissima!!!
Ma così strana anche… gli zii sono venuti a trovarmi da tutta Italia. C’erano proprio tutti, da zio Antonio da Milano a zio Giacomo di Roma, c’era zia Francesca e suo fratello… e poi tutti i cugini! Alcuni non li conoscevo nemmeno!
Mamma mia però, forse sarà che era da tanto che non li rivedevo, ma mi sembravano tutti così pallidi… anche se a dire il vero pensavo che zia Carola fosse più vecchia.
E Stefano? Mio cugino Stefano? Che bel ragazzo si è fatto! Una volta eravamo culo e camicia… ops! Se leggesse mamma mi sgriderebbe, però è vero, eravamo sempre insieme, inseparabili. In questi giorni invece non si è fatto quasi mai vedere, a parte la sera.
Mamma dice che è perché è fotosensibile… però mi sembra strano, perché stasera era proprio in ottima forma, nonostante le luci forti della sala da ballo fossero tutte accese.
Ho aperto i regali alla mezzanotte, mi sentivo come Cenerentola!
Gli unici regali che non mi sono piaciuti tanto, sono stati i libri di occulto di zio Antonio. Credo che ci sia rimasto male perchè non ho reagito come si aspettava. Però cavolo, deve ammettere che è un regalo strano!
Gli orecchini di zia Francesca invece sono bellissimi. Sembrano davvero antichi. Nonna Matilda mi ha detto che appartenevano a lei quando era giovane, li aveva comprati ad un mercatino con i suoi primi risparmi, ma la nonna non avrà più di 70 anni e questi orecchini sembrano antichi, non vecchi… secondo me la sua mente comincia a fare scherzi, eheh!
Non ho visto zio Howie, invece, da quando sono arrivati i miei parenti. Se ne è rimasto sempre chiuso in camera sua con qualche scusa, tranne il mattino, quando lo vedo che con Marco va al maneggio.
Mah… va bene, ora vado a dormire, sono davvero stanchissima. Buona notte.

An

21/07/74

Dio, ti prego, aiutami!
Stasera zio Antonio mi ha chiesto di andare da lui, a Milano, per studiare.
C’era anche zio Howie. Si è opposto, ha detto che sarebbe stato meglio che avessi seguito le orme di mio padre e che avessi finito i miei studi in Inghilterra.
Zio Antonio è diventato così… maestosamente terrificante, ad un tratto… che nemmeno io riuscivo più a parlare. Zio Howie se ne è andato mormorando qualcosa. Marco mi ha detto che appena uscito dalla sala borbottava dicendo che papà non avrebbe mai dovuto sacrificare la propria vita per zio Antonio.
Non ci capisco più nulla… sembra che tutti nutrano parecchie aspettative su di me… non capisco perchè, però ho bisogno di dormire ora. Ne ho davvero bisogno.

An

P.S.
Mamma mi è venuta a svegliare. Dio non so come scriverlo…
Mi ha raccontato di papà.
É stata seduta accanto a me a lungo, stanotte e mi ha raccontato tutto. Papà è morto per difendere zio Antonio da un attentato dodici anni fa. Non è morto in un incidente automobilistico, ma cercando di salvare una vita.
Mamma dice che zio Antonio era finito in grossi guai con una multinazionale, mi sembra di aver capito, che si chiamava Rosa Bianca, o qualcosa di simile. Gente poco pulita e senza scrupoli.
Zio Antonio deve la sua vita a papà, si sente responsabile di quello che è successo a papà, è per questo, dice mamma, che desidera così tanto portarmi a Milano con lui. Vuole che abbia la migliore educazione e la migliore istruzione che qui in campagna invece non posso avere.
Sono tentata di seguire zio Antonio, ma mi spiace tanto per zio Howie, infondo è lo zio che preferisco, quello che conosco di più. E poi è tanto che non vedo zia Marcy… non so decidermi. Sarà anche che ho parecchio sonno… buona notte.

An

04/08/74

Dio! Sembrava morto! Giuro che sembrava morto!!!
Sono andata in camera di mio cugino Stefano, oggi e…
Dio, era così pallido, fermo immobile sul letto… sembrava morto davvero!
Invece stasera è sceso per stare con noi, ha anche suonato il pianoforte…
Mamma non sa di quel che ho visto, solo Marco, ma lui mi ha detto che mi sarò sbagliata, perché la stanza era completamente la buio… e poi la cameriera che ho visto entrare dopo di me non ha strillato. Si, si, devo essermi sbagliata.
Domani partiranno e torneranno tutti a casa…
Sia zio Howie che zio Antonio non pretendono una risposta immediata per fortuna, anche se credo che zio Antonio sia meno paziente di quanto dia a vedere.
Va beh, domani mi aspetta una cavalcata con Marco. Credo che mamma si arrabbierebbe un bel po’, se scoprisse la nostra storia… eheheh… buona notte!

An

25/08/74

Caro diario, ho fatto un sogno, stanotte.
Credo che l’aver visto Stefano quel giorno mi abbia scosso più di quanto credessi.
Ho sognato che era notte, non riuscivo a dormire, così ho deciso di andare a trovare Stefano per poter chiacchierare con lui. Non so come ma nel sogno sapevo che era sveglio, ne ero certa.
Arrivata alla porta della sua camera bussai piano. Non giunse nessuna risposta, eppure sapevo che era li. Lo sentivo. Così aprii la porta e ciò che vidi mi ha fatto svegliare urlando.
Stefano stringeva tra le braccia la cameriera che avevo visto quel giorno. Lei era pallida, gli occhi sbarrati, forse per il terrore, forse per il dolore. Non lo so, so solo che nella tonalità bluastra del sogno il rosso del suo sangue era vivido, incredibilmente vivido. Spiccava sulla sua divisa, sulle lenzuola, sulla bocca di mio cugino, intento a morderle un braccio e poi quel suono… quel suono come di risucchio… orribile, davvero orribile.
Marco dice che dovrei parlarne con mamma, ma qualcosa mi dice che non devo farlo.
Invece mi è venuto spontaneo raccontarlo a zio Howie. Sembrava più spaventato di me, oggi, al telefono. Mi ha detto di stare calma, di non agitarmi, perché avevo una scelta da fare.
Quando gli ho detto che volevo andare in Francia non mi è sembrato deluso come avevo immaginato. Gli ho raccontato di Jean Claude, il mio professore, e dell’università in cui è stato chiamato a lavorare, del progetto di andare la a finire di studiare e poi diventare la sua assistente… sembrava entusiasta della mia scelta.
Beh, indubbiamente più di mamma. Quando lo ho detto a lei sembrava che le avessi dato un pugno nello stomaco. Eppure non mi ha fermata. Tra una settimana parto per Parigi con Jean Claude!

An

31/10/74

Caro diario, da quanto non ti scrivo!
D’altra parte tra il trasferimento in Francia e l’inizio dell’università sono successe un bel po’ di cose. Zio Howie mi chiama spesso, dice di sentirsi in colpa per papà, non ha mai potuto fare niente, perché io non conoscevo ancora la storia, ma ora che la conosco, sembra che zio Howie voglia togliersi i sensi di colpa per non essere riuscito a fermare papà, per non avergli impedito di scegliere come famiglia quella di zio Antonio.
Ed anche io che sono qui mi rendo conto di quanto sia importante la famiglia dello zio.
I Giovanni sono molto conosciuti qui, anche Jean Claude sembra davvero interessato alla storia della mia famiglia, quando ha un po’ di tempo non smette di fare domande.
Oggi per esempio mi ha chiesto qualche nome di antenato, dice che voleva cercare nell’albero genealogico della mia famiglia qualche famoso condottiero, o papa… o chissà cos’altro.
Bene, ora vado a telefonare a mamma. Ciao ciao!

An

14/12/74

Caro diario, gli studi m’impediscono di scriverti più spesso e ti chiedo scusa, ma d’altra parte non posso far altro che ritagliarmi qualche momento di pace ogni tanto.
Jean Claude dice che ha trovato delle cose strane, nell’albero genealogico della famiglia di mamma. Dice che secondo gli archivi zio Antonio dovrebbe avere centinaia di anni, perché nessun’altro Antonio è presente oltre ad un tizio nato circa attorno al 1200 se non sbaglio.
Ma è assurdo. Anche se a dire il vero zio Antonio non è mai cambiato da che lo conosco, sembra non invecchiare mai.
Ah! Poi è venuto Stefano a trovarmi, l’altra sera! Mi ha detto che era in città per affari e mi ha portato i saluti dei parenti, dice che mamma e zio sono rimasti male per la mia scelta. Mi ha chiesto se almeno per le vacanze tornerò in Italia, non posso certo campare la scusa del lavoro a Natale… mi toccherà affrontare la famiglia.
Stefano sembrava malato, gli ho chiesto se si sentiva bene e lui mi ha detto che non si è mai sentito meglio. Beh, se lo dice lui non posso che credergli, però… va beh, affari suoi!

An

16/12/74

Caro diario, ho fatto ancora quel sogno. Solo che questa volta ho visto anche papà.
Era fuori dalla camera di Stefano. Quando sono scappata urlando, papà mi ha fermata. Era gelido. Mi ha detto: «Non aver paura di loro An, sono il tuo destino. Non puoi fuggire da loro. In un modo o nell’altro ti avranno.»
Mi ha messo molta inquietudine.
Comunque tra 4 giorni parto per tornare in Italia. Jean Claude è molto cambiato in questi mesi. Mi tratta con un certo distacco, sembra quasi che gli abbia fatto qualcosa di male… anche se non so cosa.
Va beh, vado a comprare gli ultimi regali di Natale.

An

07/01/75

Caro diario: Buon Anno!!
Sono ancora in Italia, a casa di mamma. Qui c’è di nuovo tutta la famiglia. Ci sono anche zio Howie e zia Marcy!! Che bello! Tutta la famiglia al completo per le feste.
Anche se di tanto in tanto qualcuno deve partire per qualche affare urgente dell’ultimo minuto, ho potuto passare molto tempo anche con Marco. Ha deciso che a febbraio verrà in Francia con me.
Non vedo l’ora.
Mamma sembra tranquilla, sembra essersi rassegnata al fatto che sono una Blake, non una Giovanni ed anche lo zio Antonio sembra essersi rassegnato.
Mi hanno fatto un sacco di domande su Jean Claude, anche se non ho capito perché, sembra che sia interessati alla sua ricerca sulla famiglia. Ho telefonato a Jean Claude e gli ho chiesto di spedirmi una copia del fascicolo, ma al pensionato mi hanno detto che è partito due giorni dopo di me, senza lasciare recapiti. Strano, ho sempre pensato che fosse il tipo meno avventuroso di questa terra. Per non parlare del fatto che non ha famiglia. Chissà dove è andato.
Glielo chiederò quando ci rincontreremo a Parigi, tanto parto tra due giorni.

An

25/01/75

Caro Diario. Sai, Jean Claude ha abbandonato l’università. Ha dato le dimissioni ed è sparito. L’ho visto al corso serale dieci giorni fa, l’ultima volta. Girava per i corridoi dell’università senza meta, sembrava perso e distratto. Deve essergli successo qualcosa, durante le vacanze.
Ho provato ad avvicinarmi, ma ogni volta lui scappava via, sembrava nascondersi da me. Anche se non ne capisco il motivo.
Comunque oggi mamma mi ha chiamato, mi ha chiesto se per la fine del mese riuscivo a tornare.
Le ho detto di si, anche se in realtà ho un paio di esami che mi stanno torturando…
Devo analizzare il pensiero oscuro nei racconti di E. A. Poe, per una tesi e dovrei prepararmi per il corso di storia antica. Ma per mamma cercherò di liberarmi il più presto possibile.

An

P.S.
O Dio! Che spavento! Forse sono rimasta suggestionata dai racconti di Poe, forse… non lo so, riparlare di Jean Claude mi ha riportato in mente qualcosa… sta di fatto che l’ho sognato. Ho sognato il professore che mi diceva qualcosa… se solo ricordassi cosa! Sembrava arrabbiato con me, urlava e non capivo cosa… poi mi sono ritrovata ad osservare un letto pieno di sangue e su quel letto… o Dio, spero che Marco stia bene… che brutto sogno… devo chiamarlo per assicurarmi che stia bene, devo anche superare questi esami e andare a casa, mi sento così inquieta.

An

16/02/75

Caro Diario, sono partita da Parigi giusto ieri. Mamma mi è venuta a prendere all’aeroporto. Sembra così stanca e vecchia… non sta bene, me lo sento. Non so cosa abbia, lei continua a dirmi che sta bene, che non devo preoccuparmi, ma… c’è qualcosa che non va, non ho mai visto mamma così sciupata, nemmeno quando è morto papà.
A casa c’è zio Antonio. Lui è sempre impassibile, come al solito, solo che… è davvero strano… sembra non invecchiare affatto.
Marco dice che non se ne è andato da quando io sono partita e… voleva dirmi qualcos’altro, ma mi ha detto che non era vero, eppure gliel’ho letto in viso che c’era qualcosa che non andava.
Perché Marco mi mente?
Perché mamma sta così male?
Non riesco a capire nemmeno perché dovrei trovarmi qui ora. Vado a cena, è meglio.

An

P.S.
Zio Howard! Zia Marcy! Non ci posso credere! Sono morti… sono morti il 25 di gennaio, quando mamma mi ha chiamata. Ecco perché sta così male. Dice che è precipitato l’aereo su cui viaggiavano, ma nella sua espressione c’era qualcosa di strano, come quando mi diceva che papà era morto in un incidente d’auto. E’ una bugia, devo scoprire la verità, forse Stefano me la dirà, arriverà qui tra qualche giorno, lo chiederò a lui.
Non ci credo… i miei due zii preferiti non ci sono più… se solo… se…
Ora capisco cosa voleva dirmi Marco… mi domando solo perché l’abbia taciuto così a lungo. Credo che alla fine non andremo a Parigi insieme.

03/06/75

anitaQuesto è il mio ultimo gesto mortale.
Racconterò su queste pagine ciò che accadde la notte del 28 febbraio.
Mio cugino Stefano non ha mai risposto alle mie domande su zio Howard e su zia Marcy, mi evitava.
Così la sera del 28 febbraio andai da lui.
I corridoi della villa erano bui e vuoti. Tutti erano tornati nelle loro stanze e i servitori si erano ritirati.
Quando bussai alla porta della camera di mio cugino sentii una voce. Non capii che dicesse, ma pensai che fosse un invito assonnato ad entrare.
Invece quando aprii la porta vidi la stessa scena del mio sogno.
Cecilia, la domestica era abbandonata tra le braccia di mio cugino. Era pallida ed esangue ed il suo grembiulino era zuppo di sangue. Aveva gli occhi vitrei e mi fissava con le labbra dischiuse. Stefano sembrava sorpreso del mio arrivo e si limitò a fissarmi almeno fino a quando non cominciai a urlare e a correre all’impazzata per il corridoio, cercando di arrivare alle scale, per scenderle e fuggire via.
Mi rendevo conto che era la realtà, ma avevo il disperato bisogno di credere che fosse solo un sogno. E quando arrivai alle scale e vidi la sagoma di mio padre mi gettai tra le sue braccia aperte, cercandovi il conforto.
Ma mio padre non era in questo mondo, era una figura eterea che non poteva sostenere il mio peso, così caddi.
Caddi per tutta la rampa delle scale e l’unica cosa che sentii nelle orecchie fu la voce di mio padre che mormorava: «Per l’amor di Dio, è meglio che tu venga con me, An. Soffrirai meno, non diventerai un mostro come loro. Si An, meglio che tu venga con me.»
Sbattei la testa così violentemente al suolo che mi sembrò che il mondo si fosse rotto.
Invece era la mia testa.
«Rimane poco tempo. Non c’è scelta. O lo facciamo ora o la perderemo.» zio Antonio
«Ma… contro la sua volontà…» Mamma
«Allora preferiresti lasciar morire tua figlia così ben sapendo che hai la soluzione a portata di mano? Presto, decidi!» subdolo zio Antonio.
Poi persi i sensi.
Quando mi svegliai mi sentivo rigida come un tronco… e fredda. Ma non avevo freddo.
Quando mi alza a sedere nella stanza buia pensai che avrei dovuto piangere, o urlare, o scappare.
Invece non me ne importava niente. Non avevo nessuna emozione. Non riuscivo a trovarle, non spontaneamente, almeno.
Per due giorni non capii cosa stava succedendo, finchè zio Antonio non venne a raccontarmi tutto.
Stavo morendo e mia madre aveva deciso di aiutarmi nell’unico modo che conosceva.
Lasciando che mio cugino Stefano mi Abbracciasse, mi mordesse e mi facesse bere il suo sangue, infondendomi una sorta di virus, o di maledizione, che mi ha reso quella che sono ora.
Non sono viva, non sono morta. Qualcuno chiama quelli della mia razza vampiri.
Zio Howard e zia Marcy si erano opposti a questo mio destino ed avevano pagato con la vita.
Non provai nulla, eppure sentii qualcosa rompersi dentro di me.
Poi arrivò mamma, mi abbracciò e mi disse l’unica cosa che riuscì a toccarmi davvero il cuore, sebbene non riuscissi più a sentirlo battere.
«Marco si è impiccato.»
Ebbi un sussulto.
Da allora non m’importò più niente della Vita, conobbi solo la Morte.

Anita Blake, Necromante della famiglia Giovanni

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